July 13, 2024

Brundisium.net

tomaselliTorna periodicamente una discussione pubblica sul destino del porto di Brindisi. E, contestualmente, torna la convinzione che ho maturato negli ultimi anni, per come ho conosciuto quella realtà: venti anni di gestione dell’Autorità portuale che non solo hanno prodotto un bilancio fallimentare, ma hanno rappresentato, grazie alle conduzioni inette o maldestre che si sono susseguite nel tempo, una trama unica che ha “espropriato” i brindisini – a cominciare da chi nel porto ci vive e ci lavora – del loro principale patrimonio naturale oltre che economico e ne ha sostanzialmente mutato l’identità, indebolendola.
Pressoché tutte le gestioni del porto da quando vi è l’Ente portuale, salvo rare parentesi, hanno vissuto di rapporti conflittuali con la città e con gli operatori economici, spesso accompagnati da arroganza e supponenza. Gestioni che, ciclicamente, si sono chiuse in attività amministrative autoreferenziali e a volte funzionali ad interessi economici e professionali estranei al territorio, alimentando clientele e rapporti privilegiati con settori della politica locale o nazionale e con l’utilizzo, a volte ‘allegro’, di procedure opache e poco trasparenti per incarichi, assunzioni, affidamenti di opere. Tutto ciò con spreco evidente di risorse pubbliche e con una mortificazione e penalizzazione delle professionalità e delle competenze interne.
autorita-portualeLa stessa vicenda di Lino Giurgola, con il suo drammatico gesto nei confronti di amministratori e dipendenti dell’Autorità portuale di Brindisi, ha lasciato tutti sgomenti per la degenerazione di momenti di tensione da parte di una persona a tutti nota per la sua caparbietà e passione verso il proprio lavoro e verso lo stesso porto e da cui non ci si sarebbe mai atteso un gesto così inconsulto. A nessuno, ovviamente, può essere consentito ricorrere a gesti violenti; ed alle persone offese va la totale solidarietà umana. Ne parlo anch’io, come altri, a distanza di giorni, interrogandomi sul senso di un gesto così grave.
brindisi-porto-e-aeroportoRiflettere oltre la cronaca di un tale atto, così come ha inteso fare nei giorni scorsi la segretaria della CGIL Michela Almiento, credo sia davvero doveroso per tutti.
E cercare di comprendere quanto sia profonda, a me pare, la frattura culturale oltre che amministrativa e gestionale, tra ente portuale e comunità locale è l’unica strada per rimettere al centro del futuro della città il porto e le sue potenzialità, ben oltre i timidi segnali di ripresa dei traffici degli ultimi mesi, alcuni dei quali ottenuti, però, sacrificando i princìpi (e le opportunità) della concorrenza a favore del monopolista di turno, magari attratto da convenienze economiche e da corsie privilegiate più uniche che rare. Con la consapevolezza, altresì, che Brindisi in tutta questa storia è apparsa, fin troppo spesso, ai margini nei suoi interessi generali: l’integrazione porto-città, l’ampliamento e l’ammodernamento delle infrastrutture, la valorizzazione della polifunzionalità, politiche di attrazione adeguate, e così via. Una città incapace di produrre una autonoma visione del porto, con una rappresentanza istituzionale, politica e sociale litigiosa e divisa, con i soliti pronti alle scorciatoie relazionali con il “gestore” di turno, alla ricerca di reciproche convenienze.

 

Ecco perché nel dibattito di questi mesi sul futuro delle Autorità portuali e sulla ipotesi di un loro accorpamento – temi che nelle prossime settimane entreranno nel vivo – io ho scelto con trasparenza di privilegiare e sostenere le iniziative che potranno produrre una idea concreta di valorizzazione del porto di Brindisi all’interno di una moderna strategia nazionale, anziché una anacronistica difesa di poltrone ben retribuite e che sono state finora occupate, in gran parte, pensando più agli interessi degli occupanti e sacrificando quelli del porto e della città!

 

Sen. Salvatore Tomaselli
Capogruppo PD Commissione Industria

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