Discorso alla città nella festa dei Santi Patroni: Teodoro e Lorenzo da Brindisi
Signor Sindaco,
Stimatissime Autorità civili e militari,
Amiche e amici.
Prendo in prestito le parole del profeta Isaia per condividere con voi una breve riflessione.
Cito Isaia: «Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella quanto resta della notte? La sentinella risponde: Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!» (Is 21, 11-12).
La domanda è rivolta a noi questa sera: Brindisi, quanto resta della tua notte?
La notte mi sembra la categoria più adeguata per rappresentare le tensioni che attraversano la nostra città: quanto resta della notta dell’incapacità di costruire una visione unitaria di città, facendo interagire le forze sane, creative, produttive di questa città?
Fino a quando si continuerà a rattoppare il vestito vecchio di una visione frammentata, legata a interessi di parte, a passerelle che sono distanti dai reali problemi della gente?
Fino a quando, nonostante l’encomiabile lavoro della Magistratura e delle Forze dell’ordine si lascerà terreno fertile alla rete del malaffare, che è viva e vegeta e toglie energie progettuali ed entusiasmo a chi vorrebbe tentare di lanciarsi nell’impresa di avviare qualcosa di nuovo?
Quanto durerà ancora l’autoreferenzialità della politica che spende tante energie per la conservazione del potere anziché adempiere al mandato dei cittadini di amministrare la città?
Fino a quando durerà la notte dell’apatia di tanti di noi cittadini che con fare rassegnato ci accontentiamo di coltivare l’orto di casa senza contribuire alla costruzione del grande campo della comunità, che sente il dovere di far crescere la pianta dell’accoglienza, della sostenibilità, dell’inclusione, del dialogo, dell’incontro e del confronto senza polarizzazione e demonizzazione?
Questa città, che ha vissuto una luminosa pagina della sua storia aprendo le porte ai profughi albanesi nel 1991, fino a quando preferirà la notte di una mancanza di attenzione umanitaria verso gli immigrati di oggi, che prima di tutto sono persone e poi sono anche la forza lavoro che consente a tanti nostri prodotti agricoli di giungere sulle nostre tavole?
È notte quando in modo sbrigativo e subdolo identifichiamo lo straniero col delinquente, i delinquenti ci sono ovunque, come dappertutto c’è gente buona che chiede di realizzare la sua vita con dignità, umanità e un pizzico di benessere per sé e per le proprie famiglie.
Fino a quando durerà la piatta notte delle nostre comunità cristiane della città abituate più a fare cose per routine e abitudine consolidata che a testimoniare uno spirito profetico che cerca nuove modalità di evangelizzazione e promozione umana?
È notte quando non riusciamo a dare alla nostra città un arredo urbano accogliente e non solo nel centro della città, cuore turistico e biglietto da visita, ma anche nei quartieri periferici, che sono anche città e perciò hanno tutto il diritto di godere di ambienti vivibili, dove bambini, ragazzi, anziani possono usufruire di un habitat dignitoso.
Per fortuna il testo del profeta Isaia, che ho citato, apre una finestra di speranza; perché il pessimismo non diventi strutturale: “Viene il mattino…”, ma non viene come colpo di fortuna.
Viene se prendiamo la decisione di costruirlo attraverso due indicazioni che il testo ci offre: “Convertitevi, venite”. Il mattino si costruisce attraverso un serio cambiamento di vita personale, morale, sociale, politico, ecclesiale, e attraverso una convergenza di forze che anche nella diversità, coltivano uno spirito comune di comunione, collaborazione e fraternità.
I nostri Santi Patroni Teodoro e Lorenzo da Brindisi ci aiutino a costruire il mattino di Brindisi.
Buona festa!
+ Giovanni Intini
Arcivescovo
