October 3, 2022

Brundisium.net
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Si continua a non voler capire (proprio da chi, più di tutti, sarebbe deputato a farlo) che lo sport ­ ce l’hanno insegnato i Greci con le Olimpiadi ­ è sempre stato, ed è tuttora, un elemento fondante della società civile. Naturalmente quello al netto degli episodi di corruzione che episodicamente lo toccano perché, come diceva Montanelli, la corruzione, a noi italiani, ci deriva da qualche virus annidato nel sangue e di cui non abbiamo mai trovato il vaccino.

 

Specialmente a Brindisi non si è mai abbastanza capita l’importanza dello sport. Così, a parte qualche bella parentesi che ha interessato il calcio della serie B (pagato però con la svendita di alcuni “gioielli” della città), del basket firmato Bartolini e Scotto (questo sì, senza macchia e senza dolo) e di qualche altra disciplina “minore”, gli amministratori del passato remoto e di quello prossimo non hanno degnato di molta attenzione l’attività sportiva. Per non dire che, in alcuni momenti, l’hanno addirittura osteggiata.

 

A differenza di altre realtà, come per esempio quella di Venezia che, grazie alla conquista dello scudetto di basket di alcuni giorni fa, ha dimostrato d’essere una città di terra e di acqua che ha saputo rialzarsi dallo stato di nobile decaduta. Una città che ha dimostrato d’essere ancora viva malgrado l’orda di 25 milioni di turisti che l’oltraggiano durante tutto l’anno e nonostante che gli abitanti del centro storico siano rimasti meno di 55 mila, circondati da quasi 5 mila tra B&B, case per ferie e residence per vacanzieri.

 

Insomma il mito della laguna malinconica, decadente e malata, che ha avuto il suo apice con “La morte a Venezia” di Thomas Mann e poi di Luchino Visconti svanisce come d’incanto di fronte a questa straordinaria impresa sportiva. E uno degli artefici della conquista di uno scudetto che mancava dal lontano 1942 è stato proprio il sindaco Brugnaro con un impegno iniziato nel 2006, quando non era ancora sceso in politica. Ma aveva capito che non sarebbero bastati i risultati sportivi, che bisognava “ricostruire un pezzo di città”.

 

E Brugnaro l’ho visto, durante le riprese televisive, soffrire insieme alla moglie e ai suoi concittadini ed esultare, e poi ancora soffrire fin quando l’ultimo pallone non ha forato la retina dei degni avversari trentini. E poi è seguita l’apoteosi dei festeggiamenti tra gli affreschi del primo palazzetto in cui ha giocato la Reyer ­ la Scuola Grande della Misericordia a Cannaregio, realizzata dal Sansovino nel XIV secolo ­ e, a seguire, la sfilata sulle gondole in Canal Grande.

 

A beneficio di chi non è appassionato di basket va detto che la New Basket Brindisi ha giocato quest’anno lo stesso Campionato di serie A della Reyer Venezia, anche se con esiti diversi. Come diverso è stato l’interessamento alla squadra brindisina da parte degli amministratori locali, Sindaca in testa.

 

Ma si può criticare qualcuno che non prova nulla per lo sport o, in particolare, per una disciplina sportiva?
Se, nella fattispecie del basket, non sente catapultato tutto se stesso nel canestro allorché il “suo” pivot, alzandosi al cielo acchiappa un alley oop e “schiaccia” un pallone con la forza di dieci dita-tentacoli?
O se non apprezza la spettacolarità di un assist che il play regala al compagno sopraggiunto come un fulmine sotto canestro?
O se non gode quando la guardia del cuore ruba palla all’avversario e solitario, attraversando tutto il campo come un treno, va ad adagiarla con delicatezza nella retina?
O se non si spela le mani di fronte al miracolo di un pallone che, lasciato libero dalla mano “calda” di un’ala piccola, dopo un volo di sette-otto metri, va ad arricchire di tre punti il tabellone home?

 

No, non si può criticare nessuno se non prova queste emozioni!

 

Piuttosto la critica va fatta all’Amministrazione comunale per altri motivi.

 

Perché non ha voluto mai capire che il fenomeno basket a Brindisi, in aggiunta alla valenza sportiva, può essere (e finora lo è stato) il segnale di riscossa di un ambiente maltrattato soprattutto dai suoi rappresentanti ai vari livelli.
Perché si è rifiutata di comprendere che è solo autopunitiva l’ostinazione, fatta con malcelata compiacenza (e questa è la cosa più triste!), di trincerarsi dietro le (seppure obiettive) difficoltà di bilancio senza tentare tutte le strade per ottenere finanziamenti idonei alla costruzione di una struttura degna di rappresentare la città in campo nazionale ed europeo.

 

Una Amministrazione che ha sempre dimostrata una vergognosa sudditanza e mancanza di forza contrattuale nei confronti di Enel che ora, dopo un lungo silenzio, si tira elegantemente fuori dall’impegno della sponsorizzazione dichiarandosi disposto a realizzare, nelle realtà in cui è presente, un progetto “mirato alla promozione territoriale individuato nell’ambito del piano di sostenibilità”.

 

Ma mi faccia il piacere!, direbbe Totò con tanto di manata sulla spalla dell’amministratore delegato dell’Ente energetico.

