February 21, 2026

Una giornata, quella di ieri, che sembrava indirizzare la partita e un pomeriggio che ribalta tutto. In mezzo, telefonate frenetiche con contatti romani, tensioni crescenti e un imbarazzo palpabile tra amministratori e consiglieri del Movimento 5 Stelle in provincia di Brindisi, chiamati — almeno per qualche ora — a votare insieme al centrodestra.

La giornata politica si è consumata così, nel giro di poche ore, attorno alla corsa alla presidenza della Provincia.

Il mattino, dai giornali, si apprende l’apertura su Barletta e l’asse trasversale e prende corpo l’ipotesi di un accordo tra Movimento 5 Stelle, centrodestra e alcune realtà civiche per sostenere la candidatura del sindaco di Villa Castelli, Giovanni Barletta.
A confermare il quadro è il coordinatore regionale M5S e deputato Leonardo Donno, che definisce Barletta «un candidato civico» capace di mettere insieme amministratori «al di là delle appartenenze politiche» per un progetto di rinnovamento della Provincia.

Parole che di fatto legittimano un’operazione politica inedita sul territorio brindisino: nella coalizione potenziale figurano infatti anche esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una prospettiva che, già nelle prime ore, crea forte disagio dentro il Movimento locale.

Il problema è politico prima ancora che numerico. In Regione Puglia e in diversi Comuni del Brindisino — tra cui Brindisi e Ostuni — il M5S é stabilmente nel centrosinistra. L’ipotesi di votare con il centrodestra alla Provincia rischia quindi di produrre una frattura evidente nella linea territoriale del Movimento.
Secondo quanto filtra in quelle ore, l’unanimità dei consiglieri comunali pentastellati sul sostegno a Barletta viene rivendicata dal vertice regionale. Ma nella base e tra molti amministratori locali l’imbarazzo cresce rapidamente.

Sul fronte della coalizione, invece, i sindaci del centrosinistra serrano le fila attorno alla candidatura del sindaco di Ostuni Angelo Pomes, indicato dal Partito democratico come figura di continuità rispetto al lavoro svolto dall’ente provinciale.
In un documento unitario, i primi cittadini sottolineano la necessità di proseguire un percorso amministrativo giudicato positivo, soprattutto su edilizia scolastica e viabilità provinciale. Il sostegno a Pomes viene ribadito come scelta condivisa e coerente con la maggioranza uscente.
Tra i firmatari figurano, tra gli altri, i sindaci di Fasano, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Carovigno, Cellino San Marco, Francavilla Fontana, Latiano, San Donaci e Cisternino.

Poi, nel pomeriggio, arriva il colpo di scena.
Con una nota ufficiale, Leonardo Donno annuncia il ritiro del candidato Giovanni Barletta e la non partecipazione del Movimento alla competizione provinciale.
«Non ci sono più le condizioni politiche per continuare», afferma il coordinatore regionale, accusando il Partito democratico di voler mantenere una posizione egemonica dopo aver già espresso la guida nelle altre province pugliesi.
Secondo la ricostruzione del M5S, il Movimento aveva chiesto al Pd di riconoscergli la presidenza della Provincia di Brindisi in un’ottica di equilibrio complessivo. Di fronte al rifiuto dem, la scelta di sfilarsi.

Dietro la brusca inversione di rotta, c’è però un’altra veritá: le ore ad altissima tensione politica e le fitte interlocuzioni con Bari e Roma che avrebbero pesato sulla decisione finale.

Resta però il dato politico emerso con forza: per molte ore il Movimento 5 Stelle di Donno si è trovato esposto su una linea difficile da sostenere sul territorio, con amministratori chiamati a spiegare un possibile voto comune con il centrodestra proprio mentre, ad esempio, a Brindisi montava la protesta – condivisa dalla base M5S – contro i rigurgiti mussoliniani.
Una contraddizione che ha alimentato malumori evidenti nella base e tra diversi consiglieri.

Il ritiro del M5S riporta la competizione provinciale su binari più tradizionali, ma lascia strascichi politici interni destinati a pesare nei rapporti futuri sebbene appare chiaro che la linea Donno/Barletta non sia quella che mette il Movimento 5 Stelle in grado di tenere insieme strategie nazionali, equilibri regionali e alleanze locali.

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