La vicenda che sta interessando il polo energetico di Cerano e il Petrolchimico di Brindisi rappresenta una delle vertenze industriali più complesse e delicate del nostro Mezzogiorno.
Da oltre tre anni il nostro territorio subisce gli effetti di scelte sulla transizione ecologica calate dall’alto, figlie di un ambientalismo ideologico che negli anni scorsi ha preteso di chiudere i gruppi di produzione a carbone e ridimensionare la chimica di base senza preoccuparsi di cosa avrebbero fatto il giorno dopo le ditte dell’indotto e le centinaia di lavoratori in appalto.
Come Fratelli d’Italia e rappresentanti locali del governo di centrodestra, lo diciamo a testa alta: la transizione ha senso soltanto se è economicamente sostenibile e se non lascia indietro nessuno.
In questo scenario, la nostra priorità è difendere proprio chi finora ha pagato il prezzo più alto, ossia i lavoratori delle ditte appaltatrici di manutenzione, logistica e servizi tecnici. Mentre i grandi gruppi multinazionali e le società partecipate gestiscono le riorganizzazioni interne, le piccole e medie imprese locali e le loro maestranze rischiano di restare scoperte dalle garanzie tradizionali.
Per questo motivo l’azione del governo nazionale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si sta focalizzando sullo sblocco degli Accordi di Programma e sull’attrazione di nuovi investimenti nell’energia verde, nella portualità e nell’innovazione tecnologica.Dal punto di vista giuridico e operativo, la nostra risposta si basa sul principio della continuità occupazionale tutelata.
Stiamo lavorando affinché nei contratti di decommissioning delle vecchie strutture e nei cantieri di bonifica e riqualificazione venga inserita una vincolante clausola sociale territoriale, analoga a quanto previsto dall’articolo 57 del Codice dei Contratti Pubblici.
Questo significa che chiunque si insedierà nelle aree sdemanializzate o realizzerà i nuovi progetti energetici avrà l’obbligo di riassorbire prioritariamente il personale delle ditte d’appalto locali che ha operato a Cerano e al Petrolchimico.Inoltre, attraverso l’integrazione degli ammortizzatori sociali conservativi e specifici incentivi alla formazione e al reskilling, l’eccellenza delle nostre maestranze non andrà dispersa, ma verrà impiegata nella costruzione del nuovo hub energetico brindisino.
Brindisi non ha bisogno di passare dall’era industriale all’assistenzialismo, ma di guidare con competenza e dignità una vera riconversione produttiva. Fratelli d’Italia continuerà ad essere il ponte saldo tra le esigenze dei lavoratori sul campo e i tavoli decisionali di Roma per garantire certezze sul presente e prospettive sul futuro.
Luca De Mola
Componente coordinamento cittadino fdi Brindisi
