June 10, 2026

Il futuro del polo petrolchimico di Brindisi torna al centro dell’attenzione politica nazionale. È stata infatti presentata un’interrogazione al Ministro delle imprese e del made in Italy da parte dell’on. Claudio Stefanazzi (Partito Democratico), che richiama la situazione di crisi del sito industriale e chiede chiarimenti urgenti sulle prospettive produttive e occupazionali dell’area.

Al centro dell’atto ispettivo vi sono le ricadute della riconversione industriale annunciata da Eni attraverso Versalis, con particolare riferimento allo spegnimento dell’impianto di cracking di Brindisi, attualmente in conservazione. Una scelta che, secondo l’interrogante, rischia di compromettere l’intero equilibrio del distretto chimico, già oggetto di un Protocollo sottoscritto presso il Ministero delle imprese e del made in Italy il 10 marzo 2025.

 

Di seguito il testo integrale dell’interrogazione:

STEFANAZZI
Al Ministro delle imprese e del made in Italy. Per sapere – premesso che:
il polo petrolchimico di Brindisi rappresenta uno dei principali presìdi della chimica di base italiana ed europea; a seguito della decisione del gruppo Eni di procedere alla riconversione industriale dei siti Versalis e, in particolare, allo spegnimento dell’impianto di cracking di Brindisi – attualmente in conservazione – l’intero distretto è interessato da una crisi industriale di rilevanza nazionale, oggetto del Protocollo sottoscritto presso il Ministero delle imprese e del made in Italy il 10 marzo 2025;
l’impianto di cracking è strettamente interconnesso con le altre produzioni del sito: tra queste lo stabilimento gestito a Brindisi dalla multinazionale LyondellBasell dedicato alla produzione di polipropilene, la cui attività dipende dall’approvvigionamento di materia prima derivante dai prodotti del cracking; il venir meno di tale approvvigionamento mette a rischio la continuità produttiva dello stabilimento;
in data odierna (10 giugno 2026) LyondellBasell (LYB) ha annunciato l’avvio delle consultazioni con le organizzazioni sindacali con l’intenzione di chiudere entro la fine dell’anno l’unità di produzione di polipropilene presso il sito di Brindisi, configurando un primo, irreversibile contraccolpo sull’intera filiera della chimica di base;
il polo petrolchimico di Brindisi conta circa 970 addetti diretti e, considerando l’intero indotto, circa 2.500 lavoratori, oltre a un ruolo ritenuto insostituibile nella catena nazionale della chimica di base; la perdita di tali produzioni comprometterebbe la sovranità industriale del Paese in un comparto strategico;
in data 28 aprile 2026, all’esito di un incontro tenutosi presso il Ministero con i vertici del gruppo Eni, il Ministro interrogato annunciava l’intesa per la nomina di un advisor internazionale, con il mandato di individuare un soggetto industriale o finanziario interessato a rilevare le attività di cracking del polo di Brindisi; nella medesima occasione veniva preannunciata la convocazione, entro il mese di giugno 2026, di un nuovo tavolo di confronto con tutti i firmatari del citato Protocollo;
a quanto consta all’interrogante, dall’annuncio del 28 aprile 2026 non risultano resi noti né l’avvenuto conferimento e l’oggetto del mandato all’advisor, né lo stato di avanzamento delle relative attività, né l’eventuale acquisizione di manifestazioni di interesse da parte di soggetti industriali o finanziari;
esperienze maturate in altri Paesi europei dimostrano che è possibile intervenire sugli impianti di cracking attraverso processi di decarbonizzazione ed efficientamento dell’esistente senza intaccarne la capacità produttiva come nel caso dello stabilimento di Shell Chemicals a Moerdijk;
la continuità del cracking è considerata da più parti, incluse le organizzazioni sindacali, condizione indispensabile per rendere appetibile l’investimento e per scongiurare la dismissione irreversibile del polo, dalla quale dipende anche la sorte dello stabilimento Basell –:
quali aggiornamenti il Ministro interrogato disponga in merito allo stato di attuazione del mandato conferito all’advisor incaricato di individuare un soggetto interessato a rilevare le attività di cracking del polo petrolchimico di Brindisi, con particolare riferimento alle tempistiche, agli esiti dell’attività finora svolta e all’eventuale acquisizione di manifestazioni di interesse, e se intenda renderne pubblici i contenuti;
se il nuovo tavolo di confronto preannunciato entro il mese di giugno 2026 sia stato convocato ovvero quando si intenda convocarlo, e con quali obiettivi e impegni in ordine alla salvaguardia produttiva e occupazionale del polo;
quali iniziative urgenti intenda assumere a tutela dei livelli occupazionali del polo petrolchimico di Brindisi e, in particolare, dei lavoratori dello stabilimento Basell, a fronte delle notizie relative alla sua imminente chiusura e se non ritenga di promuovere, anche alla luce delle migliori esperienze europee in materia, soluzioni di riconversione e decarbonizzazione idonee a salvaguardare la capacità produttiva del sito e la continuità della chimica di base nel Paese.
On. Claudio Stefanazzi (Partito Democratico)

 

L’interrogazione punta dunque i riflettori su tre nodi centrali: il destino dell’impianto di cracking, la tenuta della filiera produttiva collegata e il rischio occupazionale che coinvolge centinaia di lavoratori diretti e dell’indotto.

 

Il Ministero delle imprese e del made in Italy è ora chiamato a fornire aggiornamenti sul lavoro dell’advisor internazionale, sulle eventuali manifestazioni di interesse industriale e sulla convocazione del tavolo di confronto promesso nei mesi scorsi.

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