November 25, 2020

Brundisium.net
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Cara amica/o di facebook,
vengo al punto per non seccarti ulteriormente e chiarisco : mi autoescludo, assolutamente e definitivamente, dalle discussioni su face book.

Non voglio più avere a che fare con giustizialisti- moralisti-fustigatori-indignati-ambientalistiarrabbiati-censori-vegani-grillini-travagliani e davighiani; con loro non ci voglio parlare e non voglio confrontarmi.

 

So che rifiutarsi di dialogare è politicamente scorretto e a mia discolpa, correndo il rischio di apparire uno snob che se la tira, potrei citare Jep Gambardella : “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”, ma siccome non ho sessantacinque anni, non me la tiro e non sono uno snob, per giustificare questo mio atteggiamento apparentemente elitario cito Caparezza: “Devo fare ciò che mi fa stare bene”.

 

A me, quelle discussioni su facebook, invece, mi fanno stare male; troppi punti esclamativi, troppe certezze, troppi indicativi e imperativi.

Io ho solo qualche tormentata escatologica certezza “ultima” mentre sulle “penultime” ammetto di essere alquanto carente.

 

Mi piace il “forse” ripetuto, ed ogni volta una voluta di pensiero in più, uno strato di complessità che si dirada, una scoperta; cerco l’ “anche se” con il suo carico di contraddizione totale e spiazzante; adoro il condizionale ed i periodi ipotetici (meglio se del terzo tipo); stravedo per il congiuntivo che è il modo della possibilità, del timore, del desiderio e del dubbio; navigo nei puntini di sospensione , abbondanti, in fila per tre, come scale che finiscono all’improvviso nel nulla .

 

Mi piace il discorso interrogativo, emetico, problematico perché mi piacciono le persone che si interrogano, ermetiche, problematiche.

Mi piace interrogarmi su Schettino paralizzato dalla paura e vittima della sua sbruffoneria micidiale.
Penso al suo senso di colpa enorme per qualsiasi uomo e rivendico lo spazio (anche virtuale) per riflettere sulle miserie umane di ognuno di noi mentre non mi appassiona il coraggio da scrivania di De Falco.

Mi interrogo se sia più difficile e tormentato fare politica come Renzi o Berlusconi o come il dotto Di Maio.

Mi piace camminare controvento per poi cercare, se necessario, di cambiare il corso del vento e non del cammino.

Mi piace ascoltare (anche virtualmente) chi si interroga e cerca più che chi afferma e decide.

 

Insomma, cara amica/o di face book, io non sono fatto per le discussioni in rete.

 

Facebook ha sdoganato tutti e tutti credono di poter dire tutto su tutto in modo grillino, facinoroso, irascibile, settario ed intollerante.

 

Io me ne vado; continuerò a scrivere di tanto in tanto solo se una serie di sinapsi e di neuroni si concateneranno in modo per me convincente.

 

In rete continuerò a salutare qualche amico o qualche parente ritrovata, cercherò qualcosa di poetico o semplicemente di intelligente da leggere e il sabato sera mi rifugerò, invece, in qualche sana, estenuante, complicata, inconcludente discussione con le persone delle quali mi piace la risata.

 

Ciao, cara amica/o di face book, e grazie per la tua attenzione.
Apunto Serni.

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