Dalla festa patronale alla polemica sui social: le parole dell’arcivescovo Giovanni Intini continuano ad alimentare un duro confronto politico e istituzionale. Al centro dello scontro la reazione dell’assessore comunale Ercole Saponaro, che ha contestato il richiamo rivolto alla città dal presule, chiedendo alla Chiesa di compiere, a sua volta, un esame di coscienza sul proprio ruolo e sulla propria presenza nel territorio. Alle sue parole sono seguite le repliche del consigliere comunale Roberto Quarta, del segretario provinciale della Casa dei Moderati Claudio Niccoli e del segretario cittadino del Pd e consigliere comunale Francesco Cannalire.
Saponaro aveva affidato ai social una riflessione particolarmente dura, contestando quella che ha definito la facilità di «lanciare proclami senza un vero fondamento, mettendo in discussione ciò che gli altri fanno giornalmente senza prima fare una propria autocritica». L’assessore ha richiamato il progressivo distacco dei cittadini dalla vita pastorale, le chiese sempre meno frequentate, la scarsa presenza dei giovani e la crisi delle vocazioni.
Da qui la proposta-provocazione rivolta alla Curia: mettere a disposizione i posti letto inutilizzati del seminario del rione Santa Chiara attraverso una convenzione con i Servizi sociali comunali. Secondo l’assessore, la solidarietà non dovrebbe limitarsi al richiamo morale, ma tradursi anche nella concreta disponibilità di strutture e risorse.
Nella successiva replica alle critiche ricevute, Saponaro ha ulteriormente alzato il livello dello scontro, contestando la Chiesa come istituzione e sostenendo che il Vescovo, non essendo brindisino, non conoscerebbe fino in fondo la storia, le periferie e le difficoltà quotidiane della città. Ha inoltre ribadito che «nessuno è al di sopra della critica, neanche la Chiesa», richiamando il passo evangelico della pagliuzza e della trave.
A rispondergli con maggiore durezza è stato il consigliere comunale Roberto Quarta, che ha definito le dichiarazioni dell’assessore una «gravissima caduta di stile istituzionale» e una dimostrazione di inadeguatezza amministrativa.
Per Quarta, replicare «con toni stizziti, in piena notte e via social» a un intervento pronunciato dall’arcivescovo durante la festa patronale rappresenta un errore politico e istituzionale. Il consigliere ha inoltre chiamato in causa il sindaco Pino Marchionna, parlando di una mancanza di leadership all’interno della maggioranza.
Secondo Quarta, dopo il discorso ufficiale del sindaco durante la festa patronale, che rappresenta l’intera città, «nessuno dovrebbe più permettersi di aprire polemiche personali», perché le successive uscite dei singoli amministratori finiscono per mostrare «caos politico e anarchia comunicativa».
Nel merito, Quarta respinge la contrapposizione tra servizi pubblici e attività della Chiesa. «La predicazione, la custodia dei valori morali e il richiamo profetico del mondo pastorale non possono essere ridotti a una mera rendicontazione contabile», sostiene. Rivendicare le somme spese dal Comune per i servizi sociali, secondo il consigliere, significa confondere il dovere delle istituzioni pubbliche con la gratuità della carità e con il lavoro quotidiano svolto dalle parrocchie e dalla Caritas.
Quarta accusa infine Saponaro di cercare nella Chiesa un capro espiatorio per le difficoltà dell’amministrazione, invitando invece la maggioranza a interrogarsi sulle proprie responsabilità, sulle risorse non recuperate attraverso una più efficace lotta all’evasione e sulle scelte compiute nella gestione delle società partecipate e dei progetti cittadini.
A tentare di riportare il confronto su un terreno meno conflittuale è intervenuto Claudio Niccoli, segretario provinciale della Casa dei Moderati, con una lettera aperta rivolta direttamente all’assessore.
«Abbassa i toni e smetti di trasformare ogni confronto in uno scontro personale», è l’invito rivolto a Saponaro. Niccoli riconosce l’impegno dell’assessore nel campo dei servizi sociali, ma considera eccessiva e sbagliata la polemica generalizzata contro la Chiesa cattolica.
Secondo il segretario della Casa dei Moderati, è legittimo contestare le parole di un sacerdote o di un vescovo, ma non lo è attaccare indiscriminatamente un’intera comunità di fedeli. La Chiesa, osserva Niccoli, ha storicamente svolto anche una funzione di richiamo morale nei confronti del potere e della politica.
Nel suo intervento Niccoli richiama inoltre alla distinzione tra critica politica e aggressione personale, ricordando che il rispetto è dovuto sia alle istituzioni civili sia a quelle religiose. E conclude con un invito rivolto direttamente a Saponaro: «Il bene si fa, ma non si dice». Se si aiuta qualcuno e si serve la comunità, aggiunge, saranno i fatti a parlare.
La posizione più orientata a superare lo scontro arriva dal segretario cittadino del Pd e consigliere comunale Francesco Cannalire, che propone di trasformare la polemica in un’occasione concreta di collaborazione.
«Si fermino le polemiche, si convochi un tavolo per coprogettazione e sostegno tra Servizi sociali e diocesi», è la sua proposta.
Cannalire ricorda che la Chiesa a Brindisi non è un’entità astratta, ma è rappresentata dalle parrocchie delle periferie, dalla Caritas e dai volontari che ogni giorno preparano pasti, assistono le famiglie in difficoltà e seguono minori e anziani soli. Allo stesso tempo riconosce il lavoro svolto dal Comune attraverso il settore dei Servizi sociali, impegnato quotidianamente ad affrontare situazioni di grave fragilità.
Per questo, secondo l’esponente del Pd, i due piani non dovrebbero essere messi in contrapposizione. «Non sono in concorrenza tra loro ma si reggono a vicenda». Senza la rete delle parrocchie, del volontariato cattolico e del terzo settore, ma anche senza il sistema pubblico dei servizi sociali, nessuna rete di assistenza sarebbe in grado di reggere.
Da qui la proposta di un tavolo permanente tra Comune, diocesi, Caritas e terzo settore, utilizzando gli strumenti della coprogrammazione e della coprogettazione previsti dal Codice del Terzo settore. L’obiettivo sarebbe mettere in comune risorse e spazi, pubblici ed ecclesiali, e costruire insieme risposte all’emergenza abitativa, alla povertà e all’accoglienza.
Una proposta che, in fondo, raccoglie uno degli elementi centrali emersi dalla stessa polemica: se l’assessore chiede alla Chiesa di mettere concretamente a disposizione le proprie strutture, la risposta potrebbe non essere un nuovo scambio di accuse, ma un confronto istituzionale capace di verificare realmente quali risorse siano disponibili e come utilizzarle.
Dopo giorni di scontro, dunque, la questione si sposta da una domanda all’altra: continuare a discutere di chi abbia fatto di più o provare a capire come mettere insieme le forze di tutti? Per Cannalire, il richiamo all’unità e al rispetto reciproco arrivato durante i giorni dei Santi Patroni dovrebbe diventare «non un esercizio di retorica, ma un programma di lavoro».
Ed è probabilmente su questo terreno che una polemica nata dalle parole dell’arcivescovo potrebbe finalmente trovare una conclusione utile alla città.
