Quarta aggressione ai danni di operatori sanitari in pochi giorni all’ospedale “Antonio Perrino” di Brindisi. Dopo gli episodi che hanno coinvolto il personale di Psichiatria, Ortopedia e Pneumologia, un nuovo caso si è verificato al Centro Ustioni, dove un infermiere è stato minacciato e aggredito fisicamente durante il proprio turno di lavoro.
Una sequenza ravvicinata che fa scattare un vero e proprio campanello d’allarme e che, secondo l’Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Brindisi e il consigliere regionale Tommaso Gioia, non può più essere affrontata come una semplice successione di episodi isolati.
“Quattro aggressioni in un arco temporale così ristretto non possono più essere considerate episodi isolati – sottolinea Paola De Biasi, presidente dell’OPI Brindisi –. Gli infermieri e tutti gli operatori sanitari devono poter svolgere il proprio lavoro senza essere esposti a minacce, violenze o aggressioni. La solidarietà ai colleghi coinvolti è doverosa, ma oggi non è più sufficiente: servono interventi concreti”.
Sulla stessa linea il consigliere regionale Tommaso Gioia, che parla di una situazione “non più tollerabile” e di una vera e propria emergenza.
“Ci troviamo di fronte a una vera e propria emergenza che non può più essere derubricata a semplice sequenza di eventi isolati – afferma Gioia –. Non è minimamente accettabile che medici, infermieri e operatori sanitari, impegnati quotidianamente nel prestare soccorso e salvare vite, debbano svolgere il proprio servizio nella paura costante di subire intimidazioni, insulti o violenze fisiche”.
L’OPI Brindisi chiede alla Direzione Strategica dell’ASL di intervenire con urgenza per rafforzare le misure di prevenzione e sicurezza nelle aree maggiormente esposte al rischio. Tra le richieste figurano una ricognizione dei reparti più vulnerabili, il potenziamento della vigilanza, la verifica dei sistemi di allarme e delle modalità di accesso alle strutture, oltre alla revisione delle procedure aziendali per la gestione degli episodi di violenza.
L’Ordine chiede inoltre che ogni aggressione venga analizzata formalmente, così da individuare eventuali criticità organizzative e adottare tempestivamente le necessarie misure correttive. Per questo ha chiesto un incontro urgente alla Direzione Strategica dell’ASL Brindisi e la predisposizione di un piano straordinario aziendale per la prevenzione delle aggressioni, con interventi definiti, responsabilità, tempi di attuazione e monitoraggio dei risultati.
Anche Gioia annuncia un’iniziativa sul piano istituzionale.
“Intendo assumere un impegno solenne e prioritario – rimarca il consigliere regionale –. In Consiglio regionale azionerò ogni strumento a mia disposizione e farò tutto ciò che rientra nelle mie prerogative istituzionali per portare la sicurezza dei presidi sanitari al centro dell’agenda politica e sollecitare un’intesa immediata e risolutiva tra istituzioni, Direzione Generale ASL e parti sociali”.
Il tema, dunque, non è soltanto quello della solidarietà nei confronti degli operatori aggrediti, ma della necessità di garantire condizioni di lavoro sicure a chi ogni giorno assicura l’assistenza ai cittadini.
“Tutelare la salute dei cittadini – conclude Gioia – significa innanzitutto proteggere e difendere chi, con immensa professionalità e spirito di sacrificio, garantisce l’operatività del nostro sistema sanitario ogni singolo giorno. Pretenderò che si giunga in tempi brevi a una soluzione strutturale e definitiva. Sulla sicurezza dei lavoratori della sanità non cederemo di un solo millimetro”.
Gli fa eco la presidente dell’OPI Brindisi: “Non possiamo aspettare la quinta aggressione per tornare a parlare di sicurezza. Quattro episodi in pochi giorni rappresentano già un segnale d’allarme. Chi cura deve essere protetto e chi lavora negli ospedali deve poterlo fare in condizioni di sicurezza. Ora servono atti concreti, immediati e misurabili”.
