September 23, 2020

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Domani 1 febbraio, per la stagione teatrale del Comune di Cisternino-Teatro Pubblico Pugliese, al Teatro Paolo Grassi Cisternino, alle ore 21, va in scena la “Compagnia del Sole” con
QUALE DROGA FA PER ME? Una conferenza

traduzione di Marit Nissen, Monica Casadei / immagini Scotto di Luzio / costume Jessica Zambelli / oggetti di scena Marco Zezza / progetto di M. Anaclerio e M. Nappo / organizzazione Tiziana Laurenza

con Stella Addario
regia e impianto scenico MARINELLA ANACLERIO

 


Di questo testo di KAI HENSEL mi ha colpito molto la genialità dell’accostamento tra la natura della conferenza e quello della conferenziera.
Una tenera e s’intuisce decisamente sprovveduta casalinga, madre di un bimbo problematico e con un marito distratto ed assente (guarda un pò), decide di affrontare il vuoto di un’esistenza, già segnata fino alla sua conclusione, battendo vie non consuete alla sua “categoria”. Grazie al garzone dell’idraulico che viene a ripararle una perdita in casa, scopre l’Ecstasy e da lì comincia ad esplorare il mondo delle droghe con passione e serietà.
Il frutto di questa esperienza diventa materia di un’accorata dissertazione che ha il fine di facilitare gli spettatori interessati nella scelta dell’additivo chimico o naturale, che li aiuti a condurre il proprio personale viaggio sulla terra.
Nume tutelare è Seneca, onnipresente con i suoi aforismi, saggezza in pillole per orientarsi e confrontarsi nei momenti bui. La puntualità scientifica con cui viene condotto il discorso contrasta prepotentemente con il personaggio che, suo malgrado permette l’irrompere di stralci di vita personale subito ricondotta al tema principale: il diritto alla ricerca della felicità dell’essere umano, ma anche il diritto all’informazione, e l’importanza di conoscere per poter esercitare il libero arbitrio.
Il finale è molto ambiguo: Hanna è forse un fantasma che dall’aldilà viene a confonderci, oppure un essere disperato che non fa che sognare il suo funerale,oppure una donna illuminata che in modo originale ha trovato un equilibrio nella vita, anche se tale equilibrio la sta consumando velocemente. Tolstoj diceva che quanto prima un uomo inizia a pensare al giorno della propria morte tanto meglio vivrà la sua vita… La vita è per sua natura ambigua e misteriosa, perché proprio noi dovremmo a tutti i costi dare una risposta? L’impianto scenico è molto semplice: una scrivania-palcoscenico, un busto di Seneca, e 2 piccoli schermi per le proiezioni. Le immagini sono realizzate da Lorenzo Scotto di Luzio, giovane ma già riconosciuto artista napoletano.
Marinella Anaclerio

 

Alla descrizione di questa donna, l’autore ha dedicato un solo rigo: Hanna è una casalinga, madre di un bambino. Ed anche per definire lo spazio in cui il racconto di Hanna si svolge c’è bisogno di poco: un tavolo, un proiettore, un busto di Seneca.  Pochi confini, fisici e morali, per delimitare il racconto di una donna qualunque, uno dei tanti visi che  ognuno di noi incrocia per strada, di cui non sappiamo nulla, ma dietro cui può nascondersi di tutto.
Non è un’eroina a parlarci, non nel senso tradizionale del termine, ma una donna annullata, rinchiusa  e “protetta” nella sua condizione di casalinga e mamma.
Non saper più abbracciare il proprio bambino.
Non avere più nulla da dire al proprio marito.
Ed anche il linguaggio di Hanna è prevalentemente convenzionale, se non fosse intervallato da alcune massime di Seneca.
Chiedersi, anche se non sempre con parole precise, se si è felici della propria vita.
Domande e condizioni banali e quotidiane, ma irrispettosamente urgenti enunciate con provocatoria dolcezza. La dolcezza di chi avverte, anche per un solo istante, il proprio essere minuscoli di fronte a questi quesiti. Il proprio essere inadeguati. Come i bimbi che giocano, cantilenano e parlano ad amici immaginari, per non sentire lo stridore attorno a loro che avanza inesorabile.
Stella Addario

 

 

Ufficio Stampa Teatro Pubblico Pugliese

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