December 2, 2020

Brundisium.net
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Gli uomini occidentali, nel corso degli ultimi decenni, hanno trasformato in delirio di onnipotenza quella che Nietzsche chiamava “ volontà di potenza” ed hanno pensato di poter continuare all’infinito il consumo di risorse naturali nella convinzione di poter confinare nel terzo mondo catastrofi ed epidemie che si susseguivano.

Ma natura non facit saltus e mostra la sua sempre minore capacità di resilienza lanciando prima segnali sempre più allarmanti e poi presentando il conto: lo ha fatto segnalandoci gli effetti dei mutamenti climatici e poi presentandoci il conto attraverso il succedersi di catastrofi ambientali e lo ha fatto anche, con segnali non raccolti, quando si sono succedute le epidemie più recenti di Sars e di Ebola ed alla fine ci ha presentato il conto con la drammatica pandemia del coronavirus.

Inizialmente superficialità e supponenza hanno caratterizzato la reazione alla diffusione del virus lontano da noi in Cina ed anche quando è stata dichiarata l’emergenza alla fine di gennaio, tanto è vero che in Lombardia ed in Veneto sono state fortemente ostacolate misure di restrizione individuale e territoriale e di contenimento della attività produttive. Politiche di prevenzione rigorose ed un’effettiva tracciabilità, con conseguente isolamento dei casi sospetti, avrebbero sicuramente potuto contenere la diffusione.

Molti hanno preferito dar credito ad alcuni virologi, veri o improvvisati, che, forse eccitati dalla sovraesposizione mediatica, hanno voluto paragonare con il virus dell’influenza il nuovo Coronavirus, di cui non conoscevano le caratteristiche, la genesi, la contagiosità e la conseguente pericolosità, parlando con naturalezza di un costo da pagare in termini di vite umane fra gli anziani.

Ci siamo trovati di fronte ad un vero tsunami e dobbiamo ammettere che l’Italia, come ha riconosciuto l’OMS, pur avendo manifestato le tante lacune legate ai tagli nella medicina territoriale, nelle strutture sanitarie e nel personale, ha anteposto la tutela della salute agli interessi economici che hanno continuato a guidare l’azione di altri governi nazionali, finché non sono stati travolti dall’esplodere dell’epidemia.

Il coronavirus ha sconvolto la nostra vita, le nostre abitudini, le nostre certezze, ed i nostri orizzonti e ci ha costretti a vivere esperienze raccontate in libri di storia e di letteratura.

Abbiamo vissuto il diffondersi della paura a cui Tucidide attribuiva più morti tra gli ateniesi della peste che uccise anche Pericle; abbiamo vissuto la disgregazione di famiglie e di comunità raccontata da Boccaccio nel Decameron, in quel caso con scelta volontaria dell’auto isolamento. Soprattutto abbiamo rivissuto le pagine sul diffondersi della peste lucidamente descritte da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro i Promessi Sposi.

Abbiamo iniziato una caccia agli untori individuati, dopo un maldestro tentativo di colpevolizzare, anche in questo caso i migranti, in cinesi risultati negativi ai test ed abbiamo perso tempo invece di isolare i positivi accertati e di assumere i provvedimenti di profilassi conseguente. Abbiamo visto crescere i contagi ben più di quell’indice ottimisticamente indicato a partire da R con 0 e purtroppo abbiamo visto diffondersi la malattia e la morte senza avere i mezzi per frenarle. Abbiamo visto, come nei Promessi Sposi il dolore e la separazione dai cari entrare nelle case e gli ospedali trasformarsi in lazzaretti malgrado l’impegno straordinario degli angeli in camice bianco. Abbiamo visto tanti, soprattutto anziani, morire lontani dai propri cari e venire trasportati in massa su carri militari non molto dissimili dai carretti descritti da Manzoni.

La natura ci ha presentato il conto e certamente, costringendoci come unica arma di difesa, a rimanere chiusi in casa, ci ha costretti a riflettere sui nostri errori.

Oggi dobbiamo tutti imparare a convivere con il virus e a non commettere l’errore, in caso di ulteriore e significativa riduzione dei casi positivi, di ritenerci fuori dall’epidemia. Vanno applicate tutte le misure di distanziamento, di protezione individuale e di contenimento dei rischi e vanno potenziati i sistemi di tracciamento e di ricerca degli anticorpi, ben sapendo che i test sierologici, capaci di individuare gli anticorpi IGM ed IGG, non sono comunque esaustivi. È fondamentale l’individuazione di un vaccino efficace e lo è anche la potenziale “immunità di gregge”, ma tutto ciò non è sufficiente.

