April 18, 2021

Brundisium.net
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A distanza di pochi giorni i Carabinieri Forestali della Stazione di Ceglie Messapica hanno individuato un altro esercizio abusivo di autocarrozzeria, questa volta alla periferia di San Michele Salentino.
Ai Militari non è sfuggito che, all’ esterno di un fabbricato, fossero accatastati materiali vari, probabili residui di un’ attività di autoriparazione. Dall’ accertamento sul posto è risultato che nel locale e sue pertinenze venivano eseguiti lavori di carrozzeria, senza alcuna autorizzazione.
Pertanto hanno provveduto a sottoporre a sequestro amministrativo tutte le attrezzature, applicando quanto previsto dall’ art. 10 della Legge 122 del 1992 (modificata dalla Legge 224 del 2012), che disciplina il settore delle autoriparazioni, per la successiva confisca. Al titolare è stata comminata una sanzione da 5.000 a 15.000 euro (5.000 se pagata entro 60 giorni).
L’ esercente abusivo, F.M. di anni 66, è stato inoltre deferito alla Procura della Repubblica di Brindisi, per deposito incontrollato di rifiuti anche pericolosi (ai sensi dell’ art. 256, comma 2, del Decreto legislativo 152 del 2006 – cosiddetto“Testo Unico Ambientale”).
Infatti, all’ esterno dell’ autofficina giacevano rifiuti accatastati, fra cui pneumatici fuori uso, batterie esauste, parti di scocche ed altri residui di carrozzeria, probabilmente pronte per essere “smaltite” a breve nelle campagne circostanti. L’ area occupata dai rifiuti è stata sottoposta a sequestro preventivo penale.
Quest’ ultimo episodio conferma ulteriormente la tesi che gli esercizi di autoriparazione abusivi, oltre a costituire un illecito anche ai danni degli operatori regolari, sono un pericolo potenziale e reale per l’ ambiente, in quanto i rifiuti prodotti non sono inseriti nel normale circuito del recupero, bensì vengono smaltiti con abbandono nel territorio rurale.
In questo caso, essendovi anche rifiuti pericolosi, il trasgressore non potrà beneficiare dell’ istituto della definizione amministrativa del reato, introdotto dalla Legge 68 del 2015, ma rischia invece la pena dell’ arresto da sei mesi a due anni ed un’ ammenda da euro 2.600 a 26.000, oltre all’ obbligo di bonifica ed alla confisca dell’ area sequestrata.

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