La Giunta comunale di Brindisi, nella seduta della mattina del 28 agosto 2026, ha approvato il provvedimento relativo al Servizio integrato di Igiene Urbana dell’Ambito di Raccolta Ottimale (ARO Br 4), varando le “Linee di Indirizzo del Piano Industriale del Comune di Brindisi”.
Si tratta del documento strategico destinato a costituire il quadro programmatico di riferimento per la successiva definizione del Piano Industriale della gestione dei rifiuti urbani. Le linee di indirizzo, elaborate a partire dall’analisi del territorio, dei flussi di rifiuti e dell’attuale organizzazione del servizio, individuano soprattutto un obiettivo: superare l’attuale modello uniforme di raccolta porta a porta e costruire un sistema più flessibile, differenziato per quartiere e maggiormente controllabile.
Il documento parte da un dato particolarmente significativo: la bassissima percentuale di raccolta differenziata che si attesta al 37,1% del 2024, con una ripresa al 45,1% nel 2025 che pone Brindisi molto distante dall’obiettivo regionale superiore al 65%.
La stessa analisi evidenzia come il sistema attuale presenti problemi strutturali: scarsa intercettazione dell’organico, impurità nei materiali raccolti, costi elevati legati alle percorrenze e alla raccolta porta a porta nelle aree meno dense, difficoltà nei grandi condomini e nelle periferie, oltre a fenomeni di abbandono incontrollato.
Un altro elemento emerge dall’analisi merceologica del rifiuto indifferenziato effettuata nel gennaio 2026. Su un campione di 1.000 chili, il 41,6% era costituito da umido, mentre nel secco residuo erano presenti anche quantità rilevanti di carta, cartone e plastica. Secondo il documento, una maggiore capacità di intercettazione di queste frazioni potrebbe determinare un significativo incremento della raccolta differenziata.
Le Linee di indirizzo mettono, poi, a confronto tre possibili modelli.
Il primo è il porta a porta integrale, sostanzialmente l’attuale impostazione: raccolta domiciliare per tutte le utenze. Il secondo è il modello misto, indicato nel documento come soluzione preferibile: 68% di raccolta porta a porta e 32% attraverso postazioni stradali controllate e informatizzate. Il terzo è il modello stradale controllato integrale, basato esclusivamente su contenitori ad accesso controllato. Una soluzione ritenuta più semplice sotto il profilo operativo, ma con maggiori rischi di abbandono, minore responsabilizzazione dell’utenza e problemi nelle contrade e nelle zone sparse.
La scelta proposta per il futuro è lo Scenario B, considerato il più equilibrato sotto il profilo dell’adattamento territoriale, dei costi e delle performance.
L’idea è utilizzare il porta a porta dove le caratteristiche urbanistiche lo rendono efficace e introdurre le “isole smart” nelle zone caratterizzate da alta densità abitativa, grandi condomini o particolari difficoltà logistiche.
La novità più importante, è probabilmente l’impostazione di un modello differente da quartiere a quartiere dal momento che le caratteristiche urbanistiche, edilizie e demografiche dei quartieri di Brindisi risulterebbero troppo eterogenee per poter applicare un unico modello.
Case basse e piccoli condomini favoriscono il porta a porta, mentre i grandi condomini, soprattutto quelli con più di otto interni, rendono più funzionale la raccolta stradale controllata. Anche la viabilità diventa un elemento determinante: strade strette e ZTL richiedono soluzioni differenti rispetto alle aree con carreggiate più ampie.
La proposta individua otto quartieri a prevalenza PAP, sei a prevalenza stradale e tre realtà miste o speciali, con una particolare articolazione per il Centro storico, Commenda e Cappuccini.
Nel dettaglio, il modello stradale è previsto per Sant’Elia, Paradiso, Bozzano, Minnuta, Santa Chiara e Mater Domini, mentre il porta a porta riguarda Perrino, Sant’Angelo, Casale, La Rosa, Tuturano e le Contrade. Centro storico, Commenda e Cappuccini prevedono invece soluzioni miste, calibrate sulle diverse tipologie di utenza.
Successivamente il Piano individua un percorso progressivo che in tre anni dovrebbe portare la raccolta differenziata dal 45% al 65%. Per farlo, il documento prevede un aumento significativo delle quantità raccolte separatamente: l’organico dovrebbe passare da 5.873 a 9.256 tonnellate annue, il vetro da appena 71 a 2.598 tonnellate, mentre il secco residuo dovrebbe scendere da 21.889 a 13.531 tonnellate. Complessivamente la raccolta differenziata passerebbe da 17.910 a 24.925 tonnellate annue.
Il risultato dovrebbe essere ottenuto attraverso il potenziamento delle filiere di recupero, la riduzione del secco residuo, l’ottimizzazione dei flussi, la tracciabilità e l’utilizzo di modelli di prossimità ad alta intercettazione.