Il Covid-19 ha trovato facile terreno di coltura in Cina ed ha potuto compiere il salto di specie dal pipistrello al pangolino e quindi all’uomo perché le abitudini alimentari e soprattutto l’antropizzazione selvaggia del territorio e la distruzione dell’habitat in cui vivono i pipistrelli lo hanno consentito.

La diffusione in Val Padana del Covid ha indiscutibilmente come concausa l’inquinamento prodotto dalle attività industriali e zootecniche ed anche dalla mobilità, in primo luogo provocando, grazie al PM10 ed al PM 2,5, il veicolo di captazione e trasporto del virus nell’apparato respiratorio, peraltro reso più sensibile all’infezione a causa di patologie legate anche all’inquinamento ambientale. La correlazione fra Covid ed inquinamento ambientale è oggetto di studi da parte di istituti di ricerca ed università italiane quali quelle di Bologna e Bari ed internazionali quali quelle di Harward e Cambridge.

L’alta mortalità fra gli anziani, oltre ad evidenziare il sistema distorto di confinamento ed assistenza nelle case di cura e nelle RSA, è anche addebitabile a quello che l’EUROSTAT indica come calo della qualità della vita in rapporto alle condizioni ambientali.

 

Il Covid 19 potrebbe mutare ed in ogni caso altri agenti patogeni potrebbero trovare le condizioni ideali per diffondersi, se non imparassimo la lezione e se soprattutto i potenti del mondo continuassero a portare avanti l’attuale modello di sviluppo, di rarefazione delle risorse naturali e di accumulo sempre più circoscritto di quelle finanziarie, ancor più aggravando le diseguaglianze sociali: noi tutti dobbiamo uscire dal “sonno della ragione che genera mostri” e dobbiamo fermare il delirio di onnipotenza di cui l’espressione più palese è il presidente degli USA Trump, purtroppo anche capace di uscite tragicamente grottesche, come quella di suggerire l’iniezione di disinfettante per fermare il virus.

 

Davanti a noi ci sono tre scenari possibili, tutti legati alla presa di coscienza o alla speculazione in riferimento alla drammatica pandemia ed alla altrettanto drammatica crisi economica e sociale.

 

Il primo scenario è quello della restaurazione, tante volte verificatasi nella storia dopo fatti particolarmente gravi. In questo caso si potrebbe avere una accentuata globalizzazione fondata sull’affermazione di poteri ed interessi finanziari, rafforzando squilibri fra Stati, popoli ed uomini, aggravando crisi sociali e mutamenti climatici e sicuramente la natura ripresenterebbe il conto in modo globale, ma soprattutto colpendo i più deboli.

 

Il secondo scenario è legato all’affermazione di nazionalismi e sovranismi con l’effetto di disgregare ulteriormente le “società delle nazioni”, la solidarietà ed i rapporti costruttivi fra organismi rappresentativi di istituzioni sovranazionali e società di cooperazione e di solidarietà internazionale con l’effetto di aprire o aggravare conflitti politici, economici e sociali: il chiedere oggi di aprire la guerra con l’Unione Europea e non il confronto fermo e costruttivo o la richiesta di condoni fiscali ed edilizi o di abbattimento di essenziali misure di salvaguardia della trasparenza degli atti e di tutela dell’ambiente, purtroppo possono rafforzare questo scenario.

 

Il terzo scenario è quello di un nuovo rinascimento che veda tutti noi e, in primo luogo le istituzioni, impegnati a costruire il green new deal al momento soltanto annunciato, con sostegni individuali, solidali verso le fasce più deboli e di incentivo alle imprese, che soltanto intese e finanziamenti sovranazionali possono garantire. L’Unione Europea aveva previsto l’investimento di mille miliardi in dieci anni garantiti dal fondo per la transizione energetica, dai fondi strutturali 2021/2027 e dalla Banca Europea Investimenti. La transizione ecologica, oggi più di ieri è l’unica risposta che possa contestualmente garantire investimenti ad alto valore aggiunto, occupazione stabile, qualità della vita e l’obbiettivo di fermare mutamenti climatici e quel terreno di coltura in cui virus e agenti patogeni trovano le condizioni ideali per diffondersi.

 

Se davvero la storia è maestra di vita è proprio in momenti tragici come questi che bisogna mostrare conoscenza e coscienza della gravità della situazione e costruire un nuovo rinascimento.

 

Doretto Marinazzo
(Consigliere nazionale LEGAMBIENTE e Presidente del circolo “Tonino Di Giulio” di Brindisi)

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