October 25, 2020

Brundisium.net
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“Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse…” rammenta tra le lacrime Francesca nel 5° Canto dell’Inferno dantesco. E galeotto, nel senso pur esso del ricordo, ma questa volta piacevole, si è rivelato un piccolo attaccapanni-gadget sul quale è riprodotta una foto del lungomare di Brindisi con la slanciata Colonna romana che cede il passo alla maestosità della m/n “Musica” della Costa Crociere.

 

Un attaccapanni che al giovinetto milanese – Nicolò, il suo nome – deve avere fatto lo stesso effetto che, a suo tempo, uno schiaccianoci fece su Čajkovskij. In questo caso sono le bambole snodabili a farla da padrone sulla scena mentre, nell’altro, un cassetto con tanti ricordi è la traccia su cui si snoda il racconto di un brevissimo viaggio nell’area pure essa da favola di una parte d’Italia fino a quel momento sconosciuta.

 

E subito ci si accorge che i ricordi del weekend ottobrino sono ancora presenti in Nicolò.

Il suo linguaggio semplice ma essenziale sa del profumo del mare, del sapore della Storia e degli usi e costumi tanto diversi da quelli milanesi.

 

Perché – vi chiederete – mi assumo la responsabilità di rendere in parte pubblico il suo elaborato? Perché vorrei, grazie ad esso, (ri)svegliare le coscienze dei suoi coetanei brindisini che, a giudicare dagli scarabocchi sui monumenti, non apprezzano la fortuna di abitare qui. Così come dubito siano aggiornati sul patrimonio culturale che questa piccola città, alla pari di una ragazza pudica, conserva gelosamente senza particolari ostentazioni.

 

Nicolò, studente della 1^ classe del Liceo Linguistico “Virgilio” di Milano, naturalmente non è giunto da solo a Brindisi, ma con famiglia, zie e cugino al seguito.

Però il “deus ex machina” di un viaggio dal sapore amarcord è stata la nonna Pina, nata e vissuta a Brindisi, a pochi passi dalla chiesa di S. Paolo Eremita ed emigrata al nord nel secondo dopoguerra.

 

È stata lei a “pretendere” che i nipoti vedessero almeno una volta i luoghi della sua giovinezza, non immaginando certo l’effetto che avrebbero sortito su ragazzi i cui interessi sono per la maggior parte circoscritti agli smartphone, ai pad, ai computer. E per quelli un po’ più intraprendenti, ai primi goffi approcci con qualche ragazzina severamente impegnata sul fronte dell’acne e dei brufoli.

 

«Quanto mi sono piaciute quelle giornate… – scrive Nicolò – Una città fantastica, piena di persone ricche di emozioni, di ricordi, di persone che amano parlare della storia della loro città, della loro vita, di persone molto socievoli e amabili…».

 


Una descrizione che sembra tratta dagli appunti del Grand Tour di Goethe, con il particolare che il poeta tedesco non visitò le belle città dell’Adriatico. E fece male! A differenza del giovane milanese che ha goduto delle bellezze di Brindisi, ma con velocissime sortite a Lecce, Ostuni e Alberobello, anche di quelle di altri centri salentini.

 

A questo punto si sarà capito che le mansioni di guida turistica, ancorché abusiva, sono state svolte dal sottoscritto. Ma devo confessare che mai avrei immaginato che le mie parole sarebbero state prese come oro colato e le mie considerazioni riportate nel tema come inconfutabili giudizi storico-artistici.

 

Durante alcuni momenti del “walking tour” (come l’ha definito Nicolò) per il centro storico, il giovane mi sembrava assente e più portato al chiacchiericcio col fratello e il cugino. Parlavo della casa di Virgilio e lo coglievo a seguire il volo dei gabbiani che si tuffavano nelle acque del porto. Indicavo, al di qua della cancellata (gli scavi, tanto per cambiare, non erano visitabili!), i resti del forum romano inglobati nel Teatro Verdi e avevo l’impressione che fosse rimasto con la mente a Milano, o che non vedesse l’ora di tornarci. Facevo notare la merlettatura che disegna arabeschi sulla facciata cinquecentesca del palazzo Nervegna e sembrava più intento a gustarsi il “rustico” caldo che il padre gli aveva comprato al “Rosso e Nero” di Romolo.

 

E invece Niccolò – non so come – registrava tutto. E tutto o quasi ha riportato nel tema. Anche «il rapporto che c’è tra porto e aeroporto civile e militare (l’unica città in cui è presente questa relazione)».

 

«I nativi digitali sono multitasking» mi ha spiegato il padre di Nicolò quando gli ho parlato di queste apparenti “assenze”. «In effetti i ragazzi d’oggi danno l’impressione d’essere lontani nel tempo e nello spazio e invece riescono a seguire più cose senza darlo a vedere…». Finora ho sempre pensato che l’attenzione debba essere unidirezionale, ma le nuove generazioni sembrano contraddirmi.
Solo in un particolare Nicolò è stato impreciso: quando, in un punto della lettera, mi ha “degradato” a tenente colonnello. Ma non gliene voglio. Perché, affibbiandomi quel grado, mi ha fatto tornare giovane. Che anzi, se mi avesse dato del capitano o, meglio ancora, del tenente mi avrebbe fatto addirittura felice…

 

La cosa che più gli è rimasta impressa? Credo sia stato il giro con la barchetta a remi – lo šchifarièddu – fin dentro la darsena del Castello aragonese. Un posto che, per la sua incontaminata bellezza, appare fuori del mondo, con il grande stemma di Filippo II e le bocche di fuoco dei grossi cannoni che rievocano le storie degli assalti dei turchi e degli spagnoli morti in difesa della città.
Quello che, invece, più di tutto ha appagato il sottoscritto è la chiusa del tema: «Consiglio a tutti di andare a Brindisi, ma non come turisti, come ospiti. Ti sentirai come a casa grazie ai brindisini, sono delle persone fantastiche. L’attaccapanni, l’oggetto che mi fa ricordare questo viaggio, rimarrà per sempre in mani sicure».

 

Il mio consiglio, invece, come ho già detto, si rivolge ai ragazzi brindisini: vogliate bene a questa città, più di quanto ne abbiamo voluto noi “grandi”. Noi che, fino a un recente passato, non le abbiamo dedicato grandi cure, così da farla somigliare alla Matera che Giovanni Pascoli, da insegnante colà trasferito, così descriveva: «È abbastanza bella se bene un poco lercia»…
E anche se sarete costretti ad emigrare, tenete presente che la vostra anima rimarrà qui per sempre.

 

Guido Giampietro

One Comment

  • Rispondi
    Giuseppe
    8 Gennaio 2018

    Spero che le bellissime parole di Guido Giampietro e di Nicolò possano risvegliare la pigra coscienza di tanti miei concittadini, soprattutto quella di chi ignora quanta storia sia passata tra le nostre maltrattate pietre, di chi non riesce a cogliere la bellezza di tanti angoli di città in cui si imbatte distrattamente quotidianamente.