L’eolico offshore galleggiante non deve rappresentare soltanto una nuova fonte di energia pulita ma soprattutto una straordinaria occasione industriale per Brindisi e può diventare la leva con cui la nostra città trasforma la fine del carbone in un nuovo inizio fatto di lavoro, di sostenibilità e di competenze. Il percorso avviato con l’accordo di programma per la decarbonizzazione dovrebbe rappresentare, almeno nelle intenzioni, un metodo per governare l’uscita dalle fonti fossili che non può essere semplicemente la chiusura di ciò che c’era, ma deve essere accompagnata dalla costruzione di un tessuto produttivo nuovo capace di assorbire i lavoratori e di dare un futuro alle professionalità che il territorio ha già maturato in decenni di storia energetica. È esattamente su questo terreno che intendiamo concentrare l’attenzione, perché un parco eolico galleggiante di grandi dimensioni non si esaurisce nelle turbine collocate in mare, ma mette in moto una filiera lunga e articolata che può radicarsi stabilmente nel nostro porto e nella nostra area industriale. Il riferimento è in particolare alla componentistica delle pale, che richiede stabilimenti, manodopera specializzata e spazi ampi per la lavorazione e lo stoccaggio, ma anche e soprattutto alla costruzione in loco delle piattaforme galleggianti su cui poggiano gli aerogeneratori, che sono strutture imponenti e che, proprio per le loro dimensioni, risulta conveniente realizzare il più vicino possibile al luogo di installazione. Portare a Brindisi questa parte della lavorazione significa creare lavoro stabile e qualificato, non stagionale, e significa fare della nostra città un punto di riferimento per l’intero eolico marino del Mediterraneo e non un semplice spettatore di un’industria che cresce altrove e per fare tutto questo serve spazio, e qui si inserisce la nostra proposta. Al netto dell’opzione esercitata per l’area di Capobianco nel bando Mase, la rinuncia di Edison alla realizzazione del deposito costiero di gas naturale liquefatto ha infatti liberato la banchina di Costa Morena Est e gli ampi piazzali retrostanti, aree fino a ieri vincolate a quel progetto e alle relative misure di sicurezza, che tornano ora pienamente disponibili per l’operatività del porto. Si tratta di una delle poche banchine del Mar Adriatico collegata alla rete ferroviaria fin quasi alla linea di costa, una dotazione logistica preziosa proprio per movimentare componenti di grandi dimensioni come la componentistica delle pale e le strutture galleggianti, e sarebbe un errore imperdonabile lasciare che quegli spazi restino inutilizzati o vengano destinati a funzioni di basso valore aggiunto. Sosteniamo con forza dunque che quelle aree, banchina e piazzali, vengano candidate a ospitare la filiera industriale dell’eolico offshore galleggiante, diventando il luogo in cui si producono i componenti e si assemblano le piattaforme destinate al parco in mare. È una scelta che tiene insieme la vocazione del porto, gli obiettivi di decarbonizzazione che ci siamo dati e il bisogno urgente di occupazione di qualità che la città avverte con forza in questa fase di transizione. Affinché questa visione si traduca in fatti concreti, chiediamo con determinazione il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali competenti, a partire dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale, dalla Regione Puglia, dal Comune di Brindisi, dai Ministeri interessati, dall’Asi, dalle associazioni datoriali e dai sindacati, affinché si avvii fin da subito, nelle more del rilascio della Via e della successiva Autorizzazione Unica, un tavolo di programmazione condivisa con la società Nadara, proponente dell’impianto offshore al largo di Brindisi, che sancisca l’assoluta priorità ed essenzialità dell’insediamento della filiera in loco e al contempo definisca la destinazione di quelle aree portuali e retroportuali e i tempi per renderle operative. La fine del carbone e la liberazione delle banchine di Costa Morena sono due occasioni che arrivano nello stesso momento storico e sta a ciascuno per la propria responsabilità fare in modo che Brindisi non sprechi questa possibilità.
I consiglieri comunali Francesco Cannalire, Diego Rachiero, Alessio Carbonella, Denise Aggiano, Alessandro Antonino, Giampaolo D’Onofrio
