Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano, per la 34ª edizione, le Giornate FAI di Primavera 2026, il più grande evento nazionale dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano, promosso dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano. Un appuntamento ormai consolidato che, dal 1993, ha accompagnato milioni di cittadini alla scoperta di luoghi spesso inaccessibili, contribuendo a diffondere una cultura della tutela radicata e consapevole.
Anche quest’anno l’iniziativa si conferma imponente: 780 siti aperti in 400 città, grazie al lavoro di migliaia di volontari e al coinvolgimento degli “Apprendisti Ciceroni”, studenti chiamati a raccontare il patrimonio dei loro territori. Le Giornate FAI rappresentano, al tempo stesso, un’occasione di conoscenza e uno strumento concreto di sostegno alla missione della Fondazione, che da cinquant’anni opera per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, in linea con i principi dell’articolo 9 della Costituzione. Le donazioni raccolte durante le visite contribuiscono infatti a finanziare restauri e progetti su tutto il territorio nazionale.
Elenco completo dei luoghi aperti in PUGLIA e modalità di partecipazione su:
In questo quadro si inserisce la partecipazione della provincia di Brindisi, che per l’edizione 2026 propone tre aperture di particolare interesse, capaci di restituire uno spaccato autentico della storia, della spiritualità e del paesaggio rurale dell’Alto Salento.
La Cripta di San Michele a Ceglie Messapica
Tra i luoghi più suggestivi figura la Cripta di San Michele, una cavità carsica di origine naturale situata lungo un’antica via di collegamento verso Brindisi. Si tratta di un insediamento italo-greco risalente almeno all’VIII secolo, testimoniato dalla presenza di affreschi di grande valore simbolico e storico.
L’ambiente, accessibile attraverso una scalinata scavata nella roccia, conserva tracce del culto micaelico: il Cristo Pantocratore, la Madonna orante e l’Arcangelo Michele nell’atto di sconfiggere il drago. Accanto al valore religioso, il sito colpisce per la sua dimensione geologica, con stalattiti e stalagmiti che raccontano la lunga storia naturale del territorio. Normalmente chiusa perché situata in proprietà privata, la cripta sarà eccezionalmente visitabile, con il supporto di esperti speleologi e materiali ricostruttivi degli affreschi oggi poco leggibili.
La Basilica del Carmine e la cripta a Mesagne
A Basilica del Carmine, l’apertura FAI consente di approfondire un complesso architettonico che intreccia più epoche e stratificazioni. La basilica, di impianto gotico-angioino, sorge su un precedente luogo di culto ipogeo dedicato proprio a San Michele Arcangelo.
All’interno, oltre agli elementi architettonici e decorativi di rilievo, sarà possibile accedere alla cripta, ambiente solitamente non fruibile, dove sopravvivono tracce di affreschi medievali e testimonianze del culto micaelico. Particolarmente significativo è il racconto storico legato alla trasformazione del sito: da santuario dedicato all’Arcangelo a luogo consacrato alla Madonna del Carmine dopo l’arrivo dei Carmelitani nel Cinquecento. La visita sarà arricchita da materiali iconografici che restituiscono la lettura originaria degli affreschi.
Masseria Lamiola Grande a Ostuni
Completa il percorso la Masseria Lamiola Grande, nel territorio di Montalbano, nel cuore della piana degli ulivi monumentali. Qui il focus si sposta dal sacro al paesaggio produttivo e alla civiltà contadina.
Fondata nel 1873, la masseria rappresenta un raro esempio di conservazione integrale: ambienti, arredi e strumenti sono rimasti pressoché intatti, offrendo una fotografia autentica della vita rurale e dell’economia olearia pugliese. Il complesso, organizzato attorno a un cortile centrale e circondato da ulivi secolari, racconta una storia familiare che si intreccia con quella del territorio. L’apertura assume un valore ancora più significativo considerando che la struttura è oggi in vendita: potrebbe essere una delle ultime occasioni per visitarla nella sua configurazione originaria.
Le tre aperture brindisine restituiscono, ciascuna a modo proprio, il senso profondo delle Giornate FAI: rendere accessibili luoghi nascosti, ricostruire legami con la memoria dei territori, stimolare una responsabilità condivisa verso il patrimonio. Un invito a guardare con maggiore attenzione ciò che spesso resta ai margini, e a riconoscerne il valore prima che diventi irreversibilmente invisibile.
