Nella Casa Circondariale di Brindisi si conclude in questi giorni un percorso che prende spunto dalla campagna “Impara l’Arte” sviluppata dalle sedi del circuito Gruppo FORTIS. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Profeta — partner e sede del circuito del Gruppo FORTIS — è stata accolta con entusiasmo dalla Casa Circondariale di Brindisi. Il progetto si inserisce in un percorso volto a offrire concrete occasioni di riscatto e a favorire il riavvicinamento del singolo al territorio.
Per questi motivi, dentro uno dei luoghi più importanti per il rilancio sociale dell’individuo e della collettività, la parola “mestieri” ha recuperato il suo significato più autentico. Imparare un’arte, riscoprire il saper fare, seguire un metodo e rispettare i tempi significa rimettere ordine, attenzione e responsabilità al centro della quotidianità. Le competenze pratiche e gli antichi mestieri tornano così ad avere valore come esperienza reale che parla di disciplina, impegno e fiducia nel futuro.
Il progetto, inserito nella sezione dedicata al fai da te della campagna, punta sul “saper fare” come linguaggio comune. Le mani diventano strumento di apprendimento e di espressione, il lavoro manuale diventa una forma di educazione che aiuta a ritrovare concentrazione e senso del tempo. In carcere questo approccio assume un significato ancora più forte, perché offre ai detenuti la possibilità di acquisire competenze spendibili e di immaginare un percorso diverso una volta fuori.
Con l’avvio del progetto “IMPARARE IL MESTIERE: CORSO BASE DI EDILIZIA E MANUTENZIONE”. Formazione pratica per la cura degli spazi e la crescita personale” presso la Casa Circondariale di Brindisi, si consolida l’impegno sociale del territorio, confermando il ruolo cruciale della formazione nei percorsi di riabilitazione. Un contributo fondamentale è stato offerto dalla Direttrice della struttura, la Dott.ssa Valentina Meo Evoli, e dal Comandante della Polizia Penitenziaria, il Dirigente Benvenuto Greco. Il loro coordinamento, unitamente al supporto strategico dell’Area Trattamentale, è stato determinante per la riuscita dell’intervento.
Un’iniziativa che dimostra come la cultura non si limiti a istruire, ma sia capace di restituire dignità alle persone, valore al lavoro manuale e centralità alla crescita umana, specialmente nei luoghi dove la speranza ha più bisogno di spazio.