 

E non si dica che l’Enel in questi anni ha dato tanto alla città sia come main sponsor della squadra di basket che come sostenitore di altre piccole realtà sportive, oltre che della Fondazione Teatro Verdi e dell’Università. Nulla in confronto a quello che Brindisi ha dato all’Enel per avergli concesso di realizzare ben due centrali elettriche che hanno provocato, nel tempo, i danni ambientali che sono sotto gli occhi di tutti. Per non parlare di un impatto sanitario ancora tutto da valutare.

 

Convinciamoci di questo: Enel, a parziale compensazione dei danni provocati, ha dato poco o niente al territorio cittadino e a quello provinciale. Nemmeno una simbolica riduzione sui costi dell’energia elettrica prodotta a Brindisi e distribuita in tutta la penisola!

 

La storia con Enel, come tutte le storie d’amore che si rispettano, va dunque incontro ad un triste epilogo, malgrado i due anni di sponsorizzazione a costo stracciato che ancora la legherebbe alla New Basket Brindisi.

 

Ma è la storia dell’Enel come impresa che va a chiudersi. Infatti, alla luce della recente conferenza sull’ambiente di Parigi, la centrale Federico II (anche il nome di quel nostro grande estimatore e benefattore ci hanno scippato!) dovrà cessare l’attività entro il 2025-2030.

 

Pertanto è assolutamente fantasiosa l’idea lanciata l’altro giorno dall’articolista della Gazzetta del Mezzogiorno secondo la quale il Commissario Prefettizio, con tutte le gatte da pelare lasciategli dalla decaduta Amministrazione, possa farsi carico di proporre ad Enel l’impegno a realizzare una struttura (di almeno cinquemila spettatori), ad uso polivalente, nella quale possano svolgersi attività anche non solo sportive.

 

Non ho ben compreso: chi dovrebbe farlo questo Palaeventi? L’Enel? Ma se non ha nemmeno aderito alla richiesta più volte formulata (recentemente anche dall’ex sindaca Carluccio) relativa alla cessione gratuita di quel fabbricato inutilizzato e fatiscente di via Bastioni San Giacomo, vergognosamente abbarbicato alle mura di cinta di Carlo V!
Mi direte: ma cosa costa illudersi? Il giornalista Armando Torno afferma che “è bello illudersi. Fa bene. Aiuta a migliorare la vita, anzi consente ad essa di non trasformarsi in una meccanica ripetizione di giorni. Senza le illusioni non ci sarebbe la filosofia, le religioni perderebbero gran parte del loro immaginario, gli sportivi sarebbero disoccupati, chi desiderasse tentare un’impresa non comincerebbe nemmeno e soprattutto non ci sarebbe l’amore”.

 

E Demostene, nella sua Terza Olintiaca, osserva che “nulla è più facile che illudersi, perché ciò che ogni uomo desidera crede che sia anche vero”.

 

Io dico che, almeno in questa circostanza, non solo sia inutile illudersi, ma sia anche dannoso. Proprio perché ci siamo illusi (proprietà della New Basket, tifosi e stampa) siamo giunti alla fine di giugno senza avere le idee sul coach, sul roster e sul destino che attende la Società non nel medio-lungo tempo, ma tra qualche settimana. E tutto ciò lo dobbiamo al ritardo con cui Enel ha finalmente sputato il rospo!

 

Il tifo non mi rende cieco a tal punto da non riconoscere che Enel ha tutto il diritto, specie alla luce dei tempi neri che si preannunciano, di tirarsi fuori da questo impegno pluriennale. Anche se mi riesce difficile comprendere la ratio delle sponsorizzazioni a suon di milioni concesse, proprio in questo periodo, ad altre attività sportive, prima tra tutte il Giro d’Italia.

 

Quello che disapprovo sono le modalità con le quali ha manifestato il suo disimpegno.

 

Un tempo ai figli colpevoli di marachelle più o meno grosse i genitori, alzando l’indice e facendolo oscillare come un pendolo sotto il naso dei frugoletti, solevano dire: No! Così non si fa…

 

È quello che, senza esitazione alcuna e senza alcuna acrimonia, mi sento di dire all’amministratore delegato di Enel: No! Cara (nella duplice accezione di affettuosa e costosa) Enel, così non si fa…

 

 

Guido Giampietro

2 Comments

  • Rispondi
    alberto
    25 Giugno 2017

    ottimo articolo e ottima analisi. riguardo al “palaeventi” vedasi qto realizzato,per esempio, a Bologna con l’attual Unipol Arena, campo di gioco della Virtus e di eventi, sol per dire gli ultimi, di sabato 24 Tizano Ferro, lunedì 26 Deep Purple (niente di meno!!!) e tanti altri, bast guardare sul sito. Un palaeventi comunale si ripagherebbe da solo in 3 anni, manoi siamo brindisini…. la la la la…

  • Rispondi
    ANTONIO
    26 Giugno 2017

    Imbarazzante solo leggere il nome di questo (ex) sindaco. Il nulla condito con niente. Figuriamoci poi se avesse mai pensato di realizzare il nuovo palazzetto! L’ENEL andava affrontata a muso duro anche con interventi a livello nazionale.
    L’unica cosa che poteva fare questo sindaco ERA SPARIRE! Credo ci sia riuscita benissimo!

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