July 13, 2024

Brundisium.net

Per la prima volta nella storia repubblicana di Mesagne i suoi cittadini elettori non avranno la possibilità di scegliere tra le varie forze politiche in campo chi dovrà guidare il paese per i prossimi cinque anni, a meno di considerare l’unica forza in campo una scelta libera. Infatti sono in lizza, al momento, solo una coalizione ipertrofica, tuttora ispirata al “civismo”, raggruppata sotto la guida dell’attuale sindaco, ed una lista creata a tavolino, una sorta di OGM, senza il concorso di partiti politici, apparentemente di centro destra; una foglia di fico utile a mascherare la paradossale situazione dell’assenza di liste alternative.

Il Movimento 5 stelle, così come sviluppatosi in questi cinque anni di consigliatura, rappresentato dal consigliere Ferraro, non sarà presente in quanto “sfiduciato” dai referenti provinciale e regionale, per la semplice ragione che la maggioranza degli iscritti non ha accettato di confluire nella coalizione del sindaco. In sua vece una lista alternativa, approntata alla bisogna dagli stessi referenti nel giro di 24 ore, entrerà in detta coalizione. Negli incontri avvenuti a marzo con il Pd si era parlato di un “ritorno alla politica”, cosa questa che ci vedeva favorevoli nel formare una lista progressista per contrastare la coalizione del sindaco. Questa prospettiva naufragava davanti all’intenzione del Pd di includere nelle forze progressiste proprio il “civismo” del sindaco. È evidente che se si parla di ritorno alla politica, tutto si può fare eccetto che comprendere in questa azione proprio chi fa del “civismo” la sua bandiera, un movimento privo di ideologie e valori, se non quello del governare a tutti i costi imbarcando forze politiche di varie provenienze: un vero e proprio ossimoro.

Diverse le ragioni che ci hanno spinto a rifiutare la proposta PD:
entrare in una coalizione ha senso quando c’è un nemico da battere; qui a Mesagne non esiste questo pericolo, anzi, le forze di destra sono ampiamente presenti nella coalizione del sindaco;
dopo cinque anni passati a fare le bucce a questa amministrazione, rinunciare ai nostri valori sembrava a tutti gli effetti un suicidio assistito. La nostra volontà era e rimaneva quella di poter esprimere un modo diverso di governare la città, fatto più di fatti concreti e meno di effetti speciali che lasciano il tempo che trovano. Accettando, in caso di sconfitta, di dare voce alle forze di opposizione, come stabilito nella nostra Costituzione in quanto diritto inalienabile;
infine per il profondo rispetto che avevamo ed abbiamo dei nostri elettori, poco propensi al cambio di casacca e sempre attenti alla coerenza tra quanto si dice e quanto si fa.

Non dello stesso parere i referenti provinciale e regionale che non hanno dato seguito alla nostra proposta di candidatura, avanzata il 17 aprile senza mai ricevere risposta o motivazione. Questi, disconoscendo la volontà unanime del gruppo pentastellato di Mesagne, preferivano concedere il simbolo in sole 24 ore ai pochi dissociati dell’ultima ora, gli stessi che nella assemblea plenaria si erano detti contrari alla coalizione.

C’è stata nei nostri confronti una sorta di “conventio ad escludendum”, oltre al “fuoco amico”, tesa ad escluderci dalla competizione elettorale, essendo rimasti soli, insieme al consigliere Dimastrodonato, a rappresentare l’opposizione in consiglio comunale.
Prova ne sia la ricostruzione giornalistica data dei fatti: un giorno viene presentato l’ostinato consigliere pentastellato pronto ad entrare in campo “contro tutti”, il giorno dopo lo stesso viene messo alla berlina in quanto espropriato del simbolo e presentato come uno
sprovveduto. Rimane da chiedersi come faceva l’articolista anonimo a sapere della mancata approvazione della lista, dal momento che non è mai arrivata una comunicazione ufficiale.

C’è, nella successione dei due articoli senza firma, un sottotesto da operetta morale, dove il reprobo viene presentato come guidato da una avversione personale verso la figura del sindaco, e quindi, conseguentemente, punito; a maggior edificazione di chi vede questa
amministrazione ed il suo sindaco come l’unica possibile. Una ricostruzione evidentemente “telefonata” da qualcuno.

Se nelle passate amministrative la coalizione “In Sintonia” aveva usato la strategia delle parentele incrociate per raccogliere i voti, questa volta si è superata annientando in tutti i modi la possibilità di presentare proposte concorrenti e quindi pericolose per la sua esistenza; includendo finanche chi aveva definito “accozzaglia” la suddetta coalizione.

Ci resta da chiedere cosa rimane del processo democratico in un contesto dove non c’è la possibilità di scelta, e diviene impossibile esprimere la propria opinione sull’operato di questa giunta; i partiti che a parole dicono di voler contrastare la fuga dalle urne sono gli stessi che, limitando la presenza di liste alternative, la favoriscono. A chi non si sente rappresentato da questo misero quadro elettorale non resta, come protesta, che andarsene al mare nei giorni delle votazioni?

Carlo Ferraro
portavoce del Movimento 5 Stelle di Mesagne

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