May 20, 2026

È una rinuncia che lascia inevitabilmente amarezza, soprattutto perché il progetto del deposito costiero di Edison a Brindisi veniva presentato non solo come un investimento industriale, ma anche come un tassello della transizione energetica e della riconversione del territorio dopo il progressivo ridimensionamento della centrale Enel e delle attività storiche del petrolchimico.

Il punto più delicato riguarda proprio ciò che evidenzi: la distanza tra il dibattito pubblico e le ricadute concrete su lavoratori e imprese dell’indotto. Per molte aziende locali, soprattutto quelle legate alla manutenzione industriale, alla metalmeccanica, alla logistica e ai servizi tecnici, un’opera di questa portata avrebbe significato anni di cantieri, continuità occupazionale e nuove competenze collegate alla decarbonizzazione e alle infrastrutture energetiche.

Il rischio, ora, è che Brindisi continui a vivere una transizione “a perdere”: si chiudono o si ridimensionano gli impianti tradizionali, ma senza che arrivino in tempi certi nuovi investimenti capaci di sostituire davvero occupazione e produzione industriale. Ed è questo che alimenta frustrazione tra lavoratori e imprese che avevano creduto nella possibilità di una riconversione industriale concreta, non solo annunciata.

Si può essere favorevoli a controlli rigorosi, tutele ambientali e confronto con il territorio, ma resta il tema di fondo: senza una strategia industriale chiara e senza la capacità di realizzare nuovi impianti energetici e logistici, territori come Brindisi rischiano di pagare il costo sociale della transizione ecologica senza riceverne i benefici economici e occupazionali.

 

— Massimo Pagliara Unione Cisal Brindisi

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