October 22, 2026

Ci sono strade, nei nostri paesi, che sono organismi vivi. Cambiano pelle, si adattano al correre dei decenni, ma non perdono mai la propria anima profonda. Se c’è un luogo a San Pietro Vernotico che incarna alla perfezione questo concetto di continua metamorfosi e stratificazione storica, quel luogo è senza dubbio Via Mercato. Un tempo fulcro nevralgico degli scambi all’aperto e cuore pulsante dell’economia locale, questa via rappresenta oggi una straordinaria mappa umana, culturale e architettonica capace di unire passato e presente in un unico, suggestivo racconto.

Il microcosmo delle botteghe e delle “’ngiurie”
Passeggiando oggi tra gli splendidi palazzi signorili dei primi del ’900, sotto le maestose volte a stella e ammirando i pavimenti in cementine decorate, è quasi possibile sentire l’eco di un periodo dorato. A partire dagli anni ‘40 e fino agli anni ‘70, infatti, Via Mercato era un microcosmo totalmente autosufficiente, una comunità che viveva tutto l’anno sulla scia dei grandi flussi commerciali del paese.
A quel tempo, la geografia commerciale non era scritta sulle mappe catastali, ma nella memoria orale dei cittadini. Le insegne dei negozi non rispondevano alle moderne logiche di marketing o a slogan accattivanti; erano scritte dirette, lettere dipinte a mano da maestri cartellonisti o targhe in metallo smaltato pensate per sfidare le intemperie. Ma soprattutto, le botteghe venivano identificate da tutti attraverso la loro “’ngiuria”, il soprannome dialettale della famiglia.

C’era la tipica putea di vicinato dei Generi Alimentari della famiglia Schilardi (“Lu Pepe”), dove i beni di prima necessità come legumi secchi, sarde salate, olio e baccalà venivano venduti sfusi e a peso, regolati dal sacro patto di fiducia del “sistema del libretto”. Poco più in là, il banco del fruttivendolo “Lu Caddhiddhi” portava i colori e la freschezza delle campagne sampietrane, mentre le storiche macellerie gestivano con maestria il taglio della preziosa carne domenicale, destinata a sobbollire lentamente nelle pignate per i pezzetti o le brasciole al sugo. La via era completata dal laboratorio di Emma Ancora (la Mescia) domestico di sartoria e ricamo – una vera scuola di cucito su strada dove le giovani lavoravano ai corredi nuziali al ritmo delle macchine a pedale – e dalla putea de lu barbiere, vero e proprio quartier generale sociale maschile in cui si commentavano la vendemmia o il calcio in attesa del rasoio a mano libera. Il Bar Aurora ed il caffè alla napoletana con anice o rum e la Merceria Profumeria e tanto altro Fiorenza il cui titolare era chiamato Figaro perché precedentemente anche lui Mesciu di Barberia. Nel Salento mesciu non era solo quello di scuola (chiamato appunto mesciu de scola) ma era il titolo di rispetto che spettava a tutti gli artigiani detentori di un arte o di un mestiere manuale. E poi nella via veniva assoldato dai negozianti lu Vandisciatore (detto lu Presidente) vero e proprio “canale pubblicitario” e informativo vivente che prima di iniziare a gridare, attirava l’attenzione con un tamburo pubblicizzava gridando e decantava a gran voce le caratteristiche e la freschezza dei prodotti venduti dai negozianti della via. Era un mestiere basato interamente sulla potenza della voce e sulla capacità di dare un ritmo quasi musicale all’annuncio, essenziale in un’epoca in cui i tassi di analfabetismo erano alti e la comunicazione scritta non poteva raggiungere tutti capillarmente

La magia della stratificazione: dalla macelleria al lounge bar
Oggi il paesaggio urbano è cambiato, ma la vocazione profonda di queste mura è rimasta la stessa: essere il palcoscenico delle relazioni umane del paese. L’esempio più tangibile e affascinante di questa continuità si trova al civico 7, cove oggi c’è il locale VIAMERCATO. Chi si siede oggi sotto quelle splendide volte per un aperitivo, un carpaccio o un drink serale in un moderno lounge bar, si trova nello stesso identico spazio che per decenni ha ospitato una storica macelleria e anche una sala biliardo
Non si tratta di una frattura, bensì di un passaggio di testimone antropologico. Il primo strato era fatto del profumo della carta paglia, del rumore sordo del ceppo di legno sotto i colpi del macellaio e delle confidenze mattutine della spesa diurna. Lo strato contemporaneo vive invece dei ritmi della movida, di luci soffuse, musica e socialità moderna. In questo locale, i ragazzi ordinano un cocktail dove un tempo i loro nonni compravano la carne per la domenica. Quando un giovane sampietrano racconta la sua serata in Via Mercato, riaccende involontariamente i ricordi dei genitori, in una staffetta invisibile in cui le diverse generazioni si sfiorano e si riconoscono.

 

Il progetto: “Via Mercato – La strada che racconta”
Sebbene la via abbia vissuto periodi di abbandono e marginalità, la memoria collettiva non si è mai spenta. A dimostrarlo è il progetto ideato e curato dall’Associazione culturale “Proposte” e il locale Via Mercato con la collaborazione di tanti sampietrani volenterosi. Il loro progetto, intitolato “VIA MERCATO – La strada che racconta”, punta a una vera e propria riattivazione simbolica e urbana della via, trasformandola in un “museo urbano diffuso” accessibile a tutti.
La prima tappa di questo percorso si è svolta sabato 17 ottobre nell’ambito II Weekend Nazionale della “Scuola per Abitare”, iniziativa promossa da “La Scatola di Latta” e dal suo ideatore Gianluca Palma
Dopo una prima fase di ricerca d’archivio e interviste ai testimoni anziani, si è pensato ad una serata di restituzione di queste prime tracce della memoria di Via Mercato, organizzando un incontro lungo la via
dove è stato creato un allestimento narrativo: le saracinesche chiuse e i negozi non accessibili si sono trasformate nelle “Vetrine della Memoria”. Attraverso manifesti, foto d’epoca rielaborate con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, testi poetici dedicati al concetto di via, il passato tè tornato a dialogare visivamente con i passanti,
Tanti i ricordi riaffiorati, gli aneddoti, ma non sono mancati spunti di riflessione che hanno riguardato un tema di urgente importanza: il futuro della rigenerazione urbana del centro storico.
Il pensiero di com’era Via Mercato agisce come una calamita emotiva per tutti i sampietrani. È un collante sociale che sconfigge la solitudine e restituisce un profondo senso di appartenenza. Quando i cittadini si ritrovano attorno a questa memoria condivisa, le barriere del tempo crollano e si inizia a parlare al plurale: “Ti ricordi com’era via Mercato quella volta…?”.
I ricordi di questa strada sono le fondamenta invisibili dell’identità di San Pietro Vernotico. Grazie a questa sensibilità e a progetti di rigenerazione dal basso, la nostalgia perde la sua sfumatura malinconica e si trasforma in una forza viva: la prova che, nonostante il correre degli anni, esiste sempre un terreno comune in cui potersi incontrare di nuovo, sorridere insieme e riscoprire che il legame con le proprie radici non si è mai spezzato.
Il progetto continuerà con la raccolta di altre testimonianze, video e fotografie per una accurata ricostruzione di quello che ha rappresentato Via Mercato per San Pietro Vernotico

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