October 4, 2022

Brundisium.net
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Anni fa le idee, politicamente parlando, erano senz’altro più sensate di quelle d’oggi. Così, in un’ottica regionalistica e non localistica, l’aeroporto di Brindisi cambiò la denominazione in quella di aeroporto del Salento e l’università di Lecce, non certo per una forma di compensazione, divenne l’università del Salento. A mio avviso, in aggiunta al lancio vendoliano del brand Salento e grazie anche a una sostanziosa (ma costosa) campagna di voli low cost, fu quello l’inizio della fortuna turistica della Puglia in Europa e oltre.

 

Ora, dopo una consolidata coesistenza tra gli scali della Regione (invero con qualche sofferenza per quello foggiano), il macchinista del treno Puglia, il presidente Michele Emiliano, berretto rosso calcato sulla testa, sta per fischiare “indietro tutta”. Vale a dire che, con l’accondiscendenza dell’assessore allo Sviluppo economico Michele Mazzarano, sta rimettendo in discussione una delle (poche) cose che vanno bene, accogliendo le richieste di Grottaglie di avere un proprio aeroporto civile.

 

Invero la novità – dopo anni di tentativi della provincia ionica – aleggiava già da qualche mese, tanto da spingere il presidente degli industriali brindisini, Giuseppe Marinò, a lanciare per primo l’allarme. In tal modo si esprimeva il 4 ottobre scorso sulle colonne di BrindisiReport: «Si corre il rischio, quanto mai concreto, di spezzettare la regione Puglia, di drenare risorse dallo scalo brindisino che in verità resta ancora lontano da Milano e separato dal resto del mondo… Per questo io mi chiedo quale sia la motivazione alla base di una volontà di questo tipo e non posso restare zitto se una cosa non mi convince… Mi chiedo: esiste un progetto strategico…?».

 

Che dire? Di progetti ne esistono, ma sicuramente non sono di respiro strategico. Direi, nemmeno tattico, a voler insistere con una fraseologia militare. Si tratta infatti di progetti che intendono soddisfare interessi molto privati e miopi. Progetti che rischiano di far saltare lo status quo che assegna all’aeroporto Papola di Brindisi (unitamente al Karol Wojtyla di Bari) il traffico civile nazionale e internazionale e all’Arlotta di Grottaglie quello dei cargo utilizzati per la movimentazione del materiale industriale (in primis dell’Alenia e dell’Ilva).

 

Frutto questo, a suo tempo, di una decisione politica a livello nazionale che, pur in presenza di una storica industria aeronautica brindisina, aveva dirottato su Grottaglie l’Alenia con l’annesso traffico dei grandi velivoli da trasporto. Mentre al contempo l’aeroporto di Brindisi (nel frattempo privato della presenza del glorioso 32° Stormo dell’Aeronautica Militare) veniva destinato al traffico civile.
In quest’ottica furono investiti ingenti capitali per adeguare la piccola pista di Grottaglie ai requisiti richiesti per l’operatività dei velivoli cargo.

E a Brindisi si profusero altre somme per i lavori di ingrandimento dell’aerostazione (lavori tuttora in corso) e l’adeguamento di piste, raccordi ed impianti di radio/radar assistenza al volo. Una precisazione, quest’ultima, doverosa perché un aeroporto civile non s’inventa da un giorno all’altro e le risorse impiegate sono davvero ingenti.

 

D’altro canto da tempo Grottaglie ospita il Distretto Aerospaziale ed è stato individuato anche come centro di eccellenza nazionale ed europeo per la sperimentazione di sistemi nel campo delle piattaforme aeree pilotate e non pilotate (droni) e di sistemi innovativi per il controllo del traffico aereo. Come dire che è in atto una vocazione già delineata a servizio dell’industria e della tecnologia più avanzata.
E ora s’intenderebbero rimescolare le carte, come se si trattasse di una partita tra quattro amici al bar? E al denaro pubblico speso (e ancora da spendere) non si pensa? Chi pagherebbe questa ridicola campagna campanilistica? Forse è il caso che il Paese venga messo al corrente di questa manovra per non mettere ancora una volta sotto accusa il Sud (e questa volta a ragione).

