La vendemmia 2026 conferma – come noto – la qualità dell’uva e la competenza dei produttori pugliesi, ma la qualità da sola non basta più a sostenere la filiera. È proprio da qui che occorre partire, perché non basta descrivere le criticità: oggi le strategie devono muoversi su due direttrici, misure di emergenza per mitigare i volumi e dare liquidità immediata, e misure strutturali per riportare ordine e prospettiva. Dopo la perdurante crisi dell’olivicolo è arrivata quella del vitivinicolo, e senza una linea programmatica seria ed efficace rischia di saltare l’intero settore agricolo pugliese.
Per questo come ALPAA Puglia presenteremo a breve una proposta organica, costruita per restituire direzione e futuro alla filiera, con interventi immediati e scelte strutturali prospettiche che non possono più essere rinviate.
È dentro questo quadro che si colloca il dato più evidente: oggi oltre 4,2 milioni di ettolitri di vino sono fermi nelle cantine, invenduti, mentre la produzione continua a crescere. Non è un semplice squilibrio di mercato: è il segno di una filiera che ha perso regia, che non governa superfici, rese, domanda, e che rischia di trasformare una crisi congiunturale in una crisi strutturale.
Il nodo politico è chiaro: si sono lasciate crescere le superfici vitate senza alcun criterio. Non è l’espianto il tema, ma il problema è principalmente che le superfici continuano ad ampliarsi, alimentando sovrapproduzione che schiaccia i prezzi e mette fuori gioco soprattutto i piccoli produttori. Fermare questa deriva è la precondizione per aiutare il settore.
Per rimettere ordine, quindi, serve partire dalla conoscenza. Senza un catasto vitivinicolo aggiornato e uno schedario viticolo che rifletta le superfici reali, non si governa nulla. E senza un contrasto serio all’abusivismo viticolo, ogni programmazione diventa finta.
E poi c’è la questione delle giacenze: milioni di ettolitri invenduti non sono un dato tecnico, sono un’emergenza sociale. E la distillazione di crisi non è una misura tecnica, bensì rappresenta una protezione sociale. Serve soprattutto per evitare che i piccoli produttori vengano travolti da prezzi indegni, da speculazioni, da un mercato che li considera variabile dipendente. Dunque, va finanziata in modo serio ed efficace, non come contentino.
Ma la distillazione, da sola, non basta. È una misura di emergenza, necessaria, ma non risolve le cause profonde della crisi. Per questo la proposta di ALPAA Puglia si muoverà anche sul terreno strutturale: dalla revisione dell’Organizzazione Comune del Mercano del Vino (OCM Vino), oggi troppo complessa ed anacronistica, alla necessità di aprire nuovi mercati attraverso promozione, internazionalizzazione, enoturismo.
Aprirsi ai mercati significa anche investire nella logistica: porti, intermodalità, collegamenti mediterranei. I costi di trasporto oggi sono una “zavorra” allo sviluppo agroalimentare. I porti pugliesi devono invece diventare piattaforme del Mediterraneo, capaci di ridurre i costi e aumentare la competitività.
Accanto a questo, la filiera deve attrezzarsi contro la siccità e i picchi di calore: irrigazione di precisione, teli ombreggianti, essenze agronomiche che riducono lo stress idrico.
Infine, la valorizzazione delle coltivazioni biologiche, che rappresentano una leva strategica per qualità, sostenibilità e posizionamento sui mercati internazionali.
Come ALPAA Puglia, presenteremo una proposta che unisce emergenza e struttura, mercato e territorio, qualità e lavoro agricolo. Chiederemo l’attivazione di fondi nazionali ed europei dedicati e ribadiremo un principio semplice: l’uva prodotta dai nostri piccoli viticoltori non deve essere svenduta.
Il Presidente ALPAA Puglia
Antonio Macchia
