April 18, 2026

A Ceglie Messapica bastano pochi giorni per ribaltare un equilibrio che sembrava già definito. Giovanni Gianfreda rinuncia alla candidatura a sindaco, aprendo una frattura evidente nel centrodestra locale.

La decisione arriva con una nota pubblica dai toni chiari, in cui il diretto interessato indica senza giri di parole la causa dello strappo: “mancata convergenza sul progetto politico”. Una formula che pesa, perché smonta l’idea di unità costruita e annunciata solo l’8 aprile scorso.

Allora, in un comunicato congiunto, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Unione di Centro e Noi Moderati avevano indicato proprio Gianfreda come candidato sindaco unitario, al termine di un percorso definito “articolato” e sostenuto da una mediazione provinciale ritenuta decisiva. Si parlava di sintesi condivisa, di collaborazione, di visione comune.

Oggi quella narrazione si incrina.

Gianfreda rivendica una scelta “sofferta ma coerente”, legata ai principi che guidano il suo impegno pubblico. Nel suo messaggio insiste sul rispetto dei valori democratici e sulla necessità di una reale condivisione politica, lasciando però aperta la porta a un futuro ritorno sulla scena.

La reazione più significativa arriva da Forza Italia, che prova subito a rimettere ordine nello scenario. La segretaria provinciale Laura De Mola ringrazia Gianfreda per il “gesto di responsabilità”, sottolineando come la sua scelta contribuisca a riportare chiarezza nel percorso politico.

Ma il passaggio decisivo è un altro: il partito azzurro ufficializza il sostegno al sindaco uscente Angelo Palmisano, indicando nella continuità amministrativa “la scelta più solida” per la città. Una presa di posizione che ridefinisce gli equilibri e, di fatto, archivia la candidatura unitaria costruita pochi giorni prima. Una candidatura che era sembrata proprio una sorta di bocciatura dell’attuale sindaco da parte del centrodestra e alla quale Palmisano aveva risposto annunciando la sua ricandidatura.

Il dato politico è netto: la convergenza annunciata si è rivelata fragile, incapace di reggere alla prova del confronto interno.

La partita elettorale, a questo punto, torna completamente aperta. Nel frattempo, agli elettori arriva un segnale difficile da ignorare: più che una sintesi, quella proposta era un equilibrio precario.

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