October 18, 2019

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Fra qualche giorno è Pasqua e per i cattolici è una festa religiosa importante. La celebrazione della Pasqua è meno festosa di quella del Natale, e questo ci aiuta a non rimpinzarci troppo di cibo. Inoltre, dal momento che il clima del periodo in cui cade la Pasqua solitamente promuove le scampagnate, il movimento e il sole aiutano a smaltire quel cibo in più che inevitabilmente si assume durante le feste. Ovviamente, ogni paese ha le sue tradizioni culinarie: l’agnello, la colomba al posto del panettone, le uova, ecc.

 

Le feste religiose, un tempo, servivano per rinfrancare lo spirito; oggi, purtroppo, ogni appuntamento religioso sfocia in azioni di golosità. Ricordo che, quando ero bambino, il pranzo del giorno di Pasqua era più importante per la letterina degli auguri che i bambini mettevano sotto il piatto del capo famiglia (per avere una ricompensa in denaro) che per quello che veniva messo nel piatto.

 

Non so se avete notato che ho scritto “nel piatto”. Eh sì, a quei tempi, un piatto a persona era già un lusso per la maggioranza della gente. Nello stesso piatto venivano serviti un primo e un secondo e senza il cambio della forchetta (stavo scrivendo “posate” ma poi mi sono ricordato che la forchetta era per noi bimbi più che sufficiente). Il dolce finale era sempre a base di farina, zucchero e uova fatte dalla mamma o dalla nonna. All’epoca (solo 60 fa), non esistevano le pasticcerie nei nostri paesi di provincia! Eppure si era felici e contenti.

 

Oggi, è difficile far comprendere alle nostre generazioni come si possa essere felici con pochi beni essenziali piuttosto che con molti beni tecnologici inutili ed effimeri. I grandi saggi del passato ci hanno sempre detto che la felicità non sta nell’avere ma nell’essere. Per definizione, l’avere rappresenta ciò che è fuori (all’esterno) di un soggetto mentre l’essere rappresenta tutte le caratteristiche intrinseche di esso. Ebbene, la felicità di un soggetto è una caratteristica intrinseca che non deriva dal possesso di beni esterni passeggeri ma è una sensazione che scaturisce dalla consapevolezza interna del proprio valore e del proprio scopo di vita.

 

Gli averi materiali (fortunatamente) alla nostra morte li dobbiamo lasciare mentre il nostro essere (nel bene e nel male) rimane eterno nella memoria dei posteri. Se nella vita abbiamo fatto del bene, saremo ricordati con affetto e rispetto; diversamente, i posteri ci giudicheranno con severità o ci malediranno. Stolto è colui che pensa che tutto finisce con la morte del nostro corpo fisico. Differentemente dalle cose inanimate, dalle piante e, forse, dagli animali il nostro spirito (la nostra intelligenza/mente) non può morire.

 

Possiamo perdere tutte le nostre ricchezze e, dopo la nostra morte, nessuno se ne ricorderà; invece, tutto quello che facciamo in vita verrà ricordato per molte generazioni a venire ed ogniqualvolta saremo ricordati, ed è proprio quello che succede ogni anno con la celebrazione della Pasqua. Più opere di bene facciamo nella vita, più saremo amati dopo la morte. Questo sentimento d’amore dei nostri eredi e dei posteri ci ricompenserà sufficientemente di tutto quello che non siamo stati capaci di realizzare nella nostra vita terrena.

 

Continua…

Rocco Palmisano

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