August 29, 2026

Ostuni, dieci anni di incontri, idee, testimonianze e cooperazione. Il Festival della Cooperazione Internazionale si prepara a raggiungere nel 2026 il traguardo della decima edizione, dal titolo “Civiltà dell’amore, civiltà della terra” con un appuntamento che vuole andare oltre la celebrazione di un anniversario per interrogarsi sulle grandi trasformazioni del nostro tempo.
Il programma è in fase di definizione e sarà presentato nelle prossime settimane. Ma il percorso è già tracciato: pace, solidarietà internazionale, inclusione, diritti, dialogo tra i popoli e custodia dell’umano saranno ancora una volta al centro di una manifestazione che, dal 2017, prova a leggere le crisi del presente attraverso la lente della cooperazione.
Dieci anni dentro un mondo che cambia
Le nove edizioni precedenti hanno attraversato anni segnati da crisi economiche, pandemia, emergenze ambientali, nuovi conflitti e profonde tensioni geopolitiche. Una condizione che i promotori definiscono di «policrisi» e che rende ancora più urgente interrogarsi su quale modello di convivenza costruire.
Da qui nasce il filo conduttore della decima edizione: camminare insieme sui sentieri della civiltà dell’amore, provando a trasformare l’analisi delle fratture del presente nella ricerca concreta di ciò che può ancora unire persone e popoli.
Una sfida sintetizzata in poche parole: «È ormai tempo». Tempo di superare l’indifferenza, di custodire ciò che è umano e di immaginare nuove forme di convivenza capaci di affrontare la crescente complessità del mondo.
I «Dialoghi di civiltà»
Tra le novità che caratterizzeranno il decennale ci sarà un percorso di «Dialoghi di civiltà», pensato come spazio di approfondimento e confronto intorno ad alcune delle grandi questioni contemporanee.
Filosofia, società, geopolitica, cooperazione e responsabilità collettiva si incontreranno in un programma che metterà in relazione pensiero e azione. L’obiettivo non sarà soltanto comprendere ciò che sta accadendo, ma provare a elaborare prospettive e proposte.
Al centro una domanda che attraverserà l’intera manifestazione: che cosa può ancora unire l’umanità in un’epoca segnata da divisioni, guerre e contrapposizioni?
Dalla pace alla solidarietà internazionale
Uno spazio importante sarà dedicato alla cooperazione internazionale, intesa come strumento concreto di costruzione della pace.
Il Festival tornerà a guardare ai luoghi nei quali guerre e violenze producono le conseguenze più drammatiche sulla popolazione civile e sulle persone più vulnerabili. Ucraina, Palestina e Sud Sudan saranno alcuni degli scenari attraverso i quali affrontare il rapporto tra conflitti, solidarietà internazionale e tutela della dignità umana.
Non mancherà l’attenzione all’educazione alla pace, con esperienze e testimonianze capaci di mostrare come il dialogo possa essere costruito concretamente anche tra persone provenienti da comunità divise dai conflitti.
Disabilità, salute e inclusione
L’attenzione che la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, promotrice del Festival con l’Associazione Italiana Amici di Follereau, ha sempre dedicato alla condizione delle persone con disabilità – circa un miliardo e mezzo sul pianeta – si rivolgerà quest’anno a due grandi questioni.
A vent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, il convegno nazionale “Salute e Inclusione” ne approfondirà lo stato di attuazione attraverso due focus.

Il primo sarà dedicato all’articolo 26, relativo a riabilitazione e abilitazione, con un’iniziativa dell’European Disability Forum che, tenendo conto del framework internazionale e della call to action “Riabilitazione 2030” dell’OMS, propone un nuovo approccio agli interventi di sostegno alla piena partecipazione e all’inclusione, abilitando le persone a convivere con una diversità funzionale.

Il secondo focus riguarderà i progetti personalizzati e partecipati di vita indipendente previsti in Italia dal decreto legislativo n. 62 del 2024, attualmente in sperimentazione in varie province e obbligatori dal gennaio 2027.

Questo sguardo rivolto alla custodia dell’umano spesso dimenticato sarà inoltre indirizzato all’esperienza promossa dalla Federazione Alzheimer Italia delle Comunità Amiche delle Persone con Demenza di Puglia. In Italia sono circa due milioni le persone che vivono questa condizione. Il Festival ospiterà un incontro di scambio di idee, esperienze e progetti tra le sette Comunità pugliesi.
Non soltanto convegni: una «festa dell’umano»
Il Festival manterrà però la sua natura di grande incontro tra comunità.
Accanto agli approfondimenti culturali e scientifici ci saranno infatti momenti conviviali, iniziative pubbliche, teatro, attività formative e occasioni di incontro, in un percorso che coinvolgerà Ostuni, San Vito dei Normanni, Francavilla Fontana e Lucera.
Dal 7 all’11 ottobre, inoltre, Ostuni ospiterà il Campo studi AIFO, che si intreccerà con alcune delle iniziative del Festival.
Il programma completo, insieme agli ospiti, alle sedi e al calendario dei singoli appuntamenti, sarà annunciato prossimamente.
Per ora resta il senso di un cammino iniziato dieci anni fa e che nel 2026 vuole rilanciare la propria sfida: non rassegnarsi alla frammentazione del presente, ma continuare a investire su ciò che ci unisce.
Come ricorda il monito di Raoul Follereau, che accompagnerà idealmente anche questa decima edizione: «Amarsi o scomparire».

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