June 15, 2024

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Alle ore 18.00 di ieri, sabato 9 settembre 2023, alla presenza del Prefetto di Brindisi, dott.ssa Michela Savina La Iacona, del Vescovo di Oria S.E. Mons. Vincenzo Pisanello, del Sindaco di Oria dott. Cosimo Ferretti, del Comandante Provinciale Carabinieri di Brindisi Colonnello Leonardo Acquaro e con la partecipazione delle massime Autorità civili e militari della provincia, ha avuto luogo a Oria la commemorazione dell’80° anniversario della morte del Capitano dei Carabinieri Orlando De Tommaso, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria nella guerra di liberazione, caduto il 9 settembre 1943 a Roma durante gli scontri per la difesa della Capitale dall’avanzata delle forze naziste.
Per l’eccezionale coraggio e il senso del dovere dimostrati nella circostanza, al Capitano Orlando De Tommaso è stata concessa la massima onorificenza al valor militare, compendiata nella seguente motivazione: «Comandante di Compagnia Allievi Carabinieri impegnata per la difesa della Capitale, nella riconquista di importante caposaldo che truppe tedesche avevano strappato dopo sanguinosa lotta a reparto di altra Arma, mosse all’attacco con slancio superbo, trasfondendo nei suoi giovanissimi gregari grande entusiasmo ed alto spirito combattivo. Dopo tre ore di aspra ed alterna lotta, in un momento decisivo delle sorti del combattimento, per trascinare il suo reparto inchiodato dal fuoco nemico a poche centinaia di metri dall’obiettivo e lanciarlo contro l’ultimo ostacolo, non esitava a balzare in piedi allo scoperto, sulla strada furiosamente battuta, affrontando coscientemente il supremo sacrificio. Colpito a morte da una raffica di arma automatica, cadeva gridando ai suoi Carabinieri: «Avanti! Viva l’Italia». Il suo grido e il suo olocausto, galvanizzando il reparto, lo portarono d’impeto, in una nobile gara di eroismi, alla riconquista dell’obiettivo. Magliana di Roma, 9 settembre 1943».
Alla cerimonia ha partecipato il nipote del decorato, Aldo De Tommaso, anch’egli Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri in servizio a Milano quale Comandante della Squadra Comando del Reparto Carabinieri Servizi Magistratura.
Nel corso della commemorazione è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, resi gli onori ai Caduti e deposta una corona di alloro al Monumento ai Caduti, benedetta da S.E. Monsignor Vincenzo Pisanello.
A seguire, c’è stata l’allocuzione del Prefetto di Brindisi, del Sindaco di Oria e del Comandante Provinciale Carabinieri di Brindisi che, dopo aver salutato il nipote del Capitano Orlando De Tommaso e tutti gli intervenuti, ha ricordato la figura dell’Ufficiale e il tragico evento affinché emerga forte, vivido e luminoso, soprattutto ai più giovani e a coloro che hanno solo qualche sfumata notizia di quell’episodio, l’eroismo dell’Ufficiale dell’Arma che non esitò un solo attimo a mettere a repentaglio la propria vita per contrastare l’avanzata nazista e incitare i suoi militari che, galvanizzati dal suo esempio, riconquistarono il caposaldo, liberando i militari catturati in precedenza dai tedeschi.
Nella lotta partigiana e nelle azioni di rappresaglia naziste l’Arma ebbe 2.735 caduti e 6.521 feriti. Fra le vittime, per citarne solo alcune oltre al Cap. De Tommaso ma ce ne sarebbero tantissime altre, vanno ricordati almeno i dodici Carabinieri martiri delle Fosse Ardeatine, trucidati assieme ad altri 323 ostaggi il 24 marzo 1944 dalle SS di Kappler, e i tre carabinieri consegnatisi a Fiesole in cambio della liberazione degli ostaggi civili e fucilati il 12 agosto 1944.
Il Capitano Orlando De Tommaso, ha continuato il Colonnello Acquaro, ci ha lasciato un esempio luminoso che deve dare a noi Carabinieri e a tutti coloro che quotidianamente adempiono i propri compiti con convinzione, disponibilità e generoso slancio, la forza ed il coraggio di continuare a percorrere silenziosamente la strada del dovere e del sacrificio, in nome di quegli ideali di legalità e giustizia tramandatici dai nostri Padri e dai nostri caduti, che per quegli stessi valori hanno sacrificato la vita e innanzi ai quali ci inchiniamo deferenti.
Il Comandante Provinciale dell’Arma ha infine concluso ringraziando i tanti cittadini presenti e gli amministratori di Oria, ai quali ha rivolto la gratitudine dell’Arma e sua personale per aver voluto rinnovare i sentimenti di concreto attaccamento ai Carabinieri di oggi e di ieri, con l’auspicio di poter contare sempre sulla loro vicinanza e sul loro spirito di collaborazione.
La cerimonia si è conclusa con il concerto della storica Fanfara del 10° Reggimento Carabinieri “Campania”, nata il 18 Giugno del 1862 e diretta dal Luogotenente Carica Speciale, Maestro Luca Bernardo, che ha intonato alcuni brani di musica classica e leggera, per chiudere la serata con l’esecuzione de “La Fedelissima”, marcia d’ordinanza dell’Arma dei Carabinieri, e dell’Inno Nazionale Italiano.

