Oggi abbiamo assistito, dopo oltre due ore e mezza di discussione, a un’altra triste farsa in Consiglio Comunale. È calata la maschera: la maggioranza ha respinto, con 17 voti contrari, la mozione presentata dall’avvocato Fusco e dal collega Strippoli (M5S), che chiedeva a Enel lo smantellamento definitivo del nastro trasportatore e la bonifica delle aree limitrofe alla centrale di Cerano.
Il quadro si fa sempre più chiaro, ed è un quadro che la cittadinanza deve conoscere. Abbiamo perso l’opportunità di dare un segnale netto, una volta per tutte, a Enel e ai grandi gruppi industriali che per decenni hanno deturpato, sfruttato e condizionato il futuro di questo territorio.
Mi chiedo fino a quando dovremo assistere a questo atteggiamento, intriso di un’ipocrisia che condanna Brindisi a un ruolo di sudditanza cronica. Si predica bene e si razzola male. Mentre altrove, come nel caso del Comune di La Spezia, le amministrazioni si muovono con determinazione per ottenere lo smantellamento delle infrastrutture di carbone e la riqualificazione post-industriale, a Brindisi la maggioranza sceglie di chinare la testa.
Personalmente, inizio a scoraggiarmi di fronte a una politica che, anziché battersi per restituire al territorio lo stato originario dei luoghi e per creare occupazione “sana”, preferisce restare ancorata a dinamiche di subordinazione che pensavamo appartenessero a un passato superato. Eppure, c’è chi ancora crede che un’altra strada sia possibile.
Non ci fermeremo. Chi oggi ha votato contro ha chiaramente scelto da che parte stare: dalla parte dei grandi gruppi industriali e non dalla parte dei cittadini. Ma quest’ultimi devono sapere che c’è ancora chi combatte per la dignità di questa terra. Ora, però, abbiamo bisogno di una spinta che venga dal basso, dalla cittadinanza, perché è lei la prima vittima di queste scelte scellerate.
La battaglia per la bonifica e per il futuro di Brindisi continua, nonostante le ipocrisie di chi governa questa città.
Roberto Quarta
Consigliere Comunale Indipendente