 


Ma questo allarmismo è giustificato o la notizia è l’ultima che, in ordine di tempo, risolleva un non-problema?
Purtroppo la notizia è vera e a diffondere il… bollettino di guerra (ché di una guerra tra poveri si tratta!) è stato, in queste ore, il consigliere regionale Mino Borracino.

«La battaglia – così si esprime l’assessore – che stanno portando avanti i comitati pro aeroporto di Taranto Grottaglie, alla quale ho aderito da tempo, pian piano sta portando i suoi risultati importanti. Questa mattina infatti è stata approvata dalla giunta regionale la delibera d’indirizzo sull’attivazione dei voli di linea passeggeri per l’aeroporto tarantino. Presto verrà costituita un’unità di missione, da parte della Società Aeroporti di Puglia, presso l’aeroporto Arlotta, che avrà il compito, attraverso l’impiego di risorse, di uomini e di mezzi, di affiancare all’attività industriale quella commerciale con l’attivazione dei voli charter e di linea».

 

Avete letto bene: “impiego di risorse, di uomini e di mezzi”. Tradotto in soldoni si tratta di milioni di euro che sborserà la Regione e farà sborsare allo Stato. Evidentemente a Emiliano, preoccupato più dai problemi di partito, tutto ciò interessa poco perché le risorse si possono attingere dalla Sanità o da altri comparti del bilancio. E soprattutto perché, in questa kermesse l’aeroporto di Bari non viene toccato, anzi verrebbe a guadagnare scrollandosi di dosso la concorrenza di quello brindisino. E pensare che Emiliano quando, per fare il grande salto, cercava voti in terra di Brindisi affermava che questa città gli era nel cuore… Figurarsi se così non fosse stato!

 

 Ma Brindisi, ad eccezione del breve periodo in cui amministratore delegato è stato Giuseppe Acierno, non è stata nemmeno nelle grazie della società Aeroporti di Puglia. E finora – e questo è veramente grave – nessun commento è giunto dai consiglieri regionali brindisini Fabiano Amati, Giuseppe Romano e Mauro Vizzino (anzi quest’ultimo è addirittura favorevole all’operazione voli civili anche a Grottaglie!).

 

Fortunatamente qualche voce comincia a levarsi. È quella dei parlamentari dem delle province di Brindisi e Lecce, Salvatore Tomaselli, Elisa Mariano, Salvatore Capone e Federico Massa che stanno insorgendo contro la delibera di indirizzo approvata dalla Giunta regionale (Pd) definendola “un gravissimo errore che potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’efficienza e la sostenibilità dell’intero sistema aeroportuale pugliese”.
Ma anche il presidente di ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), Vito Riggio, ha commentato che “è un errore aumentare il numero di piccoli aeroporti non in grado di camminare sulle proprie gambe e che non hanno un adeguato bacino territoriale capace di sostenerli”.

 

Intanto Brindisi, per la mancanza di una politica seria e motivata, rischia di perdere altri pezzi…

Francamente, dopo l’ennesimo schiaffo in merito alle vicende dell’Autorità del sistema portuale del mare Adriatico meridionale, non possiamo perdere anche questa battaglia. Non possiamo creare in un fazzoletto di territorio, tre aeroporti che si metterebbero subito in concorrenza. Non possiamo rischiare, con il nostro silenzio, di avere aeroporti “personali” che diano la possibilità di effettuare il check-in appena svoltato l’angolo di casa…
E non si possono fare confronti con la situazione degli aeroporti milanesi, anch’essi concentrati in una ristretta area. In quel caso la necessità di più scali scaturisce dalla necessità di smaltire un traffico di milioni di passeggeri all’anno. E se i milanesi si sottopongono a una corsa in pullman di circa un’ora per raggiungere Orio al Serio e Malpensa, non vedo perché i tarantini non possano percorrere una distanza inferiore per raggiungere l’ Aeroporto del Salento.

 

Mi pare d’aver detto che di questo problema non se ne deve fare una questione campanilistica, anche se…
Fernanda Pivano diceva: «Tutti i giorni succede qualcosa per sentirmi legata a Genova».

Ebbene, sostituendo Brindisi a Genova potrete capacitarvi di quanto campanilistica sia la mia posizione sull’affaire Grottaglie…

 

Guido Giampietro

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