November 25, 2020

Brundisium.net
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ara amica/o,
è appena trascorsa l’Epifania che per me, oltre che con il “via” della cantilena sulla fine delle feste, fa rima inesorabilmente con “malinconia”.

 

E’ passato un anno e la legge del tempo ha ancora una volta esercitato prepotentemente i suoi deleteri effetti ; non mi sento per niente un po’ più saggio ma sconsolatamente e solamente un po’ più vecchio.

 

In questo 2017 appena trascorso non mi si è palesata nessuna illuminazione, non ho scoperto nulla di nuovo, non sono riuscito a capire niente di ciò che non avevo capito, le cose che non quadravano continuano a non quadrare e le domande senza risposta aumentano anzichè diminuire ; insomma, “la fodera del mondo “ è ancora tutta là, oscuramente occultata.

 

Si, per carità, qualcosa è successo dal momento che “nessun tempo passa invano”, ma niente di che: ho imparato a dire “fake” al posto di “stronzata”, ho provato un certo compiacimento nel sapere a letto con il febbrone da influenza tanti grillini accesi sostenitori della campagna antivaccinale, ho capito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che per una città il miglior commissario prefettizio è cento volte peggiore del peggior sindaco e ho realizzato che coloro che ritengono Michele Emiliano capace di guidare una regione sono oramai solo dei buontemponi che possono darsi appuntamento , dato lo spazio occorrente, al bar dello sport sotto casa.

 

Come vedi piccole cose meschine che da sole non riempirebbero la vita neanche ad un ospite di “Villa Arzilla”.

 

Quindi anche questo appena trascorso è un anno che non rimpiangerò.

 

Per un mio personalissimo vezzo, a tanti degli anni passati mi è piaciuto assegnare un vessillo, un emblema, un simbolo; una sorta di immagine che da sola ed in modo eloquente e sintetico potesse rappresentare la quintessenza di quei trecentosessantacinque giorni.

 

Un emblema che di volta in volta ha adoperato una parola : gli anni della “nascita”, quando sono arrivati M. ed L. , quello della “svolta”, nel quale ho scelto il lavoro che faccio, e poi l’anno del “disastro”, quello della “resurrezione”, quello degli “addii” e tanti e tanti altri così come gli accadimenti si susseguivano imprimendo alla mia vita nuove traiettorie ed indicando inestricabili percorsi.
Anche quest’anno passato quindi , cara amica/o, avrà un nome; io lo ricorderò come l’anno della “mancanza” o della “sottrazione” o, comunque della “esclusione”.

 

Te ne parlerò meglio e più diffusamente in seguito contando, oltreché sulla tua pazienza, sul tuo sincero affetto che da sempre considero un vero privilegio.

 

A presto,
tuo Apunto Serni.

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