Il nuovo modello tiene conto anche del fatto che Brindisi è una città caratterizzata da una forte stagionalità turistica e dalla presenza di porto, aeroporto, strutture ricettive, stabilimenti balneari e numerose attività commerciali (sono 5.018 le utenze commerciali censite nel documento, delle quali 1.358 appartenenti al comparto alimentare, con il centro storico che, da solo, ne concentra 1.729, comprese 586 attività food.
Per quanto concerne gli altri elementi del nuovo sistema di igiene urbana, tra i servizi previsti figurano la raccolta degli ingombranti a chiamata, quella del verde, le isole itineranti, i servizi dedicati alle utenze fragili, la raccolta dei rifiuti urbani pericolosi, i servizi per i rifiuti cimiteriali, la rimozione dei rifiuti abbandonati, delle siringhe e delle carcasse animali.
Anche lo spazzamento dovrebbe essere articolato attraverso attività manuali, miste e meccanizzate, compreso lo spazzamento meccanizzato notturno, oltre allo svuotamento dei cestini e al lavaggio delle strade e delle piazze.
Le Linee di indirizzo prevedono, inoltre, un censimento preliminare delle utenze, in particolare nel Centro storico, dove dovranno essere individuate quelle prive di spazi adeguati per il conferimento. Sono inoltre indicati interventi sulla toponomastica delle aree esterne e delle contrade.
Grande rilievo viene attribuito alla comunicazione: app e portale dedicato, sportello utenti, materiale informativo, social, incontri pubblici di quartiere, helpdesk telefonico e QR code sui contenitori. Il documento propone inoltre programmi di educazione ambientale rivolti alle scuole e il coinvolgimento degli studenti.
Particolarmente interessante è poi il “Sistema Informatico Duale”, pensato per mettere in relazione dati di ambiente, tributi, anagrafe e urbanistica. L’obiettivo dichiarato è consentire controlli incrociati, aggiornare le banche dati, migliorare la tracciabilità dei conferimenti e supportare anche una futura tariffazione puntuale.
Tra gli elementi strategici viene infine indicata la realizzazione di una sede operativa per il servizio. Il documento considera l’ipotesi che il Comune individui un’area idonea per una struttura di proprietà pubblica, ritenuta utile per il coordinamento quotidiano, la gestione delle emergenze, il controllo delle attività e la continuità del servizio anche in caso di cambio del gestore.
Le Linee di indirizzo rappresentano, dunque, una cornice strategica. Il passaggio successivo sarà la trasformazione di queste indicazioni nel vero e proprio Piano Industriale, con la definizione puntuale dell’organizzazione del servizio, delle risorse necessarie, degli investimenti, dei mezzi, delle infrastrutture e degli aspetti economico-finanziari.
Il vero banco di prova sarà verificare se il nuovo modello riuscirà a trasformare gli obiettivi fissati sulla carta in risultati concreti. Perché il passaggio dal 45 al 65% di raccolta differenziata in tre anni non è un semplice adeguamento organizzativo: significa cambiare radicalmente il modo in cui cittadini, attività economiche e gestore partecipano alla gestione dei rifiuti della città.
In attesa che dalle Linee di indirizzo si arrivi al vero Piano Industriale e, successivamente, alla gara decennale, il confronto politico è già entrato nel vivo.
Il capogruppo del PD Francesco Cannalire ha chiesto che il documento venga ridiscusso e condiviso, sottolineando l’assenza, nelle linee approvate, di elementi ritenuti decisivi come costi, prospettive della TARI, tariffa puntuale e garanzie occupazionali, oltre a un piano più dettagliato per la crescita della raccolta differenziata. Cannalire contesta inoltre la scelta di procedere senza un più ampio coinvolgimento della città e del Consiglio comunale, chiedendo un confronto «con i conti alla mano» prima di assumere decisioni destinate a incidere sul servizio per dieci anni.
Sulla stessa linea il presidente della Commissione Ambiente, Roberto Quarta, che ha parlato di un appalto da circa 300 milioni di euro e ha contestato il metodo seguito dalla Giunta, ritenendo insufficiente affidare la partecipazione dei cittadini a un semplice canale WhatsApp. Quarta ha quindi convocato per martedì 8 settembre, alle ore 11, una seduta pubblica della Commissione Ambiente, chiedendo la presenza del sindaco Giuseppe Marchionna, dell’assessore all’Ambiente Livia Antonucci e del dirigente del settore Ambiente Angela Bomba.
Il primo banco di prova, dunque, sarà proprio il confronto in Commissione. Le Linee di indirizzo hanno tracciato una direzione, ma il percorso verso il nuovo servizio di igiene urbana è appena iniziato e si annuncia tutt’altro che privo di discussioni.
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