7 marzo 1991: da quel giorno, in poco tempo, sbarcarono a Brindisi circa 27.000 albanesi, donne, uomini, tantissimi bambini, nella sola speranza di un destino migliore, di un percorso di vita almeno dignitoso.
Ventisettemila persone in una città di nemmeno 90.000 residenti all’epoca.
Davanti a un evento straordinario, imprevisto e improvviso, c’è chi gira lo sguardo altrove, rumoreggiando soprattutto per non sentire pianti disperati e richieste di aiuto.
C’è chi, livoroso, invece chiede muri, respingimenti, affondamenti, nella gretta e patetica illusione che un filo spinato possa tenere fuori la realtà in eterno, in un mondo sempre più interconnesso, con relazioni via via più strette, con modelli produttivi e di consumo insostenibili per la nostra sopravvivenza, che, con l’aumento inesorabile della temperatura media globale del Pianeta, obbligano intere popolazioni ad
emigrare per cercare altrove terre coltivabili.
Ci sono, invece, migliaia di brindisine e brindisini sorridenti che quel 7 marzo 1991 e nei giorni successivi a quegli sbarchi massicci, aprirono le loro case, scuole e locali resi accoglienti a quelle ventisettemila anime, rispecchiandosi in quei volti spaventati, solcati dal sole e dalle lacrime, ma subito pronti al sorriso.
Il report “Brindisi città dell’accoglienza in un Mediterraneo mare di pace”, redatto da Legambiente e presentato il giorno 11 marzo 2026, presso la Casa della Musica – Casa di quartiere, con la partecipazione, tra gli altri, di Don Peppino Apruzzi, Doretto Marinazzo, Don Mimmo Roma, Riccardo Rossi, Isabella Lettori, Patrizia Miano, Marcello Petrucci, Carmelo Conte e testimonianze dei “profughi” di allora, mostra chiaramente quale sia stata la capacità di accoglienza dei brindisini, forse anche per familiarità con storie di emigrazioni verso le tante Americhe e i tanti Nord.
Una pagina di storia così importante avrebbe meritato quel riconoscimento della medaglia d’oro che per primo chiese il giornalista Giampaolo Panza, eppure sembra sia caduta nell’oblio, malgrado il riconoscimento UNESCO del porto di Brindisi quale Porto Monumento, testimone di una cultura di pace nel 00mondo.
Mentre, oggi, quella che Papa Francesco chiamava “guerra mondiale a pezzi” sembra deflagrare sempre più, parlare di Città dell’accoglienza in un Mediterraneo di pace appare quasi utopico, ma questa Città può essere un punto di riferimento per i costruttori di Pace e un esempio per i nostri ragazzi.
Non è un caso che la nostra Brindisi sia ogni giorno arricchita dall’impegno fantastico nel nostro Ospedale e nel volontariato, come nelle professioni e nelle arti, delle tante e tanti che sono rimasti da quel 7 marzo del ’91.
La presentazione del Report ha inoltre avuto l’obiettivo di proporre e in futuro realizzare con le associazioni cittadine e quanti vogliano condividere questo percorso, la costituzione di una Casa museo della memoria e dell’accoglienza, impegnandosi a fornire contributi e a gestirla in comune.
Un luogo fisico permanente, con fotografie, documenti, testimonianze orali e scritte di quei giorni eccezionali, dove studenti, cittadini e turisti possano capire che cosa significò, e cosa deve sempre significare, far prevalere l’umanità e la solidarietà.
Ancora una volta insieme la Brindisi più bella e sorridente, nonostante tutto, per ricordare e rivalutare una storia in parte dimenticata o marginalizzata, che diventi un punto di riferimento alternativo, per i costruttori di Pace nel Mediterraneo, rispetto a coloro che propongono e praticano soltanto paure, muri e guerre.
Pasquale Barba, direttivo Legambiente Brindisi
