March 2, 2026

Non abbiamo gli archi dell’amore, ma abbiamo i luoghi del cuore, con uno splendido paesaggio costiero che a causa dell’intensità del moto ondoso si modifica di continuo da almeno due decenni a questa parte, come in gran parte delle zone caratterizzate dalla presenza di falesie.

Ma i crolli da queste parti avvengono senza fare rumore, anche nelle aree protette come quella di Torre Guaceto. Durante le tempeste di vento da nord l’acqua si spegne con frenate violente contro le altezze di alcuni tratti argillosi e scava, scava di continuo per giorni e giorni. La pioggia fa il resto, i terreni sono zuppi e l’acqua piovana ritorna al mare creando solchi profondi nelle falesie rosse a picco sul mare. Il fenomeno è palesemente visibile in questo periodo nella zona di Apani, a sud dell’oasi.

La testimonianza di Luca Pastore, che ha una casa proprio lì, è essenziale per far comprendere l’entità del problema. “La proprietà di famiglia – riferisce con un certo rammarico – ha perso almeno venti metri di terreno agricolo su cento metri lineari che si affacciano sul mare”. Lo stesso è accaduto ad altri proprietari nel tratto che da via Baccatani si estende fino al cuore della riserva, costretti ad attrezzarsi personalmente per mettere in sicurezza gli accessi ai sentieri interrotti dai recenti crolli.

A dire il vero nel 2016 sono stati effettuati interventi di contenimento della falesia lungo la costa nord da Brindisi fino ad Apani dove si presentavano le altezze maggiori con pericolo di frane, ma non si capisce perché si sono fermati ad un certo punto. Lavori non completati che hanno dato poco risultato se non quello di modificare notevolmente il paesaggio. Ai piedi della falesia ridotta nell’altezza sono stati posizionati dei massi che hanno impedito il ripascimento naturale della spiaggia creando un cumulo di rifiuti portati dal mare difficili da rimuovere per la difficoltà di accesso da parte dei mezzi. I lavori sono costati complessivamente 3 milioni di euro. Oggi la località di Apani, che si trova nell’area C di protezione dell’oasi di Torre Guaceto, è diventata inaccessibile e particolarmente pericolosa, eppure nel periodo estivo si affolla di turisti e residenti che preferiscono le bellezze naturali ai lidi. Crolli importanti ci sono stati anche nel 2011, ma chi conosce bene quel tratto di costa sa che il paesaggio cambia ogni anno a causa dell’erosione.

 

Alessandro Ciccolella, direttore del Consorzio di gestione di Torre Guaceto, spiega che alcuni proprietari di terreni hanno elaborato a proprio carico un progetto di contenimento della falesia, condiviso dal Consorzio e approvato dal Comune di Brindisi – competente per territorio fino al canale reale – da realizzare con fondi Cis (Contratti istituzionali di sviluppo). Nel mese di giugno 2024 è stata sottoscritta la Convenzione tra l’Amministrazione comunale e il Consorzio per la realizzazione del progetto definitivo/esecutivo “Mitigazione del rischio geomorfologico delle falesie costiere nella riserva di Torre Guaceto”. La procedura è attualmente in itinere.

Un altro ostacolo alla realizzazione di adeguati interventi è la mancata revisione della linea demaniale che sta creando confusione nei ruoli e responsabilità su quello che avviene lungo la costa. Prevista dall’articolo 32 del Codice della Navigazione, la delimitazione delle zone del demanio marittimo è un procedimento amministrativo che definisce i confini tra demanio e proprietà privata e mira a mappare il litorale, aggiornare le concessioni e garantire la libera fruizione delle spiagge, essenziale per la corretta applicazione dei Piani comunali della costa.
In assenza di nuovi limiti i proprietari si sentono autorizzati a difendere le proprie terre, in qualche caso commettendo abusi e reati, come impedire l’accesso al mare con recinzioni, e ancora intervenire sulla morfologia del territorio con azioni che alterano gli equilibri ecosistemici. È il caso di lidi adiacenti alla riserva in cui è stata estirpata vegetazione tipica del luogo, compreso un canneto in una zona umida, per far posto a prato inglese. In questo periodo, come ogni anno durante la stagione delle piogge, si è creato un lago di acqua dolce, perché si sa, la natura è più forte e si riprende quello che è suo.

 

Il crollo dell’arco dell’amore nella costa di Melendugno ha fatto emergere un problema diffuso in tutta la Puglia, tanto che il nuovo governatore della Regione ha disposto finanziamenti per 26 milioni di euro invitando i Comuni a segnalare criticità e presentare progetti. Speriamo che anche il Comune di Brindisi sia pronto ad utilizzare al meglio finanziamenti già ottenuti ed altri che sarà possibile ottenere per migliorare la fruibilità della risorsa mare. Perché finora il problema è stato risolto emettendo ogni anno ordinanze con l’interdizione di balneazione, accesso e stazionamento nei tratti censiti come critici per la tutela della incolumità pubblica.

 

Ida Santoro

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