November 18, 2019

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Le dichiarazioni di Rossi sono inqualificabili e l’intenzione di tenere aperto il porto di Brindisi, contravvenendo deliberatamente ad una legge dello Stato, è inaccettabile. Invece di vantarsi di voler infrangere la legge, danneggiando Brindisi e i cittadini che dovrebbe rappresentare, farebbe molto meglio a dimettersi dalla carica di Sindaco. Con l’aggravante che, oltre a Sindaco di Brindisi, Rossi è pure Presidente della Provincia, altra carica da cui dovrebbe dimettersi se vuole disattendere una legge dello Stato.

Ricordo a Rossi che il decreto sicurezza, fortemente voluto dalla Lega e da Matteo Salvini, non solo dà più potere e fondi ai sindaci ma soprattutto è uno strumento che ristabilisce l’ordine dove per anni c’è stato il caos generale. L’Anci stessa, ai tempi del ministro Minniti, aveva espresso esigenze a cui il decreto di Salvini risponde pienamente. Se Rossi si oppone al decreto Salvini dimostra non solo la sua inadeguatezza di Sindaco che vuole infrangere la legge, ma pure la sua incompetenza di amministratore perché probabilmente non ha letto il decreto oppure non lo ha capito.

Ciò che è sconvolgente è che tale decreto è stato convertito in legge dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo stesso Presidente di cui la sinistra ha tessuto le lodi fino ad un paio di giorni fa.

È inaccettabile che, per la sinistra, se una legge è frutto della loro ideologia allora va bene ma se è voluta da Salvini allora bisogna opporsi. Come è inaccettabile che, quando ad infrangere la legge sono i sindaci di sinistra, non è reato ma diventa “disobbedienza civile”.

Con le sue intenzioni Rossi si dimostra un amico dei clandestini e un nemico degli italiani suoi concittadini, che in quanto Sindaco dovrebbe rappresentare e tutelare invece di sfuttare la sua carica istituzionale per infrangere la legge.

Gli italiani il 4 marzo hanno dato alla politica un segnale forte contro il caos e chiesto aiuto per avere maggiore sicurezza. La Lega di Governo e Matteo Salvini al Ministero dell’Interno stanno rispondendo ad una richiesta esplicita dei cittadini italiani, con buona pace di Rossi e degli altri sindaci di sinistra che giocano a fare i ribelli solo per raccattare consenso in vista delle europee.”

Lo dichiara Anna Rita Tateo, deputata pugliese della Lega e commissario provinciale di Brindisi per il suo partito, insieme con i consiglieri comunali Massimo Ciullo, Ercole Saponaro ed il coordinamento Lega di Brindisi.

Sulla stessa linea il Movimento +39 che rivolge a Rossi le seguenti parole:
“Sindaco Rossi, in qualità di rappresentante della comunità locale nell’esprimere la Sua posizione prettamente personale e partitica dal sentore di campagna elettorale della sinistra per le prossime europee, non può permettersi di parlare a nome di tutta la cittadinanza.
Si ricordi egregio Sindaco che le ultime amministrative l’hanno vista vincitore perché molti cittadini hanno visto in Lei la figura della legalità e del rispetto delle leggi ancor prima di quella di un servitore di partito. In qualità di Primo Cittadino e quindi anche di Ufficiale di Governo con funzioni delegate dal Ministero dell’Interno ed in base al dettato del dlgs. 267/2000 detto TUEL (testo unico degli enti locali), deve attenersi al rispetto delle leggi nazionali e delle disposizioni ministeriali e non può prevaricare quelli che sono i Suoi poteri e le Sue competenze. Lo stesso TUEL nell’art. 142 dispone la rimozione dalla carica di Primo Cittadino da parte del Prefetto in caso di mancato rispetto della legge e di gravi violazioni.
Inoltre una carica amministrativa non ha il potere di dare per effettivi dei profili di incostituzionalità di una legge per la quale in base alla stessa Costituzione è deputata ad esprimersi la Corte Costituzionale che giudica e sentenzia sul mancato rispetto della Carta nei dettati normativi ma solo seguendo la prassi stabilita per legge che prevede all’interno di un processo che il giudice “a quo” sollevi appunto alla Consulta dubbi di costituzionalità di una norma oggetto del dibattimento.
Per cui se quella dell’apertura dei porti non dovesse rappresentare da parte Sua una pura dichiarazione di solidarietà politica ai cosiddetti sindaci dissidenti ma dovesse tramutarsi nell’atto concreto di iscrizione al registro dell’anagrafe dei residenti di tutti i clandestini presenti sul territorio brindisino o in qualsiasi altro comportamento in violazione delle nuove disposizioni contenute nel “Decreto Sicurezza”, che prevedono un iter diverso di riconoscimento di tale status e successivamente la registrazione negli elenchi ufficiali della popolazione presente sul territorio, la cittadinanza è tenuta a ricordarLe che Lei agirebbe in violazione di un precetto ministeriale e nazionale e di quelle che sono le Sue competenze in merito.
Pertanto il Movimento +39 si rifiuta categoricamente di considerare questa posizione pseudo ideologica come pura “disobbedienza civile dettata da un dovere morale” ma la giudica per quello che è realmente e cioè una grave violazione di legge, ritenendo altresì dovere morale il rispetto delle norme e dei doveri stabiliti per legge nella funzione istituzionale che si va a ricoprire.
Il Movimento +39 fa appello al Prefetto affinché vigili sull’operato del Primo Cittadino e verifichi che questo venga esercitato nel rispetto della legge.
Sindaco, se proprio vuole fare il “Masaniello” rinunci alla fascia tricolore e dia le dimissioni!

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