January 11, 2026

Potrebbe essere eseguita già lunedì l’autopsia sul corpo di Pietro Zantonini, il vigilante di 55 anni morto nella notte dell’8 gennaio scorso mentre prestava servizio nel cantiere olimpico dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo. L’accertamento medico-legale, disposto dalla Procura, dovrà chiarire le cause del decesso e le circostanze in cui si è verificato il malore fatale.

 

Secondo quanto ricostruito, dopo un giro di ronda notturno svolto all’aperto, in condizioni climatiche particolarmente rigide, Zantonini si sarebbe sentito male, riuscendo a chiedere aiuto ai colleghi. L’intervento dei soccorsi è stato tempestivo, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano.

 

L’autopsia è la conseguenza dell’esposto presentato ai carabinieri dalla moglie dell’uomo, originario di Brindisi e impiegato come sorvegliante nel cantiere olimpico. Zantonini era arrivato in Veneto nel settembre 2025 e lavorava con un contratto a termine, già prorogato, in scadenza a fine gennaio.

Attraverso il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Dragone del Foro di Lecce, emerge che il vigilante avrebbe più volte segnalato, nelle conversazioni con la moglie, condizioni di lavoro ritenute particolarmente gravose, soprattutto durante i turni notturni, per l’esposizione prolungata al freddo e per l’organizzazione dei servizi di vigilanza. Elementi che, secondo i familiari, rendono necessario un approfondimento giudiziario e riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi.

 

Zantonini svolgeva il servizio da un gabbiotto, riscaldato in modo essenziale, dal quale usciva ogni due ore per le ricognizioni.

In attesa degli esiti dell’autopsia e delle verifiche degli inquirenti, si moltiplicano le reazioni. I sindacati chiedono massima attenzione per chi opera nei cantieri olimpici in montagna, dove la pressione sui tempi di realizzazione cresce con l’avvicinarsi dell’evento.

Dura la posizione del segretario nazionale del Sindacato Autonomo Vigilanza Privata, Vincenzo Del Vicario, che denuncia condizioni di lavoro definite proibitive per molti addetti alla sicurezza e richiama le responsabilità di appaltatori, datori di lavoro e organi di controllo, sollevando anche il tema del possibile utilizzo improprio di personale non adeguatamente tutelato nei servizi notturni.

Dal fronte politico, il vicepremier e ministro Matteo Salvini ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia, chiedendo informazioni dettagliate sull’accaduto e ribadendo, in una nota, che la sicurezza sul lavoro deve restare una priorità, anche rispetto alla velocizzazione delle opere. Simico, la società infrastrutture di Milano-Cortina, ha manifestato le proprie condoglianze precisando che il cantiere non rientra nella sua competenza diretta e dichiarando di attendere gli esiti delle indagini.

Attesa e cautela anche da parte della Uil Veneto. Il segretario generale Roberto Toigo sottolinea come solo le indagini potranno stabilire le cause della morte, ricordando che il lavoratore era impegnato in un turno notturno all’aperto e che, secondo i familiari, aveva espresso preoccupazioni per le condizioni di lavoro. «Sarebbe estremamente grave – afferma – se avesse pagato con la vita il senso del dovere».

Infine, il presidente del Veneto Alberto Stefani ha espresso il proprio cordoglio, richiamando con forza il tema della sicurezza: «È inaccettabile che il Veneto pianga l’ennesima vittima sul lavoro. Tutti siamo chiamati a collaborare perché questa catena si spezzi».

 

Ora la parola passa agli accertamenti tecnici e giudiziari, mentre la vicenda continua a interrogare il sistema delle tutele nei cantieri delle grandi opere, alla vigilia di un evento internazionale come le Olimpiadi Invernali del 2026.

Comments are closed.