I saldi invernali 2026 confermano un dato ormai evidente: il commercio di prossimità continua a rappresentare un presidio economico e sociale fondamentale, ma opera in un contesto sbilanciato a favore dei grandi operatori, dove la competizione non è più paritaria e la sopravvivenza delle piccole imprese dipende sempre più dai sacrifici personali degli esercenti.
“Il nostro ecosistema commerciale è fragile” afferma il presidente della Confesercenti della provincia di Brindisi. “La rete di prossimità sopravvive grazie alla qualità del servizio e ai sacrifici economici, materiali e morali degli imprenditori, delle loro famiglie e dei dipendenti – quando ci sono. Tutto questo mentre il mercato premia chi dispone di risorse, strutture e potere contrattuale che i piccoli non possono nemmeno avvicinare”.
Secondo il presidente dell’associazione, continuare a parlare delle liberalizzazioni come di un tema attuale è fuorviante: “Le liberalizzazioni introdotte oltre vent’anni fa hanno già prodotto i loro effetti. Hanno modificato la morfologia del commercio, favorito la concentrazione dell’offerta, indebolito la rete di prossimità e desertificato intere aree urbane. Non ha senso richiamarle come un rischio: sono un’eredità con cui conviviamo ogni giorno”.
In questo quadro, Confesercenti Brindisi definisce la discussione sulle aperture domenicali un “falso problema”: “Non è più una questione di libertà d’impresa. È una questione di equilibrio del sistema. Basterebbe una norma semplice: riconoscere che la domenica è un tempo sacro per le famiglie degli esercenti e dei dipendenti, e stabilire la chiusura generalizzata. Una regola uguale per tutti, che impedirebbe ai grandi operatori di sfruttare un vantaggio strutturale insostenibile per i piccoli”.
Accanto al tema degli orari, Confesercenti Brindisi richiama l’attenzione su un altro nodo cruciale, troppo spesso ignorato nelle politiche urbane: la carenza strutturale di parcheggi. “Tra le scelte pubbliche su commercio, urbanistica e mobilità che incidono direttamente sulla vita delle imprese, c’è una necessità non più procrastinabile: creare parcheggi in numero proporzionale alle auto in circolazione in un dato territorio. Continuare a far finta di ignorare questo problema significa rendere di fatto impossibile l’accesso ai centri storico‑commerciali delle città. E quando l’accesso è difficile, l’accoglienza diventa impossibile: il risultato è un danno diretto agli esercizi di vicinato e un vantaggio automatico per i centri commerciali, che invece offrono parcheggi ampi, gratuiti e immediatamente disponibili”.
Per Confesercenti Brindisi, la questione non è tecnica ma politica: “Non si può parlare di rigenerazione urbana, di commercio di qualità o di centri storici vivi se non si affronta il tema dell’accessibilità. Senza parcheggi adeguati, il centro diventa un luogo simbolico ma non funzionale, bello da raccontare ma difficile da vivere. E il commercio locale paga il prezzo più alto”. L’associazione chiede quindi alle istituzioni locali e regionali di aprire un confronto stabile sulle politiche del commercio, con tre priorità: – ricostruire equilibrio dopo gli effetti delle liberalizzazioni; – sostenere la competitività delle micro e piccole imprese, che garantiscono presidio sociale e qualità urbana; – affrontare finalmente il tema dell’accessibilità urbana, con parcheggi proporzionati al traffico reale e politiche di mobilità che non penalizzino i centri storici.
Il commercio di vicinato non chiede privilegi, ma “condizioni eque” conclude Michele Piccirillo, Presidente dell’associazione. “Se vogliamo città vive, sicure e coese, dobbiamo rimettere al centro un pluralismo commerciale equilibrato, dove nessuna forma distributiva – grande o piccola – possa prevalere sulle altre, insieme a un’accessibilità urbana reale e alla dignità del lavoro delle famiglie che tengono aperti i nostri negozi. È una responsabilità collettiva.
CONFESERCENTI BRINDISI
