January 10, 2026

Ora che anche a Brindisi le luminarie natalizie vengono progressivamente rimosse e le vie tornano alla loro fisionomia ordinaria, resta aperta una domanda che accompagna ogni fine festività: quale impatto reale hanno avuto queste spese sull’economia cittadina?

L’aiuto per una prima analisi arriva dallo studio della Jfc, società di consulenza specializzata in turismo e sviluppo territoriale, che ha fotografato un fenomeno diffuso su scala nazionale.
Per il Natale, i Comuni italiani hanno investito cifre rilevanti in luci, addobbi ed eventi: oltre 397 milioni di euro complessivi. Più della metà delle amministrazioni ha destinato risorse specifiche, e 5.084 Comuni – pari al 64,4% del totale – hanno organizzato iniziative natalizie, mercatini e allestimenti luminosi.
La sola spesa per illuminazioni, decorazioni, alberi e spettacoli ha raggiunto i 274 milioni di euro, ai quali si sommano i costi per il personale comunale impiegato (98,5 milioni) e quelli legati ai consumi energetici (24,9 milioni).
Numeri importanti che, tuttavia, raramente si traducono in un effettivo richiamo turistico. Secondo Jfc, solo poche centinaia di Comuni riescono ad attrarre visitatori disposti a pernottare almeno una notte, mentre la maggior parte delle iniziative resta confinata a un pubblico locale o di prossimità.

Limitarsi a un confronto tra costi e incassi, però, rischia di offrire una lettura incompleta.
A Brindisi – come in molte città di medie dimensioni – le luminarie restano un elemento irrinunciabile. Non se ne può fare a meno. Le luci danno identità al periodo natalizio, sostengono il commercio creando un clima favorevole agli acquisti e rafforzano il senso di appartenenza dei residenti, che vedono la propria città curata, accogliente, capace di mostrarsi al meglio.
Anche quest’anno, a Brindisi, le luminarie hanno restituito un’immagine gradevole della città, animando il centro e, nonostante i corsi aperti, richiamando famiglie, giovani e visitatori anche dai comuni limitrofi.

«C’era movimento, la gente passeggiava, si fermava a guardare, faceva foto», racconta una commerciante del centro. «L’atmosfera era bella, ma le vendite non sempre hanno seguito lo stesso andamento».
Una percezione diffusa tra molti esercenti: aumento dei passaggi, ricadute economiche contenute. Fermo restando l’erosione dei consumi prodotta dall’incertezza economica, il dato impone una riflessione sulla capacità delle iniziative natalizie di trasformarsi in occasioni strutturate di sviluppo, capaci di incidere su pernottamenti, ristorazione e servizi, indicatori chiave per misurare l’effettivo ritorno economico.

In questo contesto, uno dei nodi del Natale 2025 ha riguardato gli eventi. Il programma complessivo è apparso sinceramente povero, con un’offerta limitata e poco strutturata. Gran parte degli appuntamenti si è retta sul lavoro dell’associazione Brindisi e le Antiche Strade, che ha animato lo spazio dell’ex Convento delle Scuole Pie, sostenendo di fatto quasi da sola l’ossatura degli eventi.
Per assenza di risorse economiche, é mancata una strategia più ampia e condivisa. E senza un calendario continuativo e omogeneo, senza una promozione mirata oltre i confini provinciali, senza un coinvolgimento più strutturato delle attività economiche locali, gli eventi rischiano di non restituire l’efficacia che dovrebbero possedere.

Nel quadro d’assieme spicca, invece, un’esperienza che sta diventando una piacevole tradizione cittadina: i brunch di Natale e Capodanno. Un’iniziativa nata spontaneamente, portata avanti dai locali del centro e delle zone più frequentate, che anno dopo anno cresce, riempie le strade in modo sorprendente e, soprattutto, fa comunità. Tavoli pieni, vie affollate, persone che si incontrano e restano in città: un successo costruito senza alcun apporto delle amministrazioni pubbliche.

Un segnale chiaro. Dove l’iniziativa privata è libera di sperimentare e collaborare, i risultati arrivano. I brunch dimostrano che la vitalità urbana non dipende da eventi calati dall’alto, ma dalla capacità degli operatori di fare rete, intercettare bisogni reali e generare occasioni autentiche di socialità. Non un evento isolato, ma un modello: comunità, economia e identità che si rafforzano insieme.

Da qui passa il senso di una possibile evoluzione. Le luci e gli eventi restano una base necessaria, ma da soli non bastano. Inserirle in una visione coerente, capace di integrare iniziativa pubblica e progettualità privata, significa trasformare il Natale in uno strumento di sviluppo urbano.
È in questo equilibrio, già visibile nelle esperienze che funzionano, che Brindisi può costruire un modello più solido e meno episodico e dispersivo.

Ore.Pi.

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