Il Capitano Orlando De Tommaso nacque ad Oria (Br) il 16 febbraio 1897 da Giovanni e Francesca Amici; dopo aver conseguito la maturità classica, venne chiamato alle armi nel settembre 1916 ed assegnato al 1° Reggimento Genio. Ammesso alla Scuola Militare di Modena in qualità di allievo ufficiale di complemento, fu nominato aspirante ufficiale nell’aprile 1917; inviato in zona d’operazioni ed assegnato al 265° Reggimento Fanteria “Lecce”, prese parte all’11^ battaglia dell’Isonzo. Nominato Sottotenente nel luglio del 1917 e Tenente nel marzo del 1918, fu congedato nel giugno 1920. L’anno seguente si arruolò nella Regia Guardia e, allo scioglimento del Corpo, transitò nell’Arma col grado di Tenente in servizio permanente effettivo il 1° febbraio 2023. Resse il comando della Tenenza di Tagliacozzo e nel 1930 ottenne un encomio solenne per l’opera di soccorso prestata a Melfi, colpita da terremoto. Trasferito alla Legione di Milano nel marzo 1932, con la promozione a Capitano, nel 1937 fece rientro a Roma, alla Legione Allievi permanendovi, salvo una breve parentesi di 8 mesi in cui fu assegnato al Comando Superiore dei Carabinieri Reali dello Stato Maggiore mobilitato, fino alla fatidica data dell’8 settembre 1943, quando comandava la 4^ Compagnia del II Battaglione Allievi.

Nella notte tra l’8 ed il 9 settembre 1943, il II Battaglione Allievi Carabinieri (13 ufficiali, 47 sottufficiali e 628 allievi e carabinieri) venne inviato nella zona di Roma-Magliana di rinforzo ad altri reparti del­l’Esercito che, attestati lungo la via Ostiense, contrastavano l’avanzata dei Tedeschi verso la Capitale. Alle ore 1.30 il Battaglione Allievi entrò in contatto col nemico e respinse alcuni tentativi d’infiltrazione, catturando mezzi, armi ed alcuni paracadutisti. Alle 2.00, il Comandante del Battaglione ricevette l’ordine di portarsi sul caposaldo n. 5, al km 7,3 della via Ostiense, per riconquistarlo, in quanto i Tedeschi l’avevano strappato ai Granatieri. Verso le 5.00, il Battaglione, che sino ad allora aveva proseguito quasi indisturbato la lenta marcia di avvicinamento al caposaldo, venne investito da improvviso e violento fuoco nemico, per cui fu costretto a dispiegarsi, con la 4^ Compagnia a cavallo della strada. L’azione di copertura delle nostre armi (autoblindo, semoventi) consentì alla 4^ Compagnia di avanzare ancora per alcune centinaia di metri, con sbalzi di squadra, e di evitare i tentativi nemici di prendere col fuoco d’infilata il nostro reparto.

Verso le 8.00, un violentissimo fuoco nemico bloccò l’avanzata a breve distanza dal caposaldo. Gli Allievi Carabinieri, anche se non abituati al combattimento, riuscirono a sfruttare la variabilità del terreno per assestarsi sulle nuove posizioni, ma avevano bisogno di un esempio trascinatore che li spingesse a balzare sull’avversario, coprendo d’impeto le ultime decine di metri che li dividevano dai Tedeschi. Il Capitano De Tommaso balzò allora in piedi sulla strada falciata dalle mitragliatrici per trascinare i suoi allievi contro il nemico, ma una raffica lo colpì al viso ed all’addome. Pur se la morte fu quasi istantanea, l’Ufficiale ebbe ancora la forza di lanciare grida d’incitamento per i suoi Militari che, galvanizzati dall’esempio del loro Comandante, riconquistarono il caposaldo e liberarono i militari italiani catturati in precedenza.

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