October 3, 2022

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… Parte I …
… Parte II …

 

IATALLORU

Sudo per il caldo reso afoso da quello che in Sicilia chiamano “il vento della pazzia” ma, forse, anche, a causa di maligni ed inaspettati pensieri.
I capelli scottano, sulla spalla sento come un passaggio continuo di carta vetrata, il sudore, che non riesco più a frenare, mi brucia gli occhi.
Morirò così?
Comincerò a vedere tutto nero e mi risveglierò intubato in una stanza del Perrino circondato dall’affetto dei miei?
La ragazza è ancora lì stesa che legge.
R., l’accompagnatore forse fidanzato, è seduto sul lettino con il telo sulle spalle; guarda la gente e forse pensa di aver sbagliato spiaggia.
Già, che ci fanno due così in un lido a vocazione piccolo borghese?
Lo guardo meglio: non è poi quel gran bel ragazzo che sembrava.
E’ alto e asciutto, ha i capelli lunghi che formano uno chignon sulla nuca, non è eccessivamente abbronzato e le gambe sono troppo magre.
La ragazza è immersa nella lettura: ogni tanto avvicina le ginocchia e le sfrega una con l’altra; con l’indice della mano destra scorre la levigatezza della copertina del libro e, di tanto in tanto, inarca le dita dei piedi.
Per me sono segni inequivocabili e inconsapevoli di partecipazione attiva alla lettura. Per esserne certo dovrei sapere quale parte del romanzo stà leggendo ma io li ho letti separatamente e quindi non ho punti di riferimento.
Si rivolge di nuovo a R. e gli sussurra qualcosa ed R. istintivamente si guarda intorno: segno inoppugnabile che lei gli ha detto una porcata.
Adesso si guardano sorridendo.
Si guardano come si guardano tutti gli innamorati di tutti i tempi e di tutte le latitudini: lui la guarda sperando che non cambi mai, lei lo guarda sperando di cambiarlo al più presto.
Io li guardo e non ce la faccio più: lui è troppo giovane, lei è troppo bella, il sole è troppo forte, il vento è troppo caldo, i miei anni sono troppi e se non mi bagno muoio.
Invoco il dio degli impiccioni ed egli mi ascolta.
Miracolo: la ragazza lascia il libro e si dirige da sola verso il mare.
Non si ferma: senza soluzione di continuità si dirige verso l’acqua più alta e si immerge mentre io sono alle prese con atroci dolori fisici per quell’acqua con temperature siberiane che mi ha appena sfiorato le cosce.
Il cuore e i polmoni, ognuno per la propria parte, si rifiutano di svolgere il loro normale compito.
Se non temessi di fare una figuraccia tornerei indietro.
Ingaggio una lotta contro l’infarto da sbalzo di temperatura e sono in acqua anch’io.
Appena il tempo di regolarizzare il respiro e la ragazza è già fuori e si dirige verso il suo lettino.
Il vento di scirocco, come tutti i bagnanti sanno, ha la seguente caratteristica: se sei asciutto ti brucia e se sei bagnato ti gela.
Anche lei ha freddo, si vede … eccome se si vede!
Si avvicina al ragazzo e cerca di abbracciarlo per bagnarlo; lui si ritrae e lei continua a toccarlo dappertutto con le mani, con il corpo e schizzandogli addosso le gocce che cadono dai capelli.
La scena non mi produce nessun pensiero erotico: quello che vedo, con una certa tristezza, è l’esplosione di gioventù e la freschezza che non mi appartengono più.
Il rischio nostalgia è incipiente e nostalgia e scirocco non sono la miscela ideale.

 

Mi riporta alla realtà un grido: COCCOOOOO; COCCO BELLO; FRA SCIUMAKER E BARRICHELLO VINCE SEMPRE IL COCCOBELLOOOOO….
E’ “l’exotic beach fruit manager” : così chiamano i ragazzi quel giovanotto stanco e sudato che per tutta la mattina cerca di vendere pezzi di noce di cocco e mandorle semi fresche.
Questo incontro mi riporta con i piedi per terra … anzi nella sabbia che adesso sento davvero infuocata.
Il ragazzo del cocco insiste : COCCOOOOO, COCCO BELLO, A CHI NON MANGIA IL COCCO BELLO NON SI ALZA PIU’ L’UCCELLOOOOO …..

COCCO DOTTO’ ?
No, grazie.

 

LA PRINCIPESSA

 

Oggi il mare al largo è pericoloso: le onde sono alte sin quasi alla riva.
In acqua ci sono poche persone, per lo più ragazzi e bambini che si divertono a farsi schiaffeggiare da quei muraglioni d’acqua e sabbia.
Anche sulla spiaggia la densità dei presenti è quasi dimezzata.
Le tese degli ombrelloni svolazzano, magliette e jeans sono ripiegati per bene sulle sdraio posizionate con le spalle al vento che viene dal mare.
Sono tutti meno sbracati; c’è una maggiore compostezza.
L’azzurro del cielo ed il verde delle poche tamerici verso le cabine hanno assunto una tonalità più violenta e pulita.
La gente è più attiva ed allo stesso tempo più rilassata e c’è in giro un’aria da pericolo scampato: è arrivato il maestrale.
E con il maestrale una principessa.
Non so chi sia ne come si chiami; viene dalla provincia ma non so bene da dove.
Il gestore della spiaggia la coccola con educazione e rispetto : le fa trovare ogni giorno, da anni, lo stesso lettino nella stessa posizione vicino alla barca di salvataggio e, con la scusa del corridoio di servizio occorrente alla barca, le lascia tutt’intorno un di più di spazio.
Ha circa quarant’anni, è bionda, alta, non eccessivamente magra.
Arriva sempre da sola attorno alle dieci e si stende al sole dopo essersi liberata lentamente di un vestito bianco corto appena sopra il ginocchio.
Si bagna appena, asciuga le mani ed il viso e apre il suo libro.
Legge molto ma senza fretta e, negli anni, ho potuto constatare che, nelle sue letture, non c’è niente di modaiolo o di banale; le ho visto leggere “L’eleganza del riccio” e “La solitudine dei numeri primi” ma anche “L’ora di tutti”, “Le memorie di Adriano” , una biografia di Roman Polanski, i racconti di Kafka e “Horcinus orca”.
Con quest’ultimo abbiamo rotto il ghiaccio: guardai sbalordito il titolo del libro e colpita dal mio stupore mi chiese se lo avessi letto.
Le dissi di si e che forse fra poco saremmo stati in due in tutta la Puglia; la cosa la divertì e, da allora, di tanto in tanto, senza disturbarci, quando capita, con educazione, scambiamo poche parole che generalmente vertono sui due soli argomenti che ci accomunano, e cioè le condizioni del mare ed i libri.

 

Mi piace come legge e come ripensa, di tanto in tanto, a ciò che ha appena letto: dopo un tuffo nelle pagine del libro, dopo circa dieci quindici minuti, sposta il segnalibro, lo chiude, lo tiene chiuso nella mano destra e inizia a fissare il mare.
Ma non lo guarda, pensa.
Lo si capisce perchè lo sguardo non si scosta da un punto imprecisato dell’orizzonte nemmeno quando qualche piccino le passa vicinissimo o quando la visuale viene coperta momentaneamente dai due uomini maturi che argomentano tutti i giorni posizionandosi sul bagnasciuga.
Mi piace indovinare a che punto del libro è arrivata dalle espressioni del viso che assume.
E mi piace pensare di averci sempre azzeccato:
quella smorfia di soddisfazione e di trionfo era perchè Kakuro e Paloma avevano indovinato cosa si celava dietro la sciatta ed ignorante Renèe, quell’ansia appena visibile era dovuta all’ansia di Mattia alla ricerca della sua sorellina Michela e quella nostalgia così triste era forse il ricordo di suo padre così come lo aveva rincontrato ‘Ndrja Cambria.
Chissà … non gliel’ho mai chiesto … non mi serve saperlo.
La principessa, io la chiamo così anche se conosco il suo nome ed il lavoro che svolge, non passa molto tempo con la gente in spiaggia.
Qualche suo conoscente la saluta e lei risponde in modo affabile ma nessuno ha la confidenza necessaria per avvicinarsi ed interrompere le sue letture.
Non è bellissima ma ha un suo fascino.
Cambia raramente un due pezzi a righe orizzontali bianche e grigie.
La pelle è dorata; il sole ti brucia solo se leggi le cinquanta sfumature …
Oggi, contro il vento che continua a fare mulinelli nei capelli biondi, la principessa sta leggendo “La diceria dell’untore” di Bufalino.
(…continua…)

 

A.Serni

 

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