June 9, 2026

C’è un perimetro invisibile, ma ben definito, all’interno del quale la politica brindisina sembra celebrare da anni lo stesso identico copione. E’ il teatro del “mondo ristretto”, quello spazio autoreferenziale che la maggior parte dei cittadini guarda ormai con un misto di distacco e nausea. In queste ore, le stanze del dibattito pubblico e i corridoi di Palazzo di Città sono scossi dall’ennesimo terremoto estivo: le accuse di una presunta “parentopoli” legata alle assunzioni stagionali nella ditta che gestisce il servizio di igiene urbana.

Da un lato ci sono le denunce e le richieste urgenti di convocazione della Commissione ambiente da parte di alcune componenti delle opposizioni, che gridano all’opacità delle procedure; dall’altro la difesa dell’azienda (e di parte della maggioranza) che rivendica la trasparenza di accordi sindacali basati persino su sorteggi tra i figli di dipendenti.

Il senso di sdegno di fronte al solo sospetto che criteri clientelari possano scavalcare il merito e la trasparenza è sacrosanto. Ma c’è una verità più profonda e amara che questa vicenda porta a galla: il tempismo e la selettività degli urlatori di professione.

Le grida di accusa, i comunicati al vetriolo e i paladini della legalità tendono a palesarsi quasi esclusivamente quando c’è da regolare un conto politico o da blindare una posizione di visibilità. Quando il terreno si fa strettamente elettorale o di posizionamento, l’agone politico si trasforma in un’arena.

 

Il vero problema è che questa foga svanisce rapidamente non appena i riflettori si spostano sui problemi strutturali, quotidiani e pesantissimi che i brindisini subiscono sulla propria pelle. La presunta “parentopoli” diventa così l’ennesima arma di distrazione di massa, utile a coprire un fallimento gestionale ben più ampio.

Mentre la politica si accapiglia sulle quindici assunzioni estive, le vere urgenze della città restano nell’ombra, relegate a un ruolo secondario nei programmi amministrativi.

I cittadini brindisini continuano a pagare una delle tasse sui rifiuti più alte d’Italia. Un trend che non accenna ad invertire la rotta, costringendo le famiglie a sacrifici enormi a fronte di bilanci comunali costantemente in bilico e piani economico-finanziari che lievitano di anno in anno.

Il rapporto qualità-prezzo del servizio di nettezza urbana è sotto gli occhi di tutti. Quartieri che soffrono la carenza di spazzamento, criticità nella raccolta differenziata “porta a porta” e una percezione diffusa di abbandono che mal si concilia con l’esorbitante costo delle bollette.
Il vero nodo gordiano che la classe politica locale declina dall’affrontare risiede nell’assenza di una programmazione organica e scientifica volta a fare emergere il sommerso fiscale.

 

L’elusione e l’evasione della TARI hanno ormai raggiunto indici di criticità macroscopici, determinando un’alterazione profonda dei coefficienti di ripartizione del piano economico-finanziario.

La mancata attivazione di incisive indagini amministrative e di strumenti di compliance (ovvero l’adeguamento spontaneo del contribuente) si traduce in una distorsione intollerabile: l’incapacità dell’ente, o, peggio, la mancata volontà, di mappare fedelmente la base imponibile finisce per penalizzare sistematicamente la platea dei contribuenti adempienti. In questo scenario il principio di equità verticale viene capovolto, trasformando la tassa sui rifiuti in un prelievo forzoso asimmetrico, gravante quasi esclusivamente sui medesimi soggetti.

La vera scommessa per la classe dirigente locale non risiede nella capacità di sollevare polveroni mediatici, bensì nell’affrancare la gestione dei servizi pubblici dalle logiche della contrapposizione contingente. Solo spostando il baricentro del dibattito verso una pianificazione strutturale si potrà tentare di ricucire quel profondo strappo fiduciario che separa le istituzioni dalla comunità amministrata.
Finché la trasparenza verrà brandita come un’arma di opportunità politica e le criticità sistemiche – dalla sproporzione del carico fiscale all’inefficienza dei servizi – rimarranno confinate a margine dell’agenda consiliare, Brindisi resterà prigioniera di un’asfittica autoreferenzialità.

E’ ormai improcrastinabile che l’azione amministrativa superi la stagione delle invettive per inaugurare una rigorosa e scientifica attività di accertamento tributario; l’unico strumento in grado di ristabilire un principio di equità fiscale e di garantire ai cittadini un livello di decoro urbano finalmente proporzionato ai costi sostenuti.

 

Francesco D’Aprile

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