August 6, 2020

Brundisium.net
Print Friendly, PDF & Email
Castello Alfonsino

Castello Alfonsino

La notizia sta girando sui mass media locali, più ancora di quella sul referendum antitrivelle. Eccola: il Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche ha reso noto che lo storico Faro (posto da circa ottant’anni sul bastione più alto del “rosso” Castello alfonsino) sarà smontato. Ma non demolito, ha precisato.

 

Inoltre, grazie a un “tesoretto” riveniente dal piano triennale per le opere marittime, dopo lo smontaggio le sue parti saranno sottoposte a interventi conservativi di sabbiatura e zincatura a caldo, come prescritto nel parere della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Lecce.

 

L’unica azione (urgente, visto che il Provveditorato per le OO.PP. sta per stipulare il contratto d’appalto) demandata alla città rimane quella legata al reperimento del luogo ove conservarlo “in attesa di tempi migliori”.

Forte a Mare e il Castello alfonsino non sono infatti idonei, stante i reiterati furti e atti vandalici perpetrati negli ultimi tempi, a custodire in sicurezza le parti del Faro (struttura metallica, castelletto e lanterna).

 

Ebbene, io dico che il luogo idoneo c’è! Ed è il più idoneo in assoluto ad accogliere (subito) e valorizzare (in un secondo momento) questo reperto storico.

Perché di questo si tratta.

Infatti Antonio Monte, docente universitario e studioso di archeologia industriale, in seguito al censimento delle antiche opere marittime di Brindisi, ha ricordato che “il faro a castelletto è un unicum nel panorama italiano dei fari”.

 

Dirò di più. L’utilizzo di questo luogo per la conservazione del Faro (ad eccezione, forse, dell’ingombrante castelletto) consentirebbe il raggiungimento di un altro obiettivo: la costituzione, nel medesimo locale, di un Museo delle tradizioni marinare in una millenaria città di mare quale è Brindisi.

 

 

castello1024x768I più anziani tra i lettori certamente ricordano lo storico locale del Circolo Nautico che si affaccia sul piazzale Lenio Flacco.

Quel Circolo alle cui pareti, come una gioiosa panoplia, “riposavano” gli armi (le elegantissime iole) al termine dei duri allenamenti su e giù per il Canale Pigonati e delle sfide con i più importanti sodalizi dell’Italia marinara.

Lo stesso Circolo che nelle notti di Carnevale, vestendosi di paillette, sfolgorante di luci e “fasciato” dalla pioggia colorata di stelle filanti, ospitava veglioni rimasti immemorabili nelle menti e nei cuori dei brindisini.

 

 

Quel locale è stato frequentato dal meglio della gioventù sportiva brindisina. Ma anche dagli amanti del mare, delle sue tradizioni, della musica. In una parola: della vita… Quel locale appartiene alla storia di Brindisi e ad essa deve tornare.

 

 

Attualmente rientra tra i beni immobiliari dell’Amministrazione provinciale.

Quale archivio storico dell’Ente, vi chiederete?

Nossignore. La destinazione, mi riesce penoso affrontare l’argomento, sembra sia quella di un garage!

Ma come?

Nel posto dove si custodivano imbarcazioni e trofei, dove si respirava il profumo del mare (il mare più antico di Brindisi, quello delle Sciabiche) e dove sono sbocciati anche tanti amori, adesso ci sarebbe un parco auto (pubbliche o private, non fa alcuna differenza)?

 

Così, saltando a piè pari le lungaggini burocratiche, da queste pagine mi rivolgo direttamente al responsabile della Provincia.

salviamo il castello alfonsino  Presidente Bruno, in questo momento che precede la chiusura, già decretata, dell’Ente, non crede di potere prendere in considerazione l’idea di destinare quel luogo “sacro” alla memoria dei brindisini alla conservazione delle parti del Faro?

E non pensa che in quei locali, in un secondo tempo, possa trovare sistemazione un Museo che, oltre a rendere testimonianza alle tradizioni marinaresche locali, faccia giustizia a un intero quartiere, quello delle Sciabiche, che da oltre mezzo secolo si chiede ancora perché sia successo quello che è successo?

 

 

Sì, me ne rendo conto, parlare di Museo a lei che si trova alle prese con la sopravvivenza del prestigioso MAPRI, il Museo Archeologico Provinciale Ribezzo ha quasi del provocatorio.

Mi corre perciò l’obbligo di precisare che il costituendo Museo del Mare rappresenta un obiettivo a medio/lungo termine.

La cosa urgente riguarda i locali…

 

 

Presidente Bruno, mi scusi se ritorno sull’argomento.

Ma lei non riesce proprio a vederla la lanterna, quella che per decenni ha indicato ai naviganti la via per giungere salvi al nostro porto, situata al centro dell’ex Circolo Nautico? Allo stesso modo di come il capitello delle Colonne romane si erge nel cuore del palazzo Granafei Nervegna.

Presidente, si tratta di due importanti simboli della città. Senza contare che le lungaggini per trovare un locale “idoneo” possono indurre qualcuno a scipparci anche questo bene…

 

 

In tal modo la lanterna avrebbe attorno a sé gli spazi in cui i visitatori, un giorno, potrebbero ammirare da vicino uno šchifarièddu (la barca da pesca degli sciabbicòti), l’elmo dell’ultimo palombaro brindisino, pannelli esplicativi, modellini in scala, strumenti, attrezzi da pesca (le famose reti che prendono il nome dal quartiere), foto d’epoca e, soprattutto, tante storie. Quelle, belle e brutte, della gente delle Sciabiche.

 

 

Dalla quale emergono, fulgide, le figure dei suoi più illustri figli. Quei fratelli Donato e Teodoro Marinazzo che il 5 giugno 1647 guidano nel Sud, prima ancora della rivoluzione napoletana di Masaniello, la rivolta contro l’oppressivo potere spagnolo. Ed ai quali andrebbe, di diritto, intitolato il Museo.

 

 

Affinché la mia non rimanga una vox clamantis in deserto, chiamo anche in causa le Associazioni ambientaliste che tanto si sono spese affinché il Faro venisse restaurato.

 

Il mio augurio? Che la lanterna, ancorché spenta, illumini le menti di coloro ai quali sta “veramente” a cuore il bene della città.

 

Guido Giampietro

No Comments