September 18, 2019

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Se per estate intendiamo la calura e il distacco/allontanamento dal lavoro, effettivamente, stiamo agli sgoccioli. Chi è ancora in ferie ha i giorni contati perché le industrie riaprono i battenti, i ragazzi con i debiti formativi agli inizi di settembre devono presentarsi per la verifica sulle materie con “debito”, e la calura di fine agosto è già lontana da quella del “solleone”.

 

D’altronde, tutto passa nella vita ma ancora c’è tempo per essere spensierati, soprattutto per tutti coloro che non lavorano ad una catena di montaggio e, quindi, possono programmarsi le ferie nei periodi meno affollati, caotici e, soprattutto, meno costosi. In effetti, quando la domanda supera l’offerta, è ovvio che i prezzi salgono. Per quanto riguarda il clima, nella nostra regione il tempo è bello fino a tutto settembre e, a volte, anche in ottobre.

 

Non tutti, inoltre, equivalgono le vacanze con il mare. A me, personalmente, piace di più la campagna e la montagna. Secondo il clima, luglio è il mese migliore per le escursioni in montagna mentre settembre per la campagna. Purtroppo, a settembre comincia la scuola per cui chi ha i figli o i nipoti a scuola non potrà godersi la pace in una natura ricca di frutti in questo mese. Il clima meno torrido del mese di settembre sarebbe più adatto per ottime passeggiate al mare da parte dei bambini e degli anziani.

 

Un tempo, quando io ero bambino, le scuole iniziavano il primo ottobre e, a volte, con qualche giorno di ritardo quando la famiglia non aveva finito la vendemmia. Quindi, il mese di settembre noi bambini ce lo gustavamo tutto, soprattutto grazie all’abbondanza di frutta: uva, fichi, prugne, e varie specie di pesche tardive oltre a mandorle e noci a volontà. In quell’epoca in cui non esistevano cibi confezionati, i frutti della terra erano il miglior premio per i nostri servizi casalinghi.

 

Addirittura, poiché non vi erano altre possibilità, noi ragazzi ci giocavamo le mandorle e le noci di nostra proprietà che riuscivamo a racimolare ripassando sotto gli alberi dopo la raccolta dei nostri genitori. Il metodo di gioco più usato era una specie di “tiro alle bocce” (ma con delle pietre piatte) con cui si dovevano far cadere dei castelletti di noci o mandorle. Chi faceva cadere più castelletti si portava a casa il “bottino” che diventava una merenda prelibata inaspettata.

 

Questa digressione sembrerà anacronistica ma, vi assicuro, se minimamente i nostri figli e nipoti vivessero, per un solo giorno, una situazione del genere, apprezzerebbero e rispetterebbero il cibo, oggi, spesso sprecato nelle nostre case. Approfitto di questa digressione sul cibo, per comunicarvi che il mio desiderio è che sempre più gente diventi consapevole del fatto che il cibo è un bene inalienabile per tutti e tutti abbiamo la responsabilità di non sprecarlo pensando che ci sono persone meno fortunate di noi che non ne possono avere.

 

L’estate, normalmente, ci rende più disponibili nei confronti degli altri. Forse a causa delle tensioni rilasciate? Forse perché il sole ci ha illuminati e ci ha discernere tra le cose essenziali e quelle futili? Chissà? Io qualche risposta ce l’avrei. Potrebbe essere un tema di altri racconti. Buona estate, ancora, e fatevi un pieno di sole e spensieratezza.

 

Rocco Palmisano

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