August 25, 2026

Il progetto di difesa dall’erosione del litorale brindisino finisce al centro delle osservazioni del professor Francesco Magno, geologo e consulente ambientale, che ha presentato al Comune di Brindisi e al Responsabile unico del procedimento le proprie valutazioni ai sensi dell’articolo 9 della legge 241/1990. Il documento è stato trasmesso in vista della scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni, fissata al 26 agosto.

Magno riconosce la rilevanza e la qualità tecnica complessiva del progetto, atteso da anni, ma solleva forti perplessità su alcune delle soluzioni individuate. Il punto centrale della sua critica riguarda la distanza che, a suo giudizio, esisterebbe tra gli obiettivi dichiarati dell’intervento e alcune opere previste.

Il progetto, infatti, indica nella “riqualificazione” del tratto costiero compreso tra Torre Guaceto e Punta Penne uno dei propri obiettivi. Per Magno, questa riqualificazione dovrebbe tradursi concretamente in una maggiore fruibilità pubblica del litorale, nella riduzione della pericolosità geomorfologica, nel ripascimento e nel mantenimento della naturalità della costa.

 

La critica alle scogliere radenti

È soprattutto sulle scogliere radenti, previste ai piedi della falesia, che si concentra la contestazione del geologo.

Magno distingue infatti tra le opere di salvaguardia costituite da barriere soffolte, che considera positivamente perché possono ridurre la forza erosiva del mare sulla falesia, e le scogliere radenti, che definisce invece “impattanti e dannose”, anche alla luce delle esperienze già realizzate a Sbitri e Giancola. Secondo il professionista, queste opere rischierebbero di limitare la fruibilità del litorale e di compromettere la rinaturalizzazione della fascia costiera.

Una delle osservazioni riguarda anche la scelta dei materiali. Il progetto prevede massi calcarei di prima e seconda categoria, descritti come coerenti per caratteristiche materiche, tessiturali e cromatiche con la litologia naturale della falesia. Magno contesta questa valutazione, sostenendo che i massi calcarei avrebbero caratteristiche differenti rispetto ai lastroni arenacei che compongono alcune porzioni della falesia.

Secondo le sue osservazioni, le scogliere radenti non risolverebbero alcuni dei principali problemi che il progetto dovrebbe affrontare: non eliminerebbero la pericolosità geomorfologica, non favorirebbero il ripascimento della spiaggia, potrebbero ostacolare la fruizione pubblica e inciderebbero negativamente sulla naturalità dell’area.

 

“Gli esempi di Sbitri e Giancola dimostrano i problemi”

Nella nota, Magno richiama direttamente gli interventi già realizzati a Sbitri-Case Bianche e Giancola, considerandoli esempi che dovrebbero indurre a una riflessione sulle soluzioni da adottare.

A suo giudizio, quelle opere avrebbero prodotto effetti negativi senza risolvere il problema dell’erosione e avrebbero determinato anche una perdita di fruibilità di una parte della costa. La sua preoccupazione riguarda in particolare la previsione di circa 650 metri di nuove scogliere radenti, da realizzare a nord della spiaggia di Santa Lucia fino al primo promontorio di Apani-Posticeddu.

Il progetto, osserva inoltre Magno, prevede per uno degli interventi anche il “ripristino del piede della falesia con rifiorimento/potenziamento della diga a scogliera radente esistente”. Una scelta che, secondo il geologo, rischierebbe di replicare una soluzione che egli considera già negativa e inefficace.

Perplessità vengono espresse anche sulle palificate trivellate in cemento armato previste in un altro punto del progetto, ritenute dal professionista un intervento particolarmente invasivo e non necessariamente la soluzione più efficace per aumentare la capacità meccanica dei terreni.

 

Le alternative proposte

La nota non si limita alla critica, ma propone anche un’impostazione alternativa. Magno ritiene che le risorse disponibili avrebbero potuto essere concentrate su un numero inferiore di interventi, privilegiando quelli capaci, a suo giudizio, di produrre benefici maggiori sia sul piano della sicurezza della falesia sia su quello della fruibilità pubblica.

Tra gli interventi che considera positivamente indica quelli identificati nel progetto con le lettere H e I: una diga frangiflutti sommersa e distanziata dalla linea di costa e la realizzazione di aree di prateria di Posidonia oceanica sommersa.

La proposta del geologo punta quindi sulla combinazione tra il rafforzamento della falesia attraverso tecniche meno invasive, come il jet grouting ad alta pressione, e la realizzazione di opere soffolte capaci di ridurre l’energia delle onde favorendo la sedimentazione della sabbia. Viene inoltre suggerito l’utilizzo di strutture trasversali alla linea di costa, come sacconi in materiale tessile riempiti di sabbia, con l’obiettivo di contribuire alla ricostituzione del bagnasciuga.

La conclusione della nota è netta: per Magno il progetto avrebbe potuto essere più efficace concentrando le risorse su un numero minore di interventi, in particolare sulle opere soffolte e sulla tutela della naturalità della falesia, con l’obiettivo di recuperare il bagnasciuga e aumentare la fruibilità pubblica della costa.

Si tratta, dunque, di un contributo destinato ad alimentare il confronto sul progetto di difesa dall’erosione del litorale brindisino proprio alla vigilia della scadenza per la presentazione delle osservazioni. Al centro della discussione non c’è soltanto la necessità di mettere in sicurezza la costa, ma anche come farlo senza sacrificare la fruibilità pubblica e la naturalità di uno dei tratti più importanti del litorale brindisino.

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