Un volto può essere una maschera, un’identità, una domanda. Da questa intuizione nasce “@Uno_Nessuno_Centomila”, la mostra fotografica di Patrizia Aversa allestita nel foyer del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi. La mostra sarà aperta al pubblico da martedì 12 a venerdì 15 maggio, dalle 17.30 alle 19.30, con ingresso libero. L’inaugurazione è in programma martedì 12 maggio alle 17.30, alla presenza dell’autrice Patrizia Aversa e della drammaturga e regista Alessandra Pizzi, che accompagneranno il pubblico in un’introduzione guidata al percorso espositivo.
La partecipazione di Alessandra Pizzi, che ha riscritto per la scena le opere di Luigi Pirandello, offre una chiave di lettura essenziale del progetto. “@Uno_Nessuno_Centomila” si muove infatti dentro il territorio dell’identità mobile e contraddittoria: ciò che siamo, ciò che crediamo di essere, ciò che gli altri vedono in noi. Non semplici ritratti, dunque, ma immagini sospese tra persona e personaggio, tra verità e rappresentazione, tra volto e maschera. Pirandello trasforma il volto in un luogo instabile, quasi un campo di battaglia silenzioso nel quale l’identità personale è continuamente corretta, deformata, moltiplicata. È proprio da questa vertigine che il progetto fotografico di Patrizia Aversa consegna una suggestione. Il ritratto apre una breccia sottile e lascia emergere ciò che spesso resta nascosto: un gesto spontaneo, una piccola esitazione, una piega del volto, una luce nello sguardo.
Voluta e sostenuta dal Comune di Brindisi, con la partecipazione della Fondazione Nuovo Teatro Verdi, l’esposizione nasce da una ricerca avviata nel marzo 2021, in un tempo fragile e sospeso, segnato dalla necessità di tornare a guardarsi, riconoscersi, ritrovarsi. Patrizia Aversa sceglie persone del territorio, figure lontane dalla posa professionale e dai codici della rappresentazione costruita. Il suo sguardo si concentra su una bellezza autentica e affida alla fotografia il compito di far emergere ciò che spesso resta nascosto sotto la superficie dell’immagine quotidiana.
Il titolo richiama esplicitamente “Uno, nessuno e centomila”, ma lo trasferisce nel presente, nell’epoca dei profili, delle identità moltiplicate, delle immagini continuamente esposte. Ognuno è uno per sé, nessuno nella distanza che lo separa dagli altri, centomila nelle forme in cui viene osservato, interpretato, frainteso. La macchina fotografica diventa così uno spazio di rivelazione e di domanda: chi siamo quando smettiamo di recitare? Quanto ci appartiene davvero il volto che mostriamo?
L’uso dei cappelli scenografici e giocosi realizzati dall’artista Angelo Antelmi introduce nella mostra un elemento teatrale e liberatorio: come accade nel teatro pirandelliano, il gioco della maschera accompagna alla verità. Il segno e il dettaglio inatteso diventano strumenti per far cadere altre maschere, quelle dell’abitudine, della timidezza, della difesa, dell’immagine che ciascuno offre di sé.
Nei ritratti di Patrizia Aversa il set si trasforma in un piccolo palcoscenico intimo, un cerchio di luce nel quale ogni persona può attraversare la propria immagine senza subirla. Nel tempo sospeso dello scatto affiorano esitazioni, ironie, fragilità, fierezze, piccole verità che si lasciano leggere nello sguardo e nella postura. “@Uno_Nessuno_Centomila” è dunque una mostra sul volto, ma soprattutto sulla relazione tra volto e identità. Parla del singolo e, insieme, della comunità. Nei soggetti fotografati si ritrovano domande che appartengono a tutti: quanto di noi consegniamo agli altri? Quanto tratteniamo? Quante immagini diverse abitano una stessa persona?
Il percorso di Patrizia Aversa si distingue da anni per un’attenzione costante agli aspetti antropologici dell’immagine. Fotografa non professionista, ha costruito il proprio sguardo attraverso una ricerca culturale orientata a cogliere tracce, dettagli, cambiamenti e dinamiche della contemporaneità. In circa dieci anni di attività ha realizzato numerose mostre personali sul territorio e ha preso parte a progetti di rilievo nazionale dedicati ai temi sociali, interpretando una fotografia capace di unire sensibilità, osservazione e partecipazione.
Mag 6, 2026
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