August 13, 2020

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2014513184827368500371_Hassan-Rouhani[1]E se mi lanciassero una fatwa?

Chi? Il Presidente della Repubblica iraniana Hassan Rouhani. E per quale motivo? Proprio a causa di questo articolo.

Ciò nonostante voglio correre il rischio e dire la mia a proposito delle statue e dipinti capitolini occultati in occasione della visita romana. Male che vada, se fatwa sarà, andrò a Londra a trovare Salman Rushdie che l’Ayatollah Khomeini punì per molto meno.

 

Tanto per cominciare non si tratta di un caso montato dai media, come vorrebbe fare intendere Rouhani. Nossignore, la cosa è troppo grossa per non essere stata preparata con largo anticipo su precise indicazioni della delegazione iraniana e la supina accettazione da parte del protocollo di palazzo Chigi e della diplomazia italiana (che continua a perdere colpi).

 

boschi-madia[1]E non è stata nemmeno l’unica forma di accondiscendenza nei confronti di quel signore. Infatti, nel corso della presentazione dei membri del Governo Renzi non sarà sfuggito ai più il particolare che l’illustre ospite, mentre stringeva la mano agli uomini, si toccava il petto quando era alla presenza delle nostre Ministre. Che, abbozzando un sorriso di circostanza, si sono prestate a questa mortificazione dei diritti di donna.

 

 

E se questo impone l’islamismo fondamentalista, se tra uomo e donna non ci si può dare nemmeno la mano mi chiedo in che modo faccia l’amore questa gente. Anzi, no. Non lo voglio sapere.

 

Anche l’aver bandito dalla tavola e dai cocktail ogni bevanda alcolica è un’altra esibizione di servilismo. Nulla vietava di fare bere a Rouhani e al suo seguito dell’acqua o dei succhi di frutta, senza costringere la parte italiana a fare un sacrificio che la nostra religione non c’impone.

 

Ma queste sono minuzie a fronte della censura operata nei confronti delle opere d’arte che, per le loro nudità, avrebbero creato imbarazzo negli ospiti. Se si voleva evitare di suscitare un caso che sta facendo sorridere la stampa di mezzo mondo sarebbe stato sufficiente studiare un percorso alternativo.

 

Il discorso delle statue coperte ci riguarda direttamente perché nessuna forma di cortesia e nessun eccesso di ospitalità può spingerci a cadere così in basso.
braghettoneCerto, mi si obietterà, non siamo nuovi a imprese del genere. Già nel 1564 (un mese prima della morte di Michelangelo) “Monsù Braghettoni”, poi soprannominato “Il Braghettone”, mise sulle nudità del Giudizio Universale dei panni (o “braghe”). Non i nudi di Michelangelo ma questa decisione fu, oltre che ipocrita, scandalosa. Ciò fu dovuto all’attacco del maggior avversario di Michelangelo: Pietro l’Aretino.

In questo caso, invece, si è trattato di un vero segno di cedimento culturale, di un attacco alla libertà artistica che fa parte integrante della libertà in senso lato. E la giustificazione di Franceschini (il Ministro della Cultura!) ha del puerile. Nessuno l’aveva informato delle scatole di compensato che si stavano approntando. Andiamo bene! Questo è il Governo che ci governa.

 

Se con la millenaria tradizione di arte alle spalle dimostriamo di vergognarci delle nudità vuol dire che è in atto un processo d’involuzione. Non abbiamo mai pensato che la nudità dell’arte sia qualcosa di spregevole e di vergognoso. E questo mio grido non dev’essere interpretato come un atto bellicoso, ma solo un atto d’amore nei confronti di una eredità che abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo andare fieri.

 

cigno1[1]Tanto per intenderci, di cosa stiamo parlando? Della statua di Leda col cigno attribuita a Policleto, di un Dioniso, di un rilievo raffigurante Eros, della statua di un giovane genio con cornucopia, della Venere Capitolina (copia romana dell’originale di Prassitele) che, a parte l’indiscussa bellezza, testimonia il legame tra l’arte greca e quella romana. Non per niente Orazio ammise che “Graecia capta ferum victorem cepit”, ovvero la Grecia conquistata a sua volta conquistò l’incolto vincitore, cioè Roma. Addirittura il terrore d’offendere l’ospite ha portato alla chiusura di un’intera sala, quella in cui troneggia la sensualissima tela del Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona.

 

E tutto questo zelo perché? Perché i signori iraniani, dopo lo sblocco dell’embargo, ci portano un pacchetto di contratti, alias appalti. E di fronte agli appalti, si sa, la nostra atavica fame non resiste. Eppure bastava solo ragionare. Chi ha bisogno del nostro know-how? A chi servono treni, metropolitane, autostrade, aerei, navi, industria della moda…? A loro. Ergo non c’era bisogno di prostrarsi. Era lui, il Presidente Rouhani, a doversi adattare e non il contrario. Prova ne è che quando si è recato in Vaticano non si è sognato di chiedere a Papa Francesco di mettere drappi sui crocifissi…

 

Adesso sono proprio curioso di vedere che cosa farà la Francia.

Così scriveva Giovanni Della Casa nel Galateo: “A te conviene temperare e ordinare i tuoi modi non secondo il tuo arbitrio, ma secondo il piacere di coloro co’ quali tu usi, e a quello indirizzargli… ma, chi si diletta di troppo secondare il piacere altrui nella conversazione e nella usanza pare piuttosto buffone”. Finanche il conformista Della Casa ammette che essere troppo servili significa trasformarsi in giullari.

 

A proposito, se i miei dodici/tredici lettori (nemmeno venticinque. E che!) noteranno la mia scomparsa da queste colonne sapranno dove trovarmi.

 

Guido Giampietro

 

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