July 15, 2026

Il Movimento 5 Stelle denuncia ancora una volta il disimpegno del Governo di fronte alla gravissima crisi industriale che sta colpendo il territorio di Brindisi.                        

La chiusura del cracking di Eni Versalis era nota almeno dal 2024. La cessazione dell’attività della centrale a carbone di Cerano era stata annunciata da Enel già nel 2022, con termine fissato al 31 dicembre 2025. Si trattava, dunque, di eventi ampiamente prevedibili, che avrebbero richiesto una pianificazione tempestiva della riconversione industriale.                  

Il 6 luglio 2026 si è celebrata la posa della prima pietra del nuovo impianto per batterie di accumulo della società Serindustrial, partecipata da Eni, con una conclusione dei lavori prevista per il 2028, ma più realisticamente per il 2029. Era evidente che la chiusura del cracking avrebbe trascinato con sé altri impianti del petrolchimico brindisino. Eppure, in questi anni, nulla è stato fatto per arrivare preparati a questo appuntamento: nessun progetto industriale realmente avviato, nessuna adeguata formazione dei lavoratori da ricollocare, nessuna concreta prospettiva per le imprese dell’indotto. Lo stesso copione si è ripetuto per la centrale di Cerano.

Nonostante la chiusura fosse stata annunciata già nel 2022, l’Accordo di Programma per attrarre nuovi investimenti non è mai decollato.

Sono mancati gli incentivi statali, concessi invece ad altri territori come Civitavecchia, e le aree della centrale sono rimaste indisponibili a causa della cosiddetta “riserva fredda”, prorogata fino al 2038 con il pretesto della guerra russo-ucraina. Una scelta che lascia il sospetto di voler mantenere aperta l’ipotesi di un futuro insediamento nucleare, tanto che la maggioranza di centrodestra ha persino respinto l’ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle per dichiarare Brindisi territorio denuclearizzato.

Una crisi ampiamente prevista che oggi produce già una pesantissima perdita di posti di lavoro, senza che sia stata messa in campo una strategia credibile di riconversione.  

A tutto questo si aggiunge un particolare che non può passare sotto silenzio. Nel giorno della posa della prima pietra ha destato forte stupore l’assenza di qualsiasi evidente attività di cantierizzazione e persino dell’impresa incaricata della realizzazione dell’opera. Un’immagine che alimenta più di un dubbio sulla reale tempistica dell’intervento e sulla concreta volontà di accelerare una riconversione annunciata da tempo ma ancora priva di segnali tangibili. Nel frattempo è completamente scomparso dall’agenda politica il tema delle bonifiche ambientali, obbligatorie per legge. Un programma straordinario di risanamento garantirebbe migliaia di posti di lavoro per almeno un decennio e restituirebbe al territorio vaste aree finalmente disponibili per nuovi investimenti tecnologicamente avanzati e ambientalmente sostenibili.

Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi affinché Brindisi non sia più terra di promesse, inaugurazioni simboliche e occasioni perdute. I cittadini e i lavoratori non hanno bisogno di passerelle né di prime pietre: hanno bisogno di cantieri aperti, investimenti veri, bonifiche avviate e posti di lavoro. Perché il tempo degli annunci è finito: è arrivato il momento delle responsabilità e dei fatti.

M5S Brindisi

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