January 24, 2020

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salviamo il castello alfonsino
Ho riflettuto molto se aggiungere al titolo il punto interrogativo o quello esclamativo e alla fine ho optato per la prima scelta, quella di lasciare ai lettori la decisione: volete voi che Brindisi sia rasa al suolo o necessita ancora di una proroga che la tragga fuori dal pantano maleodorante in cui si trova?
O magari ha bisogno di un “lavoretto” dell’architetto schizzato Christo? Vale a dire, mandiamo via tutti gli abitanti (tanto la diaspora è già in corso da alcuni anni) e facciamo “impacchettare” da Christo tutta Brindisi. Dal Castello Alfonsino a S. Elia. Fino a quando? Finché non torni nei cuori l’amore vero per questa città.

 
Ma procediamo con ordine e cerchiamo di analizzare le cause che portano alla distruzione (nel nostro caso all’auto distruzione) una città.
Per Salvatore Settis le città muoiono in tre modi.
eventedestructionofcarthagebyromanstrans[1]Primo: quando le distrugge un nemico spietato (come Cartagine che fu rasa al suolo da Roma nel 146 a.C. «Carthago delenda est», gridava Catone il censore al termine di ogni suo discorso al Senato).
Secondo: quando un popolo straniero vi s’insidia con la forza, scacciando gli autoctoni e i loro dei (come Tenochtillàn, la capitale degli Atzechi che i conquistadores spagnoli annientarono nel 1521 per poi costruire sulle sue rovine Città del Messico).
Terzo: quando gli abitanti perdono la memoria di sé e, senza nemmeno accorgersene, diventano stranieri a se stessi, nemici di se stessi. Questo fu il caso di Atene che, dopo la gloria della polis classica, dopo i marmi del Partenone, le sculture di Fidia e le vicende della cultura e della storia segnate dai nomi come Eschilo, Sofocle, Euripide, Pericle, Demostene, Prassitele perse dapprima l’indipendenza politica (sotto i Macedoni e poi sotto i Romani) e più tardi l’iniziativa culturale, ma finì col perdere anche ogni memoria di se stessa.

 

Ma per Brindisi è veramente il caso di parlare di distruzione, abbandono, impacchettamento? O non sono stato io colpito dalla “sindrome di Cassandra”, ovvero mi trovo nella situazione di chi formula ipotesi pessimistiche convinto com’è di non potere fare nulla per evitare che si realizzino?
portodalcielo1024Dio solo sa quanto vorrei che la realtà fosse diversa. Ma così non è.

Brindisi ­ dobbiamo convenirne tutti ­ è un bateau ivre, una barca senza timone. Una città con un grande cuore, ma senza una testa.
Mi sono illuso che il dopo Consales avrebbe fatto voltare pagina, avrebbe scosso le coscienze dei brindisini, li avrebbe convinti che, dopo avere toccato il fondo, era giunto il momento di risalire, di straorzare portando la barca dell’Amministrazione verso acque meno turbolenti e, soprattutto, più trasparenti. E invece…

 

Mi sono illuso che una estenuante (e chissà quanto costosa) campagna elettorale in cui si sono sbandierati programmi allo stato dei fatti irrealizzabili stante la situazione debitoria delle casse comunali e l’urgenza di adottare solo le azioni più urgenti, sarebbe stata più che sufficiente per il cambiamento. E invece…

 

Mi sono illuso che l’afflusso alle urne, soprattutto in occasione del ballottaggio, sarebbe stato plebiscitario e non si sarebbe dato ascolto alla voce di una candidata sindaco che, frustrata a causa della non elezione, invitava tutti ad andare al mare. E invece…

 

Mi sono illuso che, ancora prima dei programmi, nelle coalizioni si fosse raggiunto uno Stahlpakt, un patto d’acciaio sulla spartizione delle poltrone ­ pardon, assegnazione degli incarichi ­, delle deleghe e di tutto quello che occorre per far ripartire la macchina asfittica dell’Amministrazione. E invece…

 

bancarella bozzano Mi sono illuso che i brindisini avessero finalmente superato la fase del panem et circenses, quella delle sagre strapaesane (e meno male che il Commissario Prefettizio ha pensato bene di sopprimere il Wine Festival e Bari s’è portato via il Salone Nautico Meridionale!) con i corsi e il lungomare invasi da bancarelle piene di prodotti che nulla hanno a vedere con le nostre tradizioni e, nelle ore notturne, i bivacchi di extracomunitari con relativo accumulo di spazzatura e proliferare di scarafaggi ed altri animaletti. E invece…

 

E invece la Montagna della grossa macchina elettorale non è ancora riuscita a partorire il topolino di uno straccio di Giunta e il Consiglio Comunale non si è ancora riunito una sola volta.

 

E tutto questo mentre i grossi problemi rimangono al palo. Vedasi l’affidamento ventennale alla Grimaldi degli unici attracchi del nostro porto, la definizione ­ dopo la conduzione fallimentare dell’Ecologica Pugliese ­ della Società che deve gestire i rifiuti. Anzi, no: qui qualcosa è stata fatta dal nostro caro Presidente della Regione. Quella di conferire per i prossimi due mesi migliaia di tonnellate di rifiuti all’Emilia e Romagna, con un ulteriore aggravio della già pesante Tari che grava sui contribuenti brindisini (i più tartassati d’Italia, a fronte di un Servizio praticamente inesistente).
E mi fermo qui visto che parlavo di priorità.

 

Qualche giorno fa ho rivisto con piacere alla televisione il film “Nell’anno del Signore”, ambientato nella Roma papalina del 1825, quella di Leone XII.

Uno dei due nobili carbonari, prima di lasciare la testa nella cesta, rivoltosi al popolo plaudente per lo spettacolo della decapitazione offerto gratis dal cardinale Ricasoli (oggi, almeno, i cardinali pensano ad aggiustarsi i super attici) così dice: «Buona notte, popolo!».
monumentodinotte1024E così dico anch’io: «Buona notte, brindisini!».
Il problema infatti non è la sindaca (o chi, dicono i maligni, l’aiuta a fare la sindaca), non sono i consiglieri/assessori che da anni bazzicano nelle stanze del Comune, e nemmeno un certo tipo di giornalismo che, in barba alla deontologia professionale, a seconda di come spira il vento, giunge a travisare spudoratamente la realtà.
Dunque, il vero problema per cui questa città sta morendo sono i brindisini; siamo noi che, irrimediabilmente afflitti da un pernicioso oblio di noi stessi, vivacchiamo dimentichi delle grandi cose che Brindisi ha saputo fare nel passato. Siamo noi a cui piace tenere gli occhi socchiusi: vedere e non vedere. Siamo noi quelli che al diritto/dovere di voto sancito dalla Costituzione, preferiamo le spiagge.
Brundisium delendum est? A questo punto, mi duole dirlo, è il caso di metterci il punto esclamativo. E buona notte!

 

Guido Giampietro

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