La morte di Pietro Zantonini, vigilante brindisino di 55 anni deceduto nella notte dell’8 gennaio durante un servizio di vigilanza presso un cantiere olimpico a Cortina d’Ampezzo, continua a suscitare riflessioni e reazioni nel mondo della vigilanza privata e del sindacato. Un episodio che si inserisce in un quadro più ampio, segnato da numeri drammatici e da un confronto acceso sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
A intervenire è ASSIV – Associazione Italiana Vigilanza e Servizi di Sicurezza, aderente ad Anie Confindustria, che ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia e ai colleghi del lavoratore. L’associazione sottolinea come la perdita di una vita durante l’attività lavorativa imponga rispetto, misura e riflessione, richiamando alla necessità di attendere l’esito delle indagini già avviate dagli organi inquirenti per chiarire dinamiche ed eventuali responsabilità. «Di fronte alla morte – afferma ASSIV – vengono meno contrapposizioni e schieramenti». Ribadito anche l’impegno del settore a operare in contesti spesso complessi, garantendo servizi essenziali con attenzione costante alla tutela dei lavoratori, e la disponibilità al confronto con istituzioni e parti sociali per rafforzare la cultura della sicurezza.
Sul piano sindacale, Confintesa Brindisi inserisce la morte di Zantonini in una sequenza che definisce ormai insostenibile. A poche ore di distanza, un altro lavoratore, Claudio Salamida, 47 anni, ha perso la vita all’interno dell’ex Ilva di Taranto, precipitando per il cedimento di una piattaforma. «Non sono trascorse che due settimane dall’inizio dell’anno e i morti sul lavoro sono già otto», ricorda il segretario generale territoriale Cesare Mevoli, citando dati che parlano di quasi novecento vittime all’anno, con stime ancora più alte secondo osservatori indipendenti. Un bilancio che viene definito «un bollettino di guerra», incompatibile con un Paese che rivendica un ruolo di primo piano nell’economia industriale ed esportatrice. Da qui l’appello al Governo per intensificare i controlli, aumentare il numero degli ispettori e introdurre sanzioni più severe per chi trascura la sicurezza. Confintesa, pur avanzando richieste precise, sottolinea che questo resta il tempo del lutto e del rispetto per le famiglie colpite.
Nel frattempo, sul piano delle responsabilità aziendali, arriva la presa di posizione della società Rangers Battistolli, chiamata in causa dal sindacato Cobas in relazione a un sit-in annunciato a Brindisi per il 16 gennaio. L’azienda chiarisce di non avere alcun legame con Pietro Zantonini, precisando che il vigilante non era un proprio dipendente né risultava in alcun modo collegato alla società. Pur esprimendo cordoglio per la scomparsa del lavoratore, Rangers Battistolli diffida dall’accostare il proprio nome alla tragedia e dall’utilizzare l’episodio per alimentare polemiche estranee al fatto di cronaca, rimarcando che eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
Tre voci diverse, un punto comune: la morte sul lavoro resta una ferita aperta che impone silenzio, accertamenti rigorosi e una riflessione profonda sulla sicurezza, oltre ogni contrapposizione.
