May 23, 2019

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Massimo d’Azeglio (“Agli elettori – Lettera”) diceva: “Meno partiti ci sono, e meglio si cammina. Beati i paesi dove non ve ne sono che due: uno del “presente”, il Governo, l’altro dell’ “avvenire”, l’Opposizione. Un tale stato di cose è segno della robusta salute di una nazione; è segno che in essa le questioni di vera utilità pubblica soffocano le questioni di utilità private, di persone, di sette, ecc., ecc.”.

 

Peccato che questa sia rimasta una “vox in deserto clamantis” visto che di Partiti, partitelli e Movimenti vari nel nostro bel Paese ce n’è una pletora e che continuano ad aumentare. E Brindisi non fa certo eccezione a questo andazzo. Ma non solo. Governo e Opposizione si fanno una guerra spietata, per niente costruttiva, dimentichi che, anche se sorretti da ideologismi contrastanti, dovrebbero perseguire il bene comune.

Il risultato è che le azioni poste in essere dagli uni vengono dapprima denigrate e poi vanificate dagli altri senza alcun valido motivo. Sicuramente è quello che accadrà quando il Consiglio comunale discuterà sulle linee guida del Piano delle opere per il prossimo anno. Quante opere sono state messe in pentola prima ancora d’intercettare i bandi per la realizzazione di quelle non fattibili con le risorse di cui si dispone!

 

Si passa dagli interventi per il recupero e la valorizzazione degli impianti sportivi della città (in primis dell’ampliamento e/o costruzione del Palapentassuglia e/o Palaeventi… Uffa, che barba, che noia!), a quelli programmati sul fronte delle manutenzioni scolastiche, a una rete di percorsi ciclabili (“cui prodest?” visto che le biciclette, a Brindisi, vengono tirate fuori dai garage solo in occasione della “Brindisi in bicicletta” e che le piste sono sfacciatamente utilizzate come parcheggi), ai molteplici monumenti da restaurare, al rifacimento degli impianti di illuminazione pubblica che dovrebbero diventare a led…

 

E i soldi? Beh, per quelli c’è il bilancio di previsione a provvedere. Mettendo in vendita (vedi ex Palazzo delle Finanze) edifici che nessuno si accollerebbe nemmeno se regalati. Non sono un ragioniere e tantomeno un economista, ma questa prassi non mi pare molto seria. Per potere programmare e portare a buon fine i progetti ci deve essere liquidità, non aspettative di liquidità.

 

Invece di tante diversificate iniziative, e in collaborazione con l’Opposizione, non si potrebbe invece concentrare l’attenzione su poche cose portandole però a sicuro compimento? Quali? A mio avviso, due prioritariamente: la destinazione e gestione del glorioso ex Collegio Navale “N. Tommaseo” e del Castello Alfonsino (del quale, malgrado i lavori di ristrutturazione in corso d’opera, non si riesce a capire ciò che s’intenda fare).

Insieme a quella di Venezia, l’Accademia Marinara dell’Opera nazionale Balilla (questa la denominazione d’origine del Collegio) rappresentava uno dei principali centri educativi delle nuove generazioni fasciste, ovvero una scuola collegiale di educazione paramilitare dove i ragazzi dai 6 ai 18 anni potevano formarsi prima di accedere all’Accademia navale di Livorno.

Non molto tempo fa il sindaco manifestò il desiderio di “sistemare” in città, ai fini di rivitalizzarla, qualcosa come cinquemila studenti universitari! Il sindaco, insomma, cerca casa, come Totò. Ma dove? Lungo i Corsi? E pensare che la casa c’è, ma non la si vuole vedere.

Allo stato attuale l’ex Collegio, se ristrutturato, chiuderebbe degnamente il cerchio delle infrastrutture scolastiche che fanno del quartiere Casale una piccola, grande Città degli Studi. Nessuna sede universitaria italiana, nemmeno tra quelle più antiche e prestigiose potrebbe vantare una sistemazione di tal fatta. Una Università che, quasi come Venere callipigia, sorge dal mare e occhieggia con l’altro castello, quello Svevo, distante solo qualche centinaio di metri. Un traghetto che, in pochi minuti, porterebbe gli studenti a sciamare per le strade del centro storico, dando loro una ventata di novità, di colore, di giovinezza e… di respiro alle asfittiche casse dei commercianti che non sanno più come tirare avanti.

Senza contare che, stando alle voci che ogni tanto ritornano, sotto le sue fondamenta potrebbe trovarsi l’anfiteatro che Roma non può non aver costruito per la più fedele delle sue colonie. Ma questa è un’altra storia, anzi, un’altra leggenda.

 

Invito pertanto il sindaco e l’intero Consiglio comunale a meglio documentarsi sul Collegio, sugli antefatti della sua costruzione, sugli ospiti che ha annoverato (tra i quali, dal settembre 1943 al luglio 1946, i cadetti dell’Accademia Navale di Livorno). Un amico, Segrè Valdebenito Enrico, ospite negli anni Settanta di quella struttura, ha dedicato un intero capitolo di un suo libro (“La strada di Campanario”, Autorinediti, 2008) alla vita che si svolgeva tra quelle mura. Sono sicuro che sarebbe contento di donarne una copia autografata al Consiglio comunale.

Nel “Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupéry dice che l’“essenziale è invisibile agli occhi”. Ma che cosa è l’essenziale e in che maniera è invisibile? Alessandro D’Avenia lo dimostra con un racconto in cui un pellegrino, uno dei tanti in cammino verso un santuario del Medioevo, s’inerpica su una strada tra grandi cave di pietra, in una giornata di sole cocente.

Vede uomini impegnati a sgrossare le pietre con i loro scalpelli e si ferma a osservarne uno, coperto di sudore e polvere, le braccia ferite dalle schegge. «Che cosa fai?», gli chiede. «Non lo vedi?», risponde l’uomo infastidito, «Mi ammazzo di fatica».

Il pellegrino riprende il cammino e incontra un altro spaccapietre, altrettanto stanco, sporco e stizzito. «Che cosa fai?». «Non lo vedi? Lavoro tutto il giorno per fare mangiare i miei figli». Il pellegrino continua il viaggio e incontra un terzo scalpellino, malconcio come gli altri, ma sereno. «Che cosa fai?». «Non lo vedi? – risponde l’uomo sorridendo – sto costruendo una cattedrale» e gli indica l’edificio che sta sorgendo in cima alla collina.

L’essenziale, invisibile agli occhi del primo, visibile solo parzialmente agli occhi del secondo, diventa chiaro al cuore intelligente del terzo, non come illusione o emozione ma come orizzonte di senso che trasforma la nera fatica in lavoro e vita.

Signor sindaco, signori componenti il Consiglio, quante volte “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Ma se, insieme agli occhi, si riesce a guardare anche col cuore allora tutto appare nella sua giusta luce. Il glorioso ex Collegio Tommaseo attende da tantissimo tempo questo vostro sguardo, non deludetelo ancora una volta. E, soprattutto, non continuate a mortificare questa città.

 

Guido Giampietro

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