December 1, 2020

Brundisium.net
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Quest’anno una festa della mamma meno “patinata” del solito, priva di richiami consumistici, di retorica e banalità. Perfino le famose “azalee” non si acquistano nelle piazze ma su prenotazione telefonica o online, come accade per i take away e per le consegne a domicilio.

Oggi scriviamo pagine di storia che si distaccano da un passato recente ma anche più lontano, nell’era del corona virus, che è giunta al pari di un cataclisma a mutare situazioni e prospettive di vita.

 

Le origini della festa della mamma le rintracciamo negli Stati Uniti nel maggio del 1870, quando un’attivista di nome Julia Ward Howe propose l’istituzione della Giornata della madre per la pace (Mother’s Day for Peace), per manifestare contro la guerra alla luce della figura femminile che porta in sé e protegge il germe della vita.

In Italia fu nel 1933 che nacque l’intento di festeggiare la mamma, infatti il 24 dicembre venne stabilita la celebrazione della Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo. Tuttavia è solo dal 1956 che tale giornata è divenuta una ricorrenza annuale collocata nella seconda domenica del mese di maggio.

Da allora è divenuta per noi tutti un’istituzione, con una ritualità che ha rappresentato finora una certezza, come le rose, le citate azalee, i baci ed i cioccolatini a forma di cuore…

 

Quest’anno niente è più come prima, e quest’affermazione è tremendamente vera, “crudamente” realistica, non fosse altro per le mamme che non sono più fra noi a causa della pandemia; un dato indica la mortalità femminile per corona virus come il 30% sul totale dei decessi.

Quante le mamme che non potranno festeggiare con i propri cari e quanti coloro che soffriranno per queste perdite improvvise, spesso premature perché impreviste, anche quando l’età era avanzata.

Rivolgiamo loro un pensiero solidale, oltre le facciate degli stereotipi dell’esibizionismo da balcone, affinché da questa immane tragedia possa nascere un sentire nuovo, scia del dolore da corona virus.

Un pensiero augurale anche alle neomamme che magari hanno affrontato parto o puerperio in lockdown, con le ansie e le difficoltà già presenti normalmente, amplificate e nell’incertezza di quello che sarebbe potuto accadere, in un futuro del tutto indefinito e ancora da scrivere…

Un pensiero a chi per propria volontà, per casualità o per situazioni esterne al proprio volere, non rappresenta lo stereotipo della madre: si può essere madri di un’idea, rappresentare e realizzare con spirito di generosità qualcosa di importante e necessario per la comunità, le azioni delle donne spesso sono un piccolo seme che genera vita.

Un pensiero a quante nelle istituzioni ed agenzie educative si occupano di figli non propri nell’intento di aiutarli a costruire percorsi futuri di vita.

Un pensiero a chi ha accolto storie di pregresso dolore per rendere possibile ciò che non lo sarebbe mai stato, con la cura , l’amore e la dedizione di figli giunti da altrove.

 

Un pensiero a mia madre che da tempo, come recitano i versi di una famosa canzone, mi ha lasciata da sola davanti al cielo …

 

Brindisi 09/05/2020
Iacopina Maiolo

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