October 3, 2022

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perdere tempo Compito-in-classeSono convinto che il mondo sia costituito da due categorie di persone: i decisionisti e coloro che rinviano, di poco o di molto poco importa. Io appartengo a questa seconda categoria.
La dimostrazione affonda le sue radici nel passato, quando, a scuola, si doveva consegnare un compito.

L’elaborato era lì, bell’e pronto, e io indugiavo, aspettavo la fine del tempo concessomi, guardavo nell’aria…

Convinto che in quegli ultimi minuti potesse arrivare la scintilla creativa che avrebbe dato una maggiore brillantezza al tema o una soluzione più logica al problema.
Non me ne sono fatto mai un problema anche perché mi sono servito del rinvio in maniera non sconsiderata. Forte del fatto che il nostro Paese è da sempre la patria dei temporeggiatori di professione. Basti pensare a Quinto Fabio Massimo, soprannominato Cunctator, perché inaugurò la strategia del temporeggiamento. Le forze nemiche di Annibale ne furono logorate e Roma fu salva.


Da allora l’arte di prendere tempo, di indugiare in attesa del momento opportuno, fa parte del nostro Dna, è una abilità che caratterizza la nostra vita privata e sociale. E non è detto che si tratti sempre di un comportamento negativo.

Nato per esigenze belliche, quando i ritmi delle guerre non avevano ancora assunto la drammatica velocità di quelli moderni, il rinvio ha trovato nella diplomazia l’ambiente ideale per affermarsi e consolidarsi (il caso dei nostri marò Latorre e Girone docet!). Ma non solo.

 
rinviatoChe dire del rinvio della chiamata alle armi ai tempi del servizio militare obbligatorio? A fronte di chi vi ricorreva perché seriamente intenzionato a portare a termine senza interruzione il ciclo di studi universitari, c’erano quelli che preferivano prendere tempo accarezzando la speranza della soppressione della naia. Col risultato, una volta chiamati, a dover competere con ventenni durante il duro periodo del CAR.
Ma, da sempre, c’è anche il rinvio della data delle nozze. Che se oggigiorno può essere giustificato anche dalla tardiva sistemazione lavorativa delle coppie e dalla conseguente impossibilità di accedere ai mutui casa, sempre di un rinvio si tratta…

Un rinvio che dopo una decina di anni può portare anche alla fine di una storia.

 
a visita medica 1Sempre motivati da ragioni economiche ci sono i rinvii degli interventi straordinari alle abitazioni condominiali. Riunioni interminabili in cui, pur di non affrontare una spesa impegnativa, condomini cavillosi rimandano sine die la cantierizzazione dei lavori, richiedendo nuovi sopralluoghi, capitolati più chiari, preventivi più leggeri.
Per non parlare dei rinvii più seri, quelli degli accertamenti medici e specialistici.

Tanto c’è sempre tempo per farli…

Qui è la paura che gioca un ruolo di primo piano fino a riuscire a prevaricare sulla ragione, ad annacquarla, a farla illudere che col tempo le cose possano cambiare in meglio.

In tutti i casi la pratica del rimandare finisce per scadere in un vuoto tergiversare, in un sottrarsi a ogni decisione.

E la decisione, come suggerisce l’etimologia (dal latino de-caedere), significa “tagliare”, cioè eliminare tutte le alternative, con la possibilità quindi di sbagliare.

La non-decisione finisce per diventare immobilismo, rifiuto di far camminare il mondo e, in qualche modo, di vivere. Una sorta di ignavia, e sappiamo come Dante aveva trattati gli ignavi, collocandoli nell’Antinferno e definendoli peccatori “che mai non fur vivi”.

 
pontemessina_0[1]Ma il campo dove il rinvio è maggiormente praticato è quello della politica.

È di questi giorni il ritorno del ventennale bla bla bla sulla costruzione del ponte sullo Stretto e l’ennesimo rinvio a causa di priorità indifferibili.

E lo credo!

Il dissesto idro-geologico rischia di fare scomparire il Paese, a Messina manca l’acqua da quasi un mese, l’assegnazione del “Freccia rossa” al Salento è stata rimandata alla formulazione del prossimo orario estivo, il problema della sicurezza non fa dormire sonni tranquilli ai cittadini…

 
aula-tribunaleRitengo però che il caso più grave di rinvio riguardi la Giustizia.

Nel terzo millennio non si può tollerare che una sentenza arrivi dopo innumerevoli rinvii (sempre che arrivi!).

Il ritardo nell’emanazione di una sentenza è una sorta di furto del tempo a chi, in essa, pone sacrosante aspettative.

La giustizia, oltre a essere “giusta” nel merito, deve anche giungere al momento giusto.

Il che significa che se gli organici dei magistrati vanno messi a norma, si deve porre anche un freno alla dispersione degli stessi sempre più attratti dalla chimera della politica.

 
Insomma, se nel passato il rinvio poteva essere inteso come la pausa di una riflessione, oggigiorno appare come il gesto di chi, di fronte all’emergenza, sceglie cinicamente di salvare se stesso.

E mentre, fra incertezza e corruzione, contempla il naufragio, preferisce, come ha osservato in un suo saggio il filosofo Hans Blumenberg, la posizione immobile dello “spettatore”.

 
In definitiva, si rinvia per non agire, per evitare responsabilità.

È un modo per tenersi “fuori dalla mischia”, come se le deleterie conseguenze, prima o poi, non finiscano per coinvolgere anche chi del rinvio ha fatto il proprio credo.

 

Guido Giampietro

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