“Apprendiamo dagli organi di stampa della imminente chiusura dello stabilimento Basell a Brindisi. Un fatto gravissimo, che rappresenta il primo dei duri contraccolpi che tanto il territorio, quanto l’intera filiera della chimica di base sono destinati a subire in seguito alla decisione di spegnere il cracking Versalis. Mentre altrove si investe nella decarbonizzazione dell’esistente, qui il governo fa di tutto per deindustrializzare il Paese. È il caso, ad esempio, di quanto ha fatto di recente Shell Chemicals nei Paesi Bassi a Moerdijk: un progetto che ha migliorato le prestazioni energetiche e ridotto le emissioni senza minimamente intaccare le capacità produttive del sito”.
Così Claudio Stefanazzi, deputato salentino del Partito Democratico.
“Tutto ciò – aggiunge l’esponente dem – avviene nel silenzio, a questo punto complice, del governo nazionale. In una crisi che si è trascinata per mesi e mesi, il ministro Urso si è dimostrato drammaticamente incapace di individuare soluzioni utili a salvaguardare un pezzo di industria fondamentale per il sistema Paese e a tutelare il futuro di migliaia di lavoratori e delle rispettive famiglie. Sono queste le conseguenze quando si diventa ostaggio di ENI e ci si dimentica completamente di servire l’interesse pubblico”. “Oggi – conclude Stefanazzi – presenterò un’interrogazione al ministro Urso per chiedere immediati aggiornamenti sul lavoro portato avanti dall’advisor nominato per cercare soggetti interessati a rilevare le attività di cracking del polo brindisino.
Il forte dubbio, a questo punto, è che anche quell’iniziativa abbia rappresentato più un diversivo per ENI e il governo, che un reale tentativo di rilanciare il distretto.
