October 3, 2022

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Premesso che non voglio rovinare la festa ai tifosi della Nazionale, ma in tempi ancora non sospetti (vale a dire prima dell’incontro clou con la Spagna) sento il bisogno di dire la mia sul tifo azzurro che si respira e addirittura s’ingurgita in ogni momento della giornata come se si trattasse di spaghetti col sugo di pomodoro fresco generosamente spruzzati di cacio ricotta.
Chiarisco subito che non intendo impelagarmi in questioni tecnico-tattiche visto che non ho mai avuto nel Dna il gene del c.t. presente invece in tanti milioni di italiani. A me interessa il contorno, che poi tanto contorno non è, dal momento che non si esaurisce nei novanta minuti di gioco, bello o brutto che sia.
Mi riferisco alla febbre che colpisce gli italiani che, miracolo!, da popolo poco o niente patriottico, li porta a fasciarsi con la Bandiera, a indossare clownesche parrucche tricolori, a pittarsi i volti come gli indiani, a cimentarsi con un Inno di cui, ammesso che se ne conosca il testo, sicuramente sfugge il significato dei termini per la verità un po’ desueti.
Ma, onestamente, come si fa a non comportarsi così quando si vede il gotha del calcio azzurro e i giocatori tenersi abbracciati stretti stretti sussurrando a fior di labbra o coraggiosamente gridandole al vento le parole di un Inno che tanto patriottismo racchiude? E c’è qualcuno che a tal modo vive il momento magico da socchiudere gli occhi…
Mi chiedo se questo sia l’amor di Patria. Se sia questo il modo giusto per trasferirlo ai bambini schierati insieme ai giocatori.
Italy soccer team players pose on June 1, 2016 in the Florence's Coverciano training camp, during the official presentation prior to the Euro Championship in France. From top left : Italy's forward Simone Zaza, Italy's defender Angelo Obinze Ogbonna, Italy's midfielder Thiago Motta, Italy's defender Andrea Barzagli, Italy's defender Leonardo Bonucci, Italy's defender Giorgio Chiellini, Italy's forward Graziano Pellè, Italy's midfielder Marco Parolo. From left center : Italy's midfielder Stefano Sturaro, Italy's forward Ciro Immobile, Italy's midfielder Daniele De Rossi, Italy's goalkeeper Salvatore Sirigu, Italy's goalkeeper Gianluigi Buffon, Italy's goalkeeper Federico Marchetti, Italy's midfielder Antonio Candreva, Italy's midfielder Matteo Darmian, Italy's midfielder Federico Bernardeschi. From left bottom : Italy's midfielder Mattia De Sciglio, Italy's forward Lorenzo Insigne, Italy's midfielder Alessandro Florenzi, President Carlo Tavecchio, Italy's coach Antonio Conte, Italy's forward Citadin Martins Ede, Italy's midfielder Emanuele Giaccherini, Italy's midfielder Stephan El Shaarawy. / AFP / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)E la questione non riguarda solo il calcio perché anche negli altri sport si suona l’Inno di Mameli. Cosa abbastanza curiosa, anzi ridicola, visto che, nel basket, tra i giocatori schierati a centro campo prima dell’inizio degli incontri solo due-tre sono italiani!
Comunque c’è da riconoscere che, dal punto di vista dello spettacolo e della coreografia, questo sembra il messaggio giusto, quello che tocca i cuori e per qualche minuto non fa pensare nemmeno alla partita.
In realtà quello che si manda in scena non solo è un falso spettacolo, ma è addirittura diseducativo. Quello che pulsa negli stadi e nei palazzetti è una mistificazione di patriottismo che si basa su valori che nulla hanno da spartire con l’amore per la propria terra e la propria Storia. Anche lo sventolio della Bandiera è patetico. Anzi va proprio nella direzione opposta al significato che il tricolore sottende. In questi contesti l’esibizione della Bandiera dovrebbe essere vietata!
Ma perché non ci si limita a cantare quello che viene proposto dai big nostrani quali Nannini, Negramaro, i Pooh…? E perché, al posto del Tricolore, non ci si veste d’azzurro che poi è il colore del nostro cielo e del nostro mare?
E invece no, a dissacrare l’Inno nazionale.
Quanto lontane le parole del lucano Rocco Scotellaro: «Io sono un filo d’erba che trema. E la mia patria è dove un filo d’erba trema»… Parole incomprensibili oggi anche se scritte solo negli anni Cinquanta, da un poeta morto appena trentenne.
euro 2016Ai più potrebbe venire il sospetto che voglia nascondermi dietro un dito, cioè dire e non dire. E invece no. A questo punto lo chiedo apertamente: di chi è la colpa di questo andazzo che poco ha da vedere con lo sport e ancora meno con l’amor di Patria? È dei tifosi italiani, dei pezzi grossi della Fifa, dei giocatori?
E perché ogni volta che c’è un incontro internazionale o un evento come gli Europei o i Mondiali, dobbiamo assistere a queste sceneggiate? Perché durante il resto dell’anno il Tricolore che, per dovere istituzionale, sventola sugli edifici pubblici è spesso ridotto a un vergognoso straccetto? Perché, nella ricorrenza del 2 giugno, Festa della Repubblica, la gente lo tiene vergognosamente nascosto nei guardaroba?
La colpa di tutto ciò è il vorticoso giro di denaro che domina il mondo del pallone (e gli sport in genere)! Detto in altre parole, quello che appare come attaccamento alla maglia azzurra e al nome dell’Italia è più semplicemente interesse per i premi partita che vengono generosamente elargiti ai giocatori e al seguito della squadra.
Denigrazioni gratuite le mie? Purtroppo no. E per dimostrarlo sono costretto a ricorrere alle cifre.
Il premio pattuito per questi Europei con i “sindacalisti” Buffon, Barzagli e De Rossi ammonta a 270.000 euro. L’accordo con la Federcalcio è stato trovato in fretta: se l’Italia alzerà la coppa il 10 luglio ogni giocatore incasserà l’intera cifra concordata.
In particolare la Federazione investirà nei premi il 50% di ciò che ricaverà dall’Europeo: se lo vinciamo l’Uefa verserà nelle casse di via Allegri 27 milioni di euro, 13 dei quali (lordi) andranno alla squadra. Il passaggio del primo turno (già raggiunto) non vale un euro. Gli Azzurri cominceranno a guadagnare dai quarti di finale: se il 27 giugno supereremo gli ottavi di finale ogni azzurro guadagnerà 25 mila euro, 40 mila se supereremo i quarti, 50 mila se sbarcheremo in finale, 155 se i ragazzi di Conte riuscissero a vincere la finale. Il totale fa 270 mila euro. Anche se una parte, com’era già successo all’Europeo 2012, sarà devoluto in beneficenza.
Diverso il caso di Conte. Il suo premio è scritto nero su bianco nel contratto: bonus da 500 mila in caso di finale. Cui vanno ad aggiungersi gli otto milioni che il presidente Tavecchio gli ha elargito nei due anni di conduzione della Nazionale…
A questo punto si può ancora dire che la Nazionale sia una questione di cuore? O non è piuttosto una questione di soldi?

 

Guido Giampietro

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