April 5, 2026

the beginnersLa Squadra Mobile della Questura di Brindisi, assieme ad altri reparti della Polizia di Stato, ha eseguito dalle prime ore di oggi nel capoluogo, a Mesagne e in altri centri della provincia, nonché in altre regioni, 34 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Lecce contro soggetti che si considerano legati alla criminalità organizzata. I reati ipotizzati sono quelli di associazione di stampo mafioso, estorsioni, danneggiamenti, detenzioni di armi, tutti aggravati. Per molti degli indagati si tratta della prima contestazione del 416 bis.

Le investigazioni hanno riguardato un emergente gruppo criminale della sacra corona unita, legato al “clan Pasimeni-Vicentino,” di Mesagne ed operante in questo capoluogo.

Gli arrestati possono essere riconducibili a due diversi clan:
Questi i nomi degli arrestati appartenenti al clan PariSi: Luigi Campana, Massimo Esperti, Veronica Girardo, Tobia Parisi, Antonio Emanuele Tarantino e Giuseppe Vinci.
Questi gli arrestati appartenenti al Clan Ciampi: Fabrizio Campioto, Ivano Cannalire, Morris Cervellera, Luca Ciampi, Aldo Cigliola, Antonio Salvatore Del Monte, Davide Di Lena, Marcello Di Mola, Francesco Franchin, Antonio Grassi, Alessandro Leto, Tamara Niccoli, Cosimo Papa, Alfonso Polito, Giuseppe Polito, Mario Polito, Andrea Prutentino, Claudio Pupino, Andrea Reho, Francesco Trane e Vincenzo Trono.
Nel corso delle attività d’indagine, supportate anche dall’ausilio delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, è stato possibile ricostruire le attività illecite dell’intero gruppo che, oltre a fare riferimento ad alcuni “capi” storici del clan, detenuti, poteva fare affidamento su alcuni soggetti, legittimati quali referenti per il territorio di Brindisi, della frangia mesagnese dell’associazione criminale.

Ai ventisette soggetti dei trentaquattro totali, per i quali è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere, vengono contestati i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, detenzione di armi da sparo, danneggiamenti, incendi e spaccio di sostanze stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso.

La complessa attività investigativa, realizzata, oltre che con i metodi tradizionali, anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, ambientali e con il sequestro di corrispondenza e “pizzini” dal carcere, ha consentito di ricostruire chiaramente la struttura verticistica ed il modus operandi del gruppo emergente, nei confronti del quale si è proceduto ad acquisire elementi probatori in ordine alla consumazione di un numero elevato di gravi fatti di reato emersi nel corso dell’indagine, acclarando altresi’ il ruolo di vertice di alcune donne, le quali si facevano portavoci delle espresse volontà dei capi.

Durante le fasi investigative a riscontro dell’attività in atto sono stati operati alcuni arresti in flagranza di reato.

Contestualmente alle operazioni di cattura sono stati operati alcuni sequestri patrimoniali di beni mobili ed immobili nei confronti di soggetti considerati diretti referenti degli associati, una villa ubicata in agro di Torre Santa Susanna (BR) intestata formalmente ad una persona ma di fatto nella disponibilità della famiglia “Parisi” clan della Sacra Corona Unita e usato di recente anche come covo per un noto latitante, un autosalone denominato “Carlucci Car” sedente in Carovigno (BR) al cui interno sono state individuate e sequestrate nr.39 autovetture di grossa cilindrata ed auto furgonati e un immobile e contiguo terreno agricolo di circa un ettaro in località “Contrada Maresca”, agro di Carovigno (BR) immobile che veniva utilizzato dall’organizzazione facente capo al “Parisi” per incontri di vertice della malavita brindisina. Complessivamente, l’entità dei beni oggetto del provvedimento di sequestro ammonta a poco meno di un milione di euro.

L’operazione, è stata denominata “The beginners”, considerata la giovane età di molti degli indagati ed il fatto che per la maggior parte di loro si tratta della prima contestazione per reati di mafia.

7 Comments

  • Ettore
    4 Marzo 2016

    Certo che tra quelli che per cominciare a sentirsi dei “boss” hanno importunato coppie e soprattutto coppiete a Mesagne…
    quelli che hanno recuperato un furto però si sono tenuti la metà… a Brindisi, vi affidate proprio in buone mani,.. non ce che dire.

  • Vincenzo
    10 Marzo 2016

    Aggiungici pure che rompevano i vetri delle macchine lanciando chiancuni dalle moto, incuranti del se ci fossero seggioloni dentro, non ce bisogno di leggerlo su internet per saperlo. Caso mai ana paiari più qualche macchina… anzicè chiedere soldi per guardarne altre.

  • Pubba
    11 Marzo 2016

    E intanto da Mesagne impazza il toto pentiti, ch e in fatto di pronostici non a mai sbagliato un pronostico!
    Voce di bar voce di popolo… casomai per la rabbia qualcuno grida ancora “ha talutu frauma!” “li M… a mei ma muzzicatu! frauta!”
    perché per fare i “boss” anno tentato anche di fare prima gli ultrà, e nelle risse si mordevano da soli…c’era chi non doveva entrare nel paese…no secondo questi
    Pubba!

  • Amico e fratello
    15 Marzo 2016

    Bravo! Rosario! pentiti veramente! lavati la coscienza e lascia perdere tutte queste chiacchiere! non devi mandare più lettere ai giornali. di quello che devi dire a chi lo devi dire e tutto si risolverà.

  • Maria
    13 Aprile 2016

    Che fine indegna che fate… ma chi vve lo fa afare?

  • Maria Carnela
    25 Dicembre 2025

    Tale Tobia e taie Rosario, insieme a quel altro scemo: il terzo in foto, incrocio tra un tappo e un bidone, che a Mesagne a bordo di un booster vollero cominciare a intimidire la città buttando pietre sulle macchine ferme, una volta mancarono una bambina, finirono perché sbagliarono macchina e dovettero sparite per un po’.
    Quanta mafia, infatti da ognuno che sono andati li hanno denunciati, sempre per fortuna loro, se no si va a finire come quel gioiellerie e tabaccaio che al nord non ci pensano 2 volte a fare dire poi alle vecchiette che intervistano: un figlio di puttana un meno.

  • Don
    26 Dicembre 2025

    Quella di “un figlio di puttana in meno” fu la vecchietta dopo la rapina dei gratta e vinci in un bar gestito da cinesi alla periferia di Milano, che non si fece scrupoli a prendere a forbiciate il “boss” che evidentemente aveva sbagliato quartiere.
    Cercate, cercate, che pure davanti alle telecamere ve lo hanno già detto, e in un’altro paese vi taglierebbero le mani… Si narra che in galera non avete tanto “poter” come fate credere al esterno